I social media (molto) prima dell'avvento del web

Viviamo in un'era iperconnessa ma, riflettendonci, non abbiamo inventato niente. I precursori di Facebook e Twitter, dei tablet e delle emoticon, di Pinterest e dei selfie c'erano (con uno sforzo di immaginazione) già molto prima della nascita di Internet.

Facebook. Quattro secoli fa, ben prima che noi comuni mortali conquistassimo una bacheca su Facebook, gli accademici sul punto di andare in pensione ricevevano, dai colleghi, un volume contenente scritti redatti in proprio onore, come pubblicazioni scientifiche, citazioni e contributi di vario genere. L'usanza si diffuse soprattutto in Germania intorno alla metà del '600, e fu declinata secondo varie tradizioni: il Festschrift tedesco (lett. "pubblicazione celebrativa") era destinato all'ambito universitario; il Liber amicorum, alla cerchia più intima di amici e familiari. Nelle prime pagine si trovava il nome del destinatario, magari accompagnato da una "foto del profilo" (cioè un ritratto, come questo).

Instagram. Oggi ritocchiamo le foto scattate al cellulare con filtri artificiosi; tra la fine del '700 e l'inizio dell''800, artisti, viaggiatori e disegnatori di paesaggio usavano osservare la realtà attraverso un altro filtro, il cosiddetto Specchio Claude. Si trattava di un piccolo specchio convesso con la superficie tinta di nero, che saturava i colori e unificava i dettagli, permettendo di riprodurre più facilmente la scena sulla superficie ridotta della tela.

Snapchat. Si racconta che Henrietta Vernon (1760–1838) contessa di Warwick (Gran Bretagna) sposata con Lord Richard Grosvenor, scrivesse all'amante Henry, duca di Cumberland e fratello del re Giorgio III, appassionate lettere d'amore con inchiostro simpatico, raccomandandosi di bruciarle dopo la lettura. Tutto ciò avveniva quasi tre secoli prima dell'avvento di Snapchat, l'app per scambiarsi messaggi, foto e video compromettenti.

I selfie. Anche il più irriducibile e vanesio amante dei selfie impallidirebbe di fronte al centinaio di autoritratti eseguiti da Rembrandt (1606-1669), che segnano la sua evoluzione fisica e psicologica (in particolare quella degli ultimi anni, in cui il pittore olandese appare molto segnato in volto).

I gattini. Le foto di mici andavano forte anche un secolo fa. Vedete questa cartolina con un gatto scocciato per il ritardo della sua cena? Fu realizzata nel 1905 dal fotografo americano Harry Whittier Frees, che fu il primo a lanciare la moda. Contribuendo suo malgrado all'invasione dei gatti sul web.

L'iPad. Tavolette cerate e stilo appuntito consentivano agli antichi Greci e Romani di scrivere e leggere le notizie prima che Steve Jobs concepisse l'iPad. Certo, la cancellazione delle schermate richiedeva più tempo.

Twitter. Il poeta latino Marziale (40-104 d.C.) non avrebbe avuto alcun problema a cinguettare in 140 caratteri. Sarebbe anzi stato una delle voci più influenti e divertenti da seguire. Nei suoi brevissimi, fulminei epigrammi (brevi e incisivi componimenti poetici) non risparmiava infatti stoccate e battute ai destinatari, per lo più concentrate nella seconda parte del verso.

Le Google Maps. La Forma Urbis Severiana o Forma Urbis Romae era una pianta di Roma antica realizzata non sul web, come le Mappe di Google, ma su marmo. Fu scolpita tra il 203 e il 211 e collocata nel Tempio o Foro della Pace, dove dovette risultare molto utile. Pur non essendo zoomabile infatti, era alquanto dettagliata: misurava 13 m in altezza per 18 di larghezza, ed era composta da 150 lastroni di cui vediamo alcuni frammenti.

Pinterest. Trecento anni prima della nascita di Pinterest, il medico e naturalista britannico Sir Hans Sloane (1660-1753) collezionava reperti naturalistici e di altra natura ritrovati durante i suoi viaggi (soprattutto in Giamaica). La sua collezione di oggetti (non foto!) interessanti divenne il nucleo originario del British Museum di Londra. Oltre alla passione per le collezioni, gli dobbiamo probabilmente anche un'altra scoperta: si dice sia stato il primo a portare la cioccolata calda in Gran Bretagna, e a sostituire il latte con l'acqua per poterla consumare dopo pranzo.

Le emoticon. Pensate che le faccine di punteggiatura siano nate con gli sms? Le prime videro la stampa nel 1881, su un numero del magazine satirico americano Puck. Le troviamo in un trafiletto intitolato "Arte Tipografica".

Le GIF. Prima dell'avvento delle immagini animate, si ingannava lo sguardo con il fenachistoscopio (nella foto), uno strumento ottico costituito da un disco con immagini disegnate in sequenza, da far ruotare rapidamente su un disco ad esso solidale, per dare l'impressione di un movimento continuo. La sua invenzione risale al 1832.

Google. Settecento anni prima della nascita di Google, che oggi interpelliamo per qualunque nostra domanda, il filosofo catalano Ramon Llull (1233-1316) ideò un sistema per rispondere a gran parte delle domande della vita: una serie di ruote concentriche che, ruotando, combinavano le parole in modo inaspettato, consentendo nuove e inaspettate intuizioni.

OKCupid. Oggi per trovare l'anima gemella e verificare affinità si ricorre a siti di incontri online come OKCupid. In epoca Vittoriana, nella seconda metà del '900, capitava che gli addetti agli uffici del telegrafo utilizzassero questo servizio per faccende personali, come trovare il partner ideale.

Grindr. Molto meno discreto di Grindr, un social network rivolto a un target gay e bisessuale, era il modo di comunicare degli uomini di Pompei, che si scambiavano proposte sessuali direttamente sui muri della città, attraverso graffiti che esaltavano le loro doti amatorie.

TripAdvisor. Pubblicate a Londra a partire dal 1836, le Murray’s Hand-Book erano guide di viaggio, ciascuna dedicata a una destinazione turistica di Europa, Asia o Nord Africa, con recensioni molto critiche e pungenti su alloggi, attrazioni turistiche e persino chiese. Roba da far impallidire anche il più pignolo utente di TripAdvisor o Yelp.

Kindle. L'ingegnere italiano Agostino Ramelli (1531-1608) fu l'ideatore di quello che molti considerano il precursore dei moderni e-reader: una macchina rotante chiamata "la ruota dei libri", che consentiva la consultazione contemporanea di più volumi.

Kickstarter. L'editore e libraio di Lipsia Johann Zedler utilizzò una specie di crowfunding per pubblicare il "Lessico Universale", nel 1731. Prima della pubblicazione dell'opera, una sorta di grande enciclopedia in tedesco di tutte le scienze, Zedler pubblicò un annuncio per raccogliere le adesioni e un anticipo di denaro da tutti gli interessati, in una sorta di abbonamento "sulla fiducia". Un po' quello che succede oggi su Kickstarter.

Fitbit. Oggi chi vuole tenersi in forma monitora distanza percorsa, calorie bruciate e qualità del sonno con i braccialetti Fitbit. Quello che vedete è un illustre precedente: si tratta di un antico contapassi (o pedometro) ideato dallo scienziato americano Thomas Jefferson (1743-1826).

BuzzFeed. La scrittrice e dama di corte giapponese Sei Shonagon (965/967 - dopo il 1010) aveva l'abitudine di redigere liste di cose interessanti, come fanno oggi molti siti web. Tra le più brillanti, troviamo "Cose che fanno battere più forte il cuore", "Cose spiacevoli da sentire", "Cose che dovrebbero essere corte".

Stampanti 3D. Il primo scanner 3D della storia? Fu inventato, nel 1859, dal francese François Willème, padre della "fotoscultura": in assenza di laser e pc, l'uomo decise di fotografare i suoi soggetti da tutte le possibili angolazioni, sistemandoli su piattaforme rotanti circondate da 24 (modernissime, per l'epoca) macchine fotografiche. Le immagini venivano poi utilizzate per realizzare sculture incredibilmente dettagliate.

Facebook. Quattro secoli fa, ben prima che noi comuni mortali conquistassimo una bacheca su Facebook, gli accademici sul punto di andare in pensione ricevevano, dai colleghi, un volume contenente scritti redatti in proprio onore, come pubblicazioni scientifiche, citazioni e contributi di vario genere. L'usanza si diffuse soprattutto in Germania intorno alla metà del '600, e fu declinata secondo varie tradizioni: il Festschrift tedesco (lett. "pubblicazione celebrativa") era destinato all'ambito universitario; il Liber amicorum, alla cerchia più intima di amici e familiari. Nelle prime pagine si trovava il nome del destinatario, magari accompagnato da una "foto del profilo" (cioè un ritratto, come questo).