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Perché i Romani andavano matti per le gare equestri?

I giochi preferiti dagli antichi romani erano le gare equestri, che per cavalli e aurighi non erano meno pericolose dei giochi dei gladiatori.

Perché i Romani andavano matti per le gare equestri?
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Per il divertimento degli antichi romani, l'importante era che sull'arena dei circhi o degli anfiteatri scorresse tanto sangue. Ecco perché le gare di corsa dei carri con gli aurighi che si sfidavano nei circhi su cocchi con due, tre, quattro, sei, otto e anche dieci cavalli, erano lo spettacolo preferito degli abitanti dell'Urbe. Infatti, si arrivò a indire ludi circenses per almeno 60 giorni l'anno, più quelli organizzati per eventi straordinari, come i trionfi militari.

 

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«Sono stati i film di Hollywood a farci pensare che i combattimenti dei gladiatori fossero il divertimento più amato dai Romani», spiega Patrizia Arena, docente di Archeologia, Memoria storica, Valorizzazione dei Beni culturali all'Università Europea di Roma e autrice del libro Gladiatori, carri e navi. Gli spettacoli nell'antica Roma (Carocci).

 

Sangue e arena. Tra l'altro, le gare di corsa non erano meno pericolose dei giochi gladiatori, sia per gli aurighi sia per i cavalli, data l'estrema velocità con cui si svolgevano: i sette giri della gigantesca pista del Circo Massimo, per esempio, si compivano in media in 12 minuti e 48 secondi, e le curve erano i punti cruciali, perché tutti i concorrenti cercavano di farle strettissime.

 

I carri potevano ribaltarsi o scontrarsi e, in caso di incidente, gli aurighi rischiavano di essere travolti e uccisi. Quindi anche qui il brivido non mancava, per il piacere di un pubblico dal palato forte che si entusiasmava allo scorrere del sangue. 

 

Per saperne di più, leggete su Focus Storia 162 l'articolo integrale di Irene Merli.

 

2 aprile 2020 | Fabrizia Sacchetti