I pixel umani di un secolo fa

Migliaia di persone trasformate in una colossale opera d’arte: è la magia della human pixel art, una forma d’arte nata quasi 100 anni fa che utilizza gli esseri umani come i pixel di uno schermo, disponendoli in modo da formare immagini spettacolari che possono essere ammirate dall’alto.

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Decine di migliaia di persone trasformate in una colossale opera d’arte vivente: è la magia della human pixel art, forma d’arte visiva che utilizza gli esseri umani come i puntini di uno schermo (i pixel, appunto), disponendoli in modo da creare un'immagine che si può ammirare dall’alto.
L'origine della human pixel art, o living photography risale a quasi un secolo fa, quando il fotografo americano Arthur Mole e il suo assistente John Thomas realizzarono con questa tecnica simboli patriottici come lo Zio Sam e la Statua della Libertà, coinvolgendo in ogni immagine fino a 20 mila soldati. Abbiamo raccolto i loro scatti più suggestivi, insieme ad altre opere di artisti contemporanei, in questa fotogallery. La più affollata di Focus.it.

Nato a Londra nel 1899, Arthur Mole è uno dei tanti emigranti europei che cerca fortuna negli Stati Uniti. Inizia la carriera di fotografo a Chicago, dove insieme al suo assistente John Thomas sviluppa la tecnica della living photography realizzando simboli religiosi con la partecipazione dei confratelli della chiesa di cui faceva parte.
In questa immagine realizzata nel parco della cittadina di Zion, 10 mila fedeli della Zion’s Christian Catholic Tabernacle formano la personificazione della verità. 

Le foto di Arthur Mole sono tratte dall’Archivio Fotografico della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.


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L’ingresso degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale sposta le attenzioni di Mole verso temi patriottici. Il 13 febbraio 1919, 19.000 militari in servizio alla base di Camp Lee, in Virginia danno vita a una spettacolare ricostruzione dello Zio Sam, il simbolo più noto degli Stati Uniti d’America.
Ogni scatto richiedeva ore e ore di preparazione e non era raro che qualcuno dei "pixel umani" svenisse per la stanchezza.

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The US Human Shield (o scudo umano americano) è tra le opere più famose di Mole e Thomas. Realizzata nel 1918 nel Michigan è formata da ben 30 mila soldati.
La realizzazione di queste immagini richiedeva un uso sapiente della prospettiva. Viste da terra o direttamente da sopra non hanno infatti alcun significato: lo acquistano solo se viste dalla giusta altezza e con la giusta angolazione.

La prospettiva in fotografia può fare scherzi curiosi... Se li vuoi scoprire clicca qui.

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Ventunomila uomini della base di Camp Sherman, nell’Ohio, danno vita al volto di Woodrow Wilson, ventottesimo Presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1913 al 1921, l’uomo che portò il Paese nella Prima Guerra Mondiale.
La somiglianza con il volto di Wilson non è straordinaria, ma secondo i critici in questa immagine va vista la personificazione del potere del Presidente, capo del Paese e delle Forze Armate.

Guarda il video con la testimonianza di Attilio Borroni
, il più anziano reduce italiano della Grande Guerra, scomparso nel 2008.

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La Statua della Libertà, realizzata da 19 mila militari di Camp Dodge.
Queste singolari composizioni avevano una duplice valenza. Dovevano servire a creare spirito di corpo nei militari che vi prendevano parte e allo stesso tempo comunicare all’esterno l'obiettivo dell’impegno bellico: la difesa dei valori di patria e libertà.

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In questa immagine migliaia di Bluejackets della Navy Training Station, una scuola di marina, ricostruiscono le bandiere degli Alleati nella Grande Guerra: Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Italia.
Realizzare immagini come queste con le tecnologie disponibili quasi cent’anni fa era molto laborioso. Ogni scatto richiedeva fino a una settimana di preparativi. Il lavoro cominciava con il disegno della forma da comporre su un vetro che era posizionato di fronte all’obiettivo.
Un megafono e alcuni gesti convenzionali aiutavano Mole e Thomas a posizionare i pixel viventi nel giusto posto. I contorni dell’immagine venivano poi segnati sul terreno inchiodando a terra chilometri di fettuccia colorata.

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Negli anni della Grande Guerra le composizioni di Mole hanno spesso tratti militareschi: in questa immagine l'insegna della scuola per mitraglieri di Camp Hanckock è formata da 22.500 soldati e 600 mitragliatrici.
Mole scattava le proprie fotografie con una rudimentale macchina 11x14. Per ottenere la prospettiva giusta poi utilizzava una torre di 25 metri che si era costruito da solo. E grazie alla quale otteneva la visuale cosiddetta "a volo d’uccello" che dava una forma compiuta alle sue creazioni.

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La human pixel art è stata utilizzata per scopi politici, sociali e di propaganda anche in epoche più recenti, soprattutto da parte dei regimi totalitari. Ne sono un esempio le complicate coreografie che accompagnavano le parate naziste negli anni del Reich.
In questa immagine, scattata il 27 aprile del 2005 a Pyongyang, nella Corea del Nord, i militari dell’Armata del Popolo compongono un gigantesco simbolo del partito.

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E proprio a Pyonyang la human pixel art contemporanea trova la sua massima espressione. Ogni anno la capitale nordcoreana ospita l’Arirang Festival, un’importante manifestazione sportiva organizzata in onore del Presidente della Commissione Nazionale di Difesa (in pratica il capo supremo delle Forze Armate), alla quale partecipano migliaia di atleti. Le coreografie che si svolgono sugli spalti con la tecnica del card turning (l’esposizione da parte dei partecipanti in contemporanea di fogli di carta colorati) richiedono molta preparazione ma sono importanti almeno quanto le gare sportive.
(foto © bex in beijing)

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I mass games, o giochi di massa sono nati e si sono sviluppati nel corso del XIX secolo nei paesi dell’Europa dell'Est, in particolare in Cecoslovacchia, con l’obiettivo di esaltare valori come la forza fisica, l’inquadramento dei giovani, il militarismo e l’unità.
Sono stati poi ripresi in molti altri regimi, per esempio in Romania e in Yugoslavia. In questa immagine i giovani spettatori dell’Arirang Festival formano l’immagine di Kim Il Sung, storico Presidente della Repubblica Democratica di Corea, scomparso nel 1994.
(foto © bex in beijing)

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Nata per esaltare la patria e la guerra oggi la human pixel art è usata per scopi più pacifici. Spesso la sua spettacolarità è usata per la denuncia sociale e ambientale.
Tra i massimi esponenti di questo movimento c’è John Quigley, fotografo americano che ha si è occupato di diverse cause: dal surriscaldamento globale, alla difesa degli oceani, alla tutela dei nativi americani e dei loro diritti.

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Città del Messico, 6 maggio 2007: molto più disimpegnate, almeno all’apparenza le fotografie realizzate da Spencer Tunick, il fotografo dei nudi di massa.
In questa immagine, entrata nel Guinness dei Primati come la fotografia con il maggior numero di persone nude ritratte, 18 mila volontari si sono tolti i vestiti di fronte all’obiettivo del fotografo americano.

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15 agosto 2001: Focus è protagonista della prima foto di gruppo mai scattata da un satellite. Siamo a Rimini, dove 2500 lettori del nostro giornale si sono riuniti sulla spiaggia con magliette e cappellini rossi per formare la scritta FOCUS DA RIMINI.
L'immagine, che appare un po' sgranata, è stata ripresa dal satellite Ikonos, a 680 km di altezza.

Decine di migliaia di persone trasformate in una colossale opera d’arte vivente: è la magia della human pixel art, forma d’arte visiva che utilizza gli esseri umani come i puntini di uno schermo (i pixel, appunto), disponendoli in modo da creare un'immagine che si può ammirare dall’alto.
L'origine della human pixel art, o living photography risale a quasi un secolo fa, quando il fotografo americano Arthur Mole e il suo assistente John Thomas realizzarono con questa tecnica simboli patriottici come lo Zio Sam e la Statua della Libertà, coinvolgendo in ogni immagine fino a 20 mila soldati. Abbiamo raccolto i loro scatti più suggestivi, insieme ad altre opere di artisti contemporanei, in questa fotogallery. La più affollata di Focus.it.

Nato a Londra nel 1899, Arthur Mole è uno dei tanti emigranti europei che cerca fortuna negli Stati Uniti. Inizia la carriera di fotografo a Chicago, dove insieme al suo assistente John Thomas sviluppa la tecnica della living photography realizzando simboli religiosi con la partecipazione dei confratelli della chiesa di cui faceva parte.
In questa immagine realizzata nel parco della cittadina di Zion, 10 mila fedeli della Zion’s Christian Catholic Tabernacle formano la personificazione della verità. 

Le foto di Arthur Mole sono tratte dall’Archivio Fotografico della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.