Storia

I fiumi sepolti del Sahara che favorirono le rotte migratorie

Tre corsi d'acqua solcavano il deserto dove ora ci sono le dune: potrebbero aver aiutato gli antichi migranti che cercavano di raggiungere le fertili coste del Mediterraneo.

Tre antichi sistemi di fiumi, ora sepolti sotto alle dune, potrebbero aver favorito le migrazioni umane attraverso il Sahara e in direzione del Mediterraneo circa 100 mila anni fa. È la conclusione cui sono giunti alcuni ricercatori dell'Università di Hull (Gran Bretagna), in un paper appena pubblicato sulla rivista scientifica Plos One.

L'uomo e l'acqua: un legame indissolubile

Simulazioni paleoclimatiche condotte da Tom Coulthard, docente di Geografia e Scienze della Terra, insieme ai suoi colleghi, hanno mostrato le evidenze scientifiche di tre principali sistemi fluviali che probabilmente esistevano in Nord Africa tra 130 mila e 100 mila anni fa, ma i cui letti giacciono ora sepolti, questa è l'ipotesi, sotto alle dune del deserto.

Quando scorrevano in superficie, i corsi d'acqua dovevano fornire preziose risorse vitali per gli animali e la vegetazione della zona, creando, di conseguenza, dei "corridoi" verdi e fertili che favorivano la presenza umana. Uno di questi, secondo i ricercatori, doveva essere un fiume perenne largo almeno un centinaio di chilometri: si chiamava Irharhar e rappresentava, probabilmente (per l'abbondanza di cibo), una rotta obbligata per la migrazione umana attraverso il Sahara.

Oltre ai fiumi, che secondo i modelli climatici applicati percorrevano il deserto per un migliaio di chilometri, la regione corrispondente al nordest della Libia doveva essere solcata da un imponente sistema di paludi e lagune, estese su un'area di circa 70 mila chilometri quadrati.


Studi precedenti avevano già mostrato come gli antichi abitanti della regione attraversassero le montagne del Sahara per migrare verso le fertili coste mediterranee, ma nulla si sapeva su tempi e modalità di queste rotte. L'esistenza di corridoi verdi che fornissero acqua e cibo doveva essere, però, una condizione necessaria per supportare le migrazioni, anche se lo studio non specifica la loro esatta posizione né la portata d'acqua.

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12 settembre 2013 Elisabetta Intini
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