I cani nella cultura Maya: divinità o cena

Nutriti con mais per divenire fonti di proteine o fatti arrivare da lontano per essere venerati: uno studio archeologico racconta la "vita da cani" presso una città Maya del Guatemala.

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I cani mangiati e venerati dai Maya dovevano somigliare a questo, rappresentato in un vaso rinvenuto in un sito archeologico messicano.|Wikimedia Commons

Ospiti regali da trattare alla stregua di simboli sacri o pietanza proteica e facile da ottenere? Il destino dei cani allevati dai Maya viaggiava su un doppio binario, che prevedeva in ogni caso la domesticazione. Ad affrontare il tema è una nuova analisi chimica delle ossa animali trovate presso un'importante città Maya di 3.000 anni fa: Seibal, nelle pianure del Guatemala, che dal 1000 a.C. al 950 d.C. fu un grande centro urbano con circa diecimila abitanti.

 

Tante bocche da sfamare richiedevano una discreta quantità di proteine, e i Maya cacciavano abitualmente cervi, tapiri e pecari (un mammifero simile al cinghiale). Ma per nutrire un centro urbano come Seibal era necessario praticare anche la domesticazione animale, ed è in questa direzione che si sono mosse le ricerche archeologiche dello Smithsonian Tropical Research Institute di Panama City.

 

Domestici o selvatici? Gli scienziati hanno analizzato ossa e denti di 10 specie animali (tra cui cervi, cani, gatti, opossum, pecari, tacchini e tapiri) i cui resti sono stati rinvenuti nel sito di Seibal. La dieta animale cambia le proporzioni di isotopi trovate nei reperti: basse quantità di isotopi di azoto e carbonio indicano una dieta ricca di piante di foresta, o di animali erbivori. Alti livelli degli stessi isotopi suggeriscono invece una dieta a base di mais: dunque, un'alimentazione gestita dall'uomo.

 

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Tempio Maya a Seibal, Guatemala. | Shutterstock

 

Fonte di proteine. Le ricerche hanno stabilito che decine di cani e di tacchini, oltre a un giaguaro, erano allevati e sfamati dall'uomo. I cani analizzati, simili a Chihuahua, vissero tra il 450 e il 300 a.C.: il più antico esempio di domesticazione canina presso la civiltà Maya. Anche se le loro ossa non mostravano segni di macellazione, altri resti di cani simili in siti archeologici diversi sembrano suggerire che questi animali venissero allevati per la macellazione.

 

I tacchini a Seibal arrivarono in seguito, tra il 175 e il 950 d.C., in un periodo del tutto mancante di reperti canini: l'ipotesi è che i cani fossero la principale fonte proteica prima che i Maya imparassero ad allevare tacchini, un'idea suffragata anche da studi precedenti. La mancanza di segni di macellazione sulle ossa canine, e il fatto che i cani possano nutrirsi di escrementi umani (e trarre il mais anche da essi), sollevano in altri studiosi un certo scetticismo su queste conclusioni.

 

Simboli religiosi. Ad altri cani spettava invece una fine più gloriosa. Un paio di essi, vissuti tra il 400 e il 300 a.C., avevano nelle ossa alti livelli di isotopi di stronzio, che indicano una provenienza dalle colline vulcaniche a circa 100 km da Seibal. La loro origine "straniera", così come la sepoltura in grande stile vicino a una grande piramide nella piazza centrale della città, fanno pensare ad animali coinvolti in cerimonie religiose. Anche i felini allevati a mais, come i giaguari vissuti prima del 350 a.C., dovevano essere venerati come animali sacri o servire come esibizione di potere.

 

20 Marzo 2018 | Elisabetta Intini