Hans Asperger alleato dei nazisti? Uno studio ne rivela il profilo

In base a una revisione di documenti storici durata 8 anni, il medico che ha dato il nome a un disturbo dello sviluppo avrebbe aiutato il programma di eugenetica del Reich, arrivando ad inviare alcuni piccoli pazienti a una famigerata "clinica" da cui non facevano ritorno.

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Hans Asperger con un piccolo paziente. Il medico continuò ad esercitare per 30 anni dopo la caduta del Reich.|Photo via The Guardian

Il pediatra austriaco Johann "Hans" Asperger (1906-1980), pioniere degli studi sui disturbi mentali dei bambini, che ha dato il nome a un disturbo dello sviluppo imparentato con l'autismo, sarebbe stato un attivo sostenitore del regime nazista, e avrebbe contribuito ai programmi di eutanasia del Terzo Reich. Lo sostiene uno studio di Herwig Czech, storico dell'Università di Medicina di Vienna, pubblicato sulla rivista Molecolar Autism.

 

Figura controversa. In base alle ricerche su fonti documentali durate 8 anni, Asperger era un sostenitore del concetto di "igiene razziale", l'ideale malato di una società geneticamente "pura" e perfetta nella quale i soggetti più deboli non trovavano spazio, e dovevano essere eliminati. Egli stesso - questa è l'accusa - avrebbe indirizzato alcuni dei suoi piccoli pazienti alla tristemente nota "clinica" di Am Spiegelgrund, un ospedale degli orrori di Vienna dove, tra il 1940 e il 1945, almeno 772 tra bambini e adolescenti con disturbi mentali furono rinchiusi, sottoposti a brutali esperimenti e infine mandati a morire.


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verità scomoda. Lo studio che si basa sull'analisi meticolosa di documenti di archivi di stato, schedari personali di Hans Asperger e cartelle cliniche dei pazienti credute distrutte, mette fine a decenni di scetticismo su una certa interpretazione della figura di questo medico austriaco che si era imposta nel secondo dopoguerra, e che lo dipingeva come un fiero oppositore dei programmi di eugenetica del Reich.

 

L'argomento principale a sostegno di questa versione era il presunto doppio tentativo di arresto di Asperger da parte della Gestapo, per non aver riferito a chi di dovere di certi pazienti con determinate "mancanze". Tuttavia, come scrive l'autore dello studio, il solo a raccontare di questi episodi era stato lo stesso Asperger, all'inaugurazione di una cattedra di pediatria nel 1962 e durante un'intervista nel 1974.

 

Secondo Czech, invece, Asperger si sarebbe adattato alle idee del regime nazista in cambio di opportunità di carriera, arrivando a occupare posizioni precluse ai colleghi di origine ebrea.

 

Hans Asperger in prima fila a destra, durante un convegno di medicina a Vienna del 1933. | Medical University of Vienna/Josephinum

Un tragico esempio. Tra i pazienti che indirizzò alla clinica di Am Spiegelgrund ci fu la piccola Herta Schreiber, una bambina di tre anni che iniziò a manifestare sintomi di disturbi mentali in seguito ad encefalite, un'infiammazione del cervello causata da un'infezione virale. «A casa la bambina deve essere un peso insopportabile per la madre, che deve prendersi cura di altri cinque figli sani» scrisse Asperger nella diagnosi. «Un ricovero permanente a Spiegelgrund sembra assolutamente necessario». La piccola fu in effetti ricoverata e morì tre mesi più tardi di polmonite, la causa di decesso più comune per i pazienti malnutriti e maltrattati dell'ospedale.

 

In base allo studio, Asperger avrebbe anche sostenuto l'opportunità di misure restrittive per i pazienti con malattie ereditarie incurabili "in nome di un senso di grande responsabilità" nei confronti della "razza germanica". «In pratica fu responsabile della privazione della libertà di molti bambini che decretò incapaci di esistere al di fuori delle istituzioni» conclude lo storico.

 

Sentenze di morte. Come riporta il Guardian, i documenti non provano che il medico indirizzasse deliberatamente ai medici del Reich i pazienti affetti dalla sindrome che porta il suo stesso nome, e alla cui scoperta contribuì in modo determinante (un disturbo pervasivo dello sviluppo che comporta difficoltà importanti nell'interazione sociale e schemi inusuali di comportamento). Ma le sue diagnosi segnarono un destino spesso senza scampo per molti pazienti, anche dopo la caduta del regime nazista: la clinica degli orrori rimase aperta per decenni, anche dopo il 1945.

 

Da contestualizzare. Gli editor della rivista Molecolar Autism hanno difeso la volontà di pubblicare il dossier in nome della verità storica, anche se ciò che contiene potrebbe risultare doloroso, per le famiglie che affrontano una diagnosi di Asperger. «Sarebbe sbagliato tenere per me queste informazioni, per quanto difficili siano da sentire» ha detto lo storico. «Allo stesso tempo, non ci sono prove per affermare che il contributo di Asperger alla ricerca sull'autismo sia stato corrotto dal ruolo problematico che assunse durante il Nazionalsocialismo. Rimuovere il termine Asperger dal lessico medico non sarebbe d'aiuto. Questa è piuttosto un'opportunità per guardare al passato e trarne una lezione».

 

21 Aprile 2018 | Elisabetta Intini