Cultura

Gossip story

Dalle cronache dell’antichità a quelle rosa degli Anni '60, fino ai nostri giorni con giornali e Web. La lunga storia delle indiscrezioni e dei pettegolezzi.

La curiosità smuove i palazzi e la chiacchiera mette di buon umore, aiuta a fare amicizia e, secondo recenti studi di psicologi americani, aumenta pure l’autostima. Per questo forse le riviste di gossip e i loro corrispondenti televisivi e nel Web continuano ad avere successo. Un successo che dura da (almeno) duemila anni.
Immaginate la scena: in un accampamento militare romano del I secolo d. C., la sera, riuniti attorno al fuoco i legionari se la ridono raccontando storie piccanti sul loro comandante, impegnato più a letto che in battaglia. Stanno creando “versi fescennini” (dalla città etrusca di Fescennium, dove sarebbero nati), una forma di maldicenza poetica antenata della commedia popolare e della satira. «La raccolta dei Carmina Triumphalia, in particolare, era una sorta di mondo capovolto» spiega Paolo Chiesa, docente di Letteratura latina medioevale all’Università di Milano. «Il comandante accettava di essere preso in giro dai suoi uomini, che ne descrivevano i rapporti sessuali con schiavi o sottoposti. Queste chiacchiere, un po’ come oggi, venivano utilizzate soprattutto per distrarre dai veri problemi, dalla politica per esempio».

Anche per questo, fin dalle origini, la donna, nella sua versione di tentatrice, aveva spesso il ruolo di protagonista del gossip d’epoca. Lo sapevano bene Persio e Giovenale, gossipari del I secolo d. C. che del gentil sesso fecero ritratti per nulla lusinghieri. La star (o vittima preferita) della cronaca “rosa antico” fu Messalina. Di lei s’è detto peste e corna: costretta a sposarsi a 15 anni con il cinquantenne cugino della madre e diventata imperatrice di Roma nel 41, pare se l’intendesse con tutti i sudditi più belli e, addirittura, vincesse gare di piacere con le prostitute più famose. “Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma!” sentenziò il tribuno che l’uccise nel 48. Meglio di un titolo a quattro colonne!
I vizi, però, non hanno sesso e il potere per lo più è maschio. Così, le Vite dei Cesari di Gaio Svetonio Tranquillo (70-126 d. C.) più che una cronaca storicamente attendibile sono un catalogo di pettegolezzi e aneddoti. La cattiva fama di Caligola e Nerone si deve in gran parte all’astio di Svetonio (nostalgico della moralità repubblicana) che faceva poco caso alla storicità dei fatti, preferendo utilizzare il piglio “giornalistico” amato dal pubblico per screditare gli aristocratici assolutisti. Lo stesso intento denigratorio guidò chi, sui muri di Pompei, intorno al 79 d. C. incise, lapidario: “Marcello ama Prenestina e non è considerato”.

A sorpresa, anche il morigerato Medioevo si rivela una miniera del gossip d’annata. Piccoli aneddoti descrivevano la quotidianità dei potenti, rendendoli meno lontani dalla gente. «Secondo le cronache, in punto di morte papa Giovanni XII rifiutò l’estrema unzione perché pensava di essere posseduto dal demonio» racconta Chiesa. «La morte, dovuta a un ictus, si dice lo colse nel 964 proprio mentre si trovava in dolce compagnia di una donna, per di più sposata». A riferirlo è il più importante “gossiparo” del tempo: Liutprando da Cremona.
«Liutprando raccontò le nefandezze di papi libertini e di sovrani puntualmente cornificati dalle mogli. A leggere o scrivere erano in pochi, ma il gusto per il racconto era radicato anche nel popolo e queste storie raggiunsero ben presto un pubblico molto ampio».
Cantori, menestrelli e giullari diventarono gli altoparlanti delle marachelle dei cortigiani e trovatori e trobairitz (le poetesse provenzali) erano cronisti rosa a tutti gli effetti. «Nelle storie di quell’epoca rispetto a oggi c’era molto più sentimento che descrizione del comportamento» precisa però l’esperto. L’esempio-tipo? Paolo e Francesca: un po’ di gossip, ma anche una grande storia d’amore.

Senza audience, dunque, la maldicenza non funzionava neanche allora. Lo sapeva bene Pietro Aretino (1492-1556), il “flagello dei principi”. «Aveva capito che lo scrittore doveva stabilire un rapporto durevole con un pubblico il più vasto possibile» spiega Aldo Budriesi, storico della letteratura. «Per guadagnare bisognava che un libro fosse venduto in moltissime copie». E per vendere, come oggi, non c’era nulla di meglio che solleticare la curiosità di chi guardava con invidia i più famosi. “Qui giace l’Aretin, poeta tosco; di tutti parlò mal, fuor che di Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco”, recitava (pare, perché non c’è più) la sua lapide. L’Aretino fu cacciato da Roma per ordine del suo bersaglio preferito, papa Adriano VI. Erano sue anche alcune “pasquinate”: sulla statua di Pasquino (un calzolaio, un ristoratore o forse un barbiere), nel centro di Roma, venivano appesi componimenti per lo più anonimi che dileggiavano il clero e la nobiltà, mettendone in piazza vizi e capricci con una pesantezza tale che tra il 1500 e il 1600 si ricorse a dure misure repressive. Le pasquinate sconfinavano nella satira. Per la morte di papa Alessandro VI Borgia (1503), accusato di lussuria e crudeltà, si scrisse: “Qui giace Alessandro Sesto. È sepolto con lui quanto venerò: il lusso, la discordia, l’inganno, la violenza, il delitto”. Per Olimpia Pamphili, cognata di Papa Innocenzo X si sentenziò: “Per chi vuol qualche grazia dal sovrano aspra e lunga è la via del Vaticano. Ma se è persona accorta corre da Donna Olimpia a mani piene e ciò che vuole ottiene. È la strada più larga e la più corta”. Pasquino piaceva alla gente al punto da essere imitato a Venezia dal Gobbo di Rialto e a Firenze dal Porcellino della Loggia.

Andare in piazza a “leggere” una statua non era il massimo della comodità. Bisognò però aspettare i primi giornali, fra Sei e Settecento, per godersi in santa pace un bel pettegolezzo.
A prendere in mano la penna furono all’inizio anonimi cronisti di fatti insoliti, scandali e matrimoni, i cui dettagli indiscreti e dissacranti venivano fatti circolare in libretti stampati in proprio. Finché un nobile decaduto, il veneziano Gasparo Gozzi, pubblicò per la prima volta le sue “ciance” su un bisettimanale popolare, la Gazzetta veneta: era il 6 febbraio 1760.
Allo stesso modo, oltre mezzo secolo dopo, Vincenzo Gonzati nel suo Giornale per uso privato di me (1826) scriveva: “Un certo Munaretti, uomo ammogliato, da qualche giorno addietro avea dato saggi di pazzia. Trovò in libertà un coltello bene affilato: lo impugnò e con quello s’introdusse in chiesa per la parte interna ove scioltosi i calzoni si amputò la verga […]. Non si lagnò ma solamente con flemma disse: ma che maniera è questa di lasciar le arme in libertà? Ecco ciò che ne succede”.
Notizie come questa, arricchite da voci e “sentito dire”, traghettarono il gossip nel nuovo secolo. Grazie anche a una nuova “materia prima”, le star del cinema.



Negli anni 60 Mina fu vittima di un vero e proprio isolamento televisivo poiché aveva avuto un figlio fuori dal matrimonio con un uomo sposato, Corrado Pani, ma che di fatto era separato in casa.

star-system

New York Evening Graphic

Los Angeles Times

Grand Hotel

Café de Paris

flash

Il Giorno


Una scena de "La dolce vita" in
cui Fellini sottolinea la spietatezza dei paparazzi che circondano la donna prima ancora che abbia saputo che il marito ha ucciso i figli e si è ammazzato.

esclusive milionarie

Novella 2000

Epoca

L’Espresso


Diritto di replica. Nel 1987 una rivista pubblica un articolo che parla del cattivo rapporto tra Raffaella Carrà e la madre. La showgirl si difende così davanti alle telecamere.

Striscia la notizia

Caro signor Rossellini, ho visto i suoi film e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”. Firmato: Ingrid Bergman. Nacque così, con un telegramma datato 8 maggio 1948, uno tra i più chiacchierati amori da rotocalco.
L’attrice e il regista (lei sposata e lui, separato, fidanzato con Anna Magnani) s’incontrarono per la prima volta a Parigi e si amarono in segreto fino al film Stromboli, terra di Dio (1949). Quando l’errore di un fattorino fece arrivare alla tavola sbagliata un messaggio dell’amante, la Magnani rovesciò un piatto di spaghetti in testa a Rossellini. Life Magazine pubblicò la foto degli amanti sorpresi sulla costiera amalfitana mano nella mano e ne fece l’immagine della dissolutezza. La storia finì con tre figli, il matrimonio per procura in Messico nel 1950 e una malinconica separazione.

Campionissimi
Non meno chiacchierata fu la relazione tra Fausto Coppi, il “campionissimo” triste, e Giulia Occhini, Dama Bianca per i giornali. Un amore clandestino, assurto agli onori della cronaca nel 1953. Perfino papa Pio XII si schierò con il più “regolare” Gino Bartali, in una sfida che non era più solo sportiva. La Occhini, sposata con figli, affrontò tre giorni di carcere e la condanna dell’opinione pubblica: “Le donne sputavano a terra quando uscivo a fare la spesa”, confiderà. Lo sdegno si attenuò solo nel 1960, quando Coppi morì di malaria.

Una donna, due storie
Oltreoceano, negli stessi anni, i giornali si occupavano del ménage di John Fitzgerald Kennedy e Jacqueline Lee Bouvier. Si erano sposati il 12 settembre 1953: lui rampollo di una dinastia miliardaria e futuro presidente degli Stati Uniti, lei “prodotto-tipo” dell’alta società di New York. Dopo il matrimonio, i due furono bersagliati dalla stampa: dietro l’idillio di una coppia perfetta si cercavano segreti, vizi e tradimenti, alimentati, secondo i maliziosi, dai nemici politici attraverso testate scandalistiche prezzolate. Si parlò di una relazione clandestina tra Jfk e l’attrice Marilyn Monroe (v. a pag. xx). La telenovela riprese 5 anni dopo la morte di Kennedy, quando, nel 1968, Jackie sposò l’armatore greco Aristotele Onassis, appena uscito da una relazione altrettanto mondana con la soprano Maria Callas.

Felicità?
Gli ultimi trent’anni di gossip italiano non possono invece prescindere dal tormentone Al Bano-Romina. Il matrimonio del cantante italiano con la figlia del divo americano Tyrone Power ha tutte le caratteristiche della love-story all’italiana: amore a prima vista e matrimonio (1970), insieme sul lavoro e nella vita, quattro figli e un grande successo. Sui giornali diventarono l’esempio della famiglia moderna e vincente. Ma nel 1994 la figlia maggiore Ylenia sparì nel nulla. Un dramma (molto mediatico) ancora avvolto nel mistero, che finì per spezzare la “coppia della felicità” e trasformare la loro storia in “dramma della separazione”.

21 luglio 2010
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