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Gli USA e il visto negato ad Anna Frank

Anna Frank, una delle icone della Shoah, oggi potrebbe avere 90 anni.

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Anna Frank nel 1940. Fu arrestata dalla Gestapo nel 1944 e l'anno successivo morì di tifo in un campo di concentramento nazista.

A partire dalla fine degli anni ‘30 del secolo scorso migliaia di cittadini ebrei residenti in Germania e nei territori occupati dal Terzo Reich cercarono con ogni mezzo di fuggire dagli orrori della follia nazista. Destinazione, soprattutto, gli Stati Uniti e l'America, lontane dalla minaccia nazista.

 

Tra questi anche Anna Frank, la giovane tedesca autrice dell’omonimo “Diario” che morì a soli 15 anni nel campo di concentramento di Bergen Belsen.

Tentativi inutili. Ma secondo quanto rivelato nel 2007 dallo storico Richard Breitman la Frank e la sua famiglia avrebbero potuto salvarsi se gli Stati Uniti non avessero negato loro il visto di ingresso nel paese.

Otto Frank, papà di Anna, fece infatti richiesta di asilo agli Stati Uniti nel 1938 e nel 1941 ma le sue domande vennero puntualmente respinte a causa delle politiche restrittive sull’immigrazione messe in atto dal governo americano negli anni del conflitto.

Obiettivo dichiarato dall’allora Presidente Franklin Delano Roosevelt era quello di limitare il flusso di stranieri in ingresso per difendere la sicurezza nazionale durante la guerra.

 

Il dramma della St. Louis. La famiglia Frank non fu comunque l’unica a subire le conseguenze di questi provvedimenti: nel maggio del 1939 infatti una nave da crociera con oltre 900 ebrei a bordo salpò dalle coste della Germania diretta a Cuba.

Il piroscafo St. Louis nel porto di L'Avana, nel giugno del 1939.

Giunto in prossimità di l'Avana il comandante del vascello si vide però impedire l’ingresso nel porto dalle autorità cubane. Diresse quindi la prua verso la Florida ma anche qui la nave venne respinta nonostante le richieste d’asilo che i passeggeri rivolsero direttamente al Presidente Roosevelt.

La nave tornò così in Europa dove, secondo le cronache, ben 250 dei passeggeri che trasportava trovarono la morte per mano degli uomini di Hitler.

LA fortuna di Eistein. Diversa, invece, fu la sorte di Albert Einsein che fuggì dall'Europa negli anni '30 e - dopo aver chiesto asilo politico - divenne un cittadino americano nel 1940.

 

Nel 1941 scrisse alla first lady Eleanor Roosevelt implorando aiuto perché fossero aperte le porte degli Stati Uniti agli ebrei in fuga dalla Germania e dall'Europa.

 

In seguito, per le sue posizioni pacifistiche (e forse anche perché originario della Germania), Einstein non fece parte del progetto Manhattan che portò alla costruzione della bomba atomica.

01 Febbraio 2017 | Rebecca Mantovani