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Gli elmetti della Prima Guerra Mondiale

Gli elmetti della Grande Guerra offrono una protezione simile a quelli di oggi; un modello francese è anzi più efficace contro le onde d'urto.

Elmetti a confronto
Un elmetto moderno (a sinistra) e uno francese della Prima Guerra Mondiale (a destra) esposti all'onda d'urto di un colpo d'artiglieria simulato. | J. O. Eynde et al., 2020/PLOS One

Gli elmetti prodotti un secolo fa per i soldati della Prima Guerra Mondiale non erano meno efficaci di quelli moderni, nel proteggere il cranio dalle onde d'urto generate dalle esplosioni: è la conclusione di uno studio che ha messo alla prova diversi caschetti usati durante la Grande Guerra per provare a migliorare quelli di oggi.

 

Elmetto della Prima Guerra Mondiale
L'onda d'urto dell'esplosione simulata. Vedi anche: Il contributo degli scienziati alla Prima Guerra Mondiale | JOOST OP 'T EYNDE, DUKE UNIVERSITY

Protezioni a confronto. La morte per i soldati della Prima Guerra Mondiale arrivava spesso attraverso i colpi di artiglieria: le granate e gli shrapnel (proiettili cavi ripieni di sfere di piombo, muniti di una carica a scoppio) lanciati sopra le trincee provocavano, oltre alle ferite letali, traumi cranici e danni neurologici estesi, causati delle onde d'urto delle esplosioni. Un gruppo di ingegneri biomedici della Duke University ha comparato la capacità di tre elmetti della Grande Guerra e di uno moderno dell'Esercito Statunitense di proteggere il cranio dalle onde d'urto di una vicina esplosione.

 

I copricapi sono stati posti sulle teste disseminate di sensori di ignari manichini, e collocati direttamente sotto tubi pressurizzati con elio: il gas gonfiava un'apposita membrana fino a farla scoppiare, provocando un'onda d'urto di intensità variabile. Gli elmetti sono stati sistemati a distanze comprese tra 1 e 5 metri; le onde d'urto sono state direzionate proprio sopra la sommità del capo, per simulare lo scoppio di una granata sopra una trincea.

Design salvifico. Le esplosioni simulate sono state abbastanza intense da causare ipotetiche lesioni cerebrali, ma la presenza degli elmetti ha ridotto il rischio di traumi neurologici anche di 10 volte. Tutti i caschetti hanno fornito un certo grado di protezione, e quelli della Prima Guerra Mondiale non sono risultati da meno della moderna controparte. Ma se l'elmetto tedesco ed inglese della Grande Guerra hanno ottenuto performance analoghe al moderno casco americano, il quarto copricapo - un elmetto francese Adrian mod. 15 - è sembrato migliore di tutti gli altri nel proteggere dalle onde d'urto delle esplosioni: più efficace persino dei caschetti moderni.

 

La ragione è probabilmente da cercare nella crestina molto pronunciata fissata sopra la calotta dell'elmetto, che devia l'onda d'urto tutt'intorno alla testa creando una sorta di scudo protettivo. Proprio questo dettaglio avrebbe fatto la differenza, visto che contro altri traumi, come contusioni, colpi di pistola e colpi di fucile, l'elmetto moderno risulta comunque più sicuro. Secondo gli autori dello studio, il design dell'elmetto centenario potrebbe essere sfruttato per migliorare i già efficaci caschi moderni, in una sorta di lezione appresa dalla storia.

 

27 febbraio 2020 | Elisabetta Intini