Giornata mondiale contro la pena di morte: perché oggi?

Il 30 novembre è in programma Cities for life, la mobilitazione contro la pena di morte, nata dall'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio. La data non è causale: il 30 novembre 1786 fu promulgata la prima legge di abolizione della pena capitale.

No pena di morte
Una manifestazione di protesta a Manila (Filippine) che chiedeva l'abolizione della pena di morte. | Shutterstock

Il 30 novembre è in programma la XVIII edizione di Cities for life, la più imponente mobilitazione internazionale contro la pena di morte, nata dall'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio (movimento laicale fondato a Roma nel 1968). La scelta di questadata non è causale: il 30 novembre 1786 fu infatti promulgata la prima legge di abolizione della pena capitale, una svolta senza precedenti voluta da Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena, Granduca di Toscana.

 

Sovrani più o meno memorabili. La seconda metà del XVIII secolo è stata l'era del cosiddetto "dispotismo illuminato". In Europa, molti paesi furono interessati da riforme imponenti, volte alla modernizzazione dello Stato e al benessere collettivo. In tale contesto, si distinsero sovrani memorabili come Maria Teresa d'Austria, Federico II di Prussia e la zarina Caterina II e altri forse meno celebri ma non per questo meno importanti, tra cui Pietro Leopoldo, rampollo della Casa d'Austria, che con il titolo di Granduca ha governato la Toscana per venticinque anni, dal 1765 al 1790.

 

In questo quarto di secolo, seppe incarnare alla perfezione gli ideali riformisti e liberali del "secolo dei lumi", riuscendo ad aprire alla modernità uno piccolo Stato come la Toscana, ormai lontana dai fasti rinascimentali e divenuta marginale nello scacchiere politico europeo.

Principe riformatore. Nato a Vienna il 5 maggio 1747 da Maria Teresa d'Asburgo e dall'imperatore del Sacro Romano Impero Francesco I, Pietro Leopoldo è ricordato dalle cronache come un fanciullo indolente e un po' rozzo, di certo poco incline alla vita di corte. Tuttavia, il fervente clima culturale in cui crebbe lo plasmerà fino a farne appunto uno dei più autorevoli "sovrani illuminati". Nel dettaglio, egli giunse in Toscana nel 1765, appena diciottenne, assumendo la carica di Granduca in sostituzione del padre Francesco, e pur senza esperienza s'impegno subito per risollevarne le sorti.

 

La Toscana era infatti piuttosto malmesso: le campagne si erano svuotate, con relativo crollo della produzione, mancavano efficienti infrastrutture e la pubblica amministrazione, così come la giustizia, era impantanata in una burocrazia macchinosa e lenta. Per porre rimedio a tali problemi, Leopoldo, senza perdersi d'animo ed evitando di trastullarsi negli agi di corte – come facevano molti altri sovrani – avviò un imponente programma di riforme che ammodernarono in poco tempo tutti gli antichi apparati fiscali e amministrativi.

 

Il nuovo Granduca mise in atto un innovativo metodo di lavoro basato sulla conoscenza diretta del problema: intraprese infatti lunghi viaggi in lungo e in largo per la Toscana per osservarne in prima persona le condizioni e valutare, caso per caso, le azioni da intraprendere. Le riforme da lui promosse e attuate furono innumerevoli e investirono per l'appunto ogni aspetto dello Stato, dall'economia alla giustizia passando per la scuola e il settore ecclesiastico. Giunse persino a intaccare l'autorità della Curia di Roma sugli affari di Stato e ad abolire i privilegi di clero e aristocrazia, considerati "ceti parassitari" che rallentavano il progresso. Ma l'intervento di certo più significativo si ebbe sul piano dei diritti civili.

 

Primato mondiale. Intenzionato a superare il vigente sistema giuridico, permeato di antiquati retaggi medievali, il 30 novembre 1786 Leopoldo emanò la "Riforma della Legislazione Criminale Toscana", o "Codice Leopoldino", che per la prima volta nella storia aboliva la pena di morte. Non bastasse, la Leopoldina aboliva la tortura, riduceva il carcere preventivo, istituiva la difesa d'ufficio per i meno abbienti e sopprimeva il delitto di lesa maestà, spesso usato per criminalizzare il dissenso politico.

 

Nella mentalità del Granduca, d'altronde, il rispetto della legge non doveva reggersi sull'eccessivo rigore delle pene, ma sull'equità della società, e in tal senso il suo innovativo Codice, incarnava i principi del noto trattato Dei delitti e delle pene del giurista e filosofo illuminista Cesare Beccaria, dato alle stampe nel 1764.

 

L'abrogazione della pena capitale introdotta da Leopoldo, seppur epocale, durò purtroppo solo quattro anni. Nel 1790 fu infatti parzialmente reintrodotta per far fronte a una serie di tumulti popolari aizzati dalla Chiesa. Nondimeno, il Codice Leopoldino ha lasciato un segno indelebile nella memoria di tutti, fino a diventare storico simbolo di dignità e della lotta contro la pena di morte.

 

29 novembre 2019 | Federica Campanelli