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Garibaldi disse davvero "obbedisco"?

La famosa parola che avrebbe pronunciato Giuseppe Garibaldi è un falso storico? Non proprio.

Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, l'incontro di Teano
L'incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, a Teano (Caserta): affresco del 1886 realizzato nella sala del Palazzo Pubblico di Siena da Pietro Aldi. | PD

Il celebre e lapidario obbedisco di Giuseppe Garibaldi non è stato rivolto dal generale al re Vittorio Emanuele II, in occasione dell'incontro di Teano (Caserta, 26 ottobre 1860) e, in più, quella parola non è mai stata detta - ma scritta, qualche anno dopo (nel 1866), non al re ma a un generale sabaudo e da tutt'altra parte, in Trentino. Ecco com'è andata.

 

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Il 9 agosto 1866 Garibaldi si trovava nel piccolo centro trentino di Bezzecca dove, tre settimane prima, aveva respinto un contrattacco austriaco guadagnando l'unica vittoria italiana nella Terza guerra d'Indipendenza. Con i suoi "Cacciatori delle Alpi" il generale si preparava a entrare nella regione (allora parte dell'impero austro-ungarico) per liberare Trento.

 

A fermarlo fu la notizia dell'ormai prossimo armistizio tra Italia e Austria, giunta quel giorno assieme all'ordine del generale La Marmora di sgomberare il Trentino entro 24 ore. Allora Garibaldi impugnò la penna e, in risposta, scrisse la famosa frase:

Ho ricevuto il dispaccio n. 1073. Obbedisco.

Appuntamento rimandato. La cessazione delle ostilità fu sancita il 12 agosto con l'armistizio di Cormons, e il 3 ottobre fu firmata la pace, a Vienna. L'Italia con questo accordo perse l'occasione di liberare Veneto e Trentino. Il primo fu comunque annesso al Regno d'Italia in ottobre. Per il Trentino, invece, si dovette aspettare 49 anni e la Prima guerra mondiale.

 

1 giugno 2020 | Focus.it