Imaging 3D: ricostruito il volto di Nefertiti

Il vero volto della Monna Lisa d'Egitto ricostruito in 3D grazie alla mappatura della sua (presunta) mummia e a speciali tecniche di imaging.

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A volte ritornano, e nel caso di Nefertiti, la “Monna Lisa egizia” è proprio il caso di dirlo: in questa occasione a farla rivivere sono state le più moderne tecnologie di imaging 3D che, partendo dalla mappatura della sua (presunta) mummia, hanno ricostruito il volto della regina più famosa d'Egitto, sposa del faraone Akhenaton. Non senza qualche polemica.

Dalla mummia al 3d. Il progetto, guidato da un team di scienziati dell'Università di Bristol (Inghilterra), ha richiesto un notevole impegno, burocratico, ma non solo. Prima sono stati chiesti i permessi al Ministero delle Antichità egiziano e al Museo Egizio del Cairo per rimuovere la custodia protettiva della mummia. Poi gli studiosi hanno proceduto al suo esame e alla mappatura digitale dei tratti.

 

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Ricostruzione in 3D del volto della regina d'Egitto Nefertiti ottenuta partendo dalla mappatura della sua presunta mummia, conservata al museo egizio del Cairo. | Travel Channel

 

Un progetto controverso. Partendo dalla mappatura, la paleo-artista Elisabeth Daynes ha ricostruito poi il volto in 3D della regina: un processo meticoloso che ha richiesto circa 500 ore di lavoro. Infine, i designer dell'atelier Dior hanno completato il lavoro progettando per Nefertiti gioielli fatti a mano, partendo delle illustrazioni geroglifiche che la ritraggono.

 

Il risultato è stupefacente, ma non sono mancate le polemiche: l'imaging 3 D infatti ha riprodotto perfettamente la struttura facciale della mummia, ma non l'incarnato e il colore degli occhi, affidati all'interpretazione dell'artista. Alcuni hanno così criticato la scelta di riprodurre Nefertiti con la pelle così chiara.

 

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Il busto di Nefertiti, oggi custodito al Neues Museum di Berlino. | Philip Pikart / WikiMedia

... Lei chi è? Sulla potentissima consorte di Akhenaton pesa inoltre il grande giallo della sua mummia. Rinvenuta nel 1898 nella stanza segreta della tomba di Amenofi II, nella Valle dei re, a Tebe, per anni è rimasta senza attribuzione. Fino a quando nel 2003 un'archeologa dell'Università di York affermò che apparteneva a Nefertiti. Lo confermerebbero le tecniche di mummificazioni compatibili con il periodo con cui lei visse, le perline ritrovate, simili ai gioielli che  indossava, e la parrucca. La notizia ha però suscitato mille polemiche: la giovane età della mummia infatti non sembra essere compatibile con quella della regina, che morì a più di 30 anni.

 

Una recente tomografia computerizzata e l'analisi del DNA hanno accertato che la mummia appartiene a una donna che fu sorella di Akhenaton e madre di Tutankhamon. Ma non è bastato a chiudere la questione: secondo alcuni studiosi infatti questo non esclude che possa essere Nefertiti, perché l'incesto era diffuso nella famiglia reale - per preservare l'ascendenza, considerata divina.

 

Il busto (tedesco). Non ci sono dubbi invece sull'autentica attribuzione del busto, uno dei tesori d'arte più famosi dell'Antico Egitto: scoperto nel 1912 a Tell el-Amarna dalla Compagnia Tedesca dell'Africa Orientale (che in quel periodo gestiva attività commerciali e piantagioni nelle colonie), venne portato in Germania un anno più tardi, rimanendo fino a oggi una delle maggiori attrazioni del Museo Egizio di Berlino (che dal 2009 è ospitato al Neues Museum).

14 Febbraio 2018 | Giuliana Rotondi