Milano città agricola

Percorsi ciclo-pedonali e nella storia di una grande metropoli rurale d'Italia: Milano!

Milano metropoli rurale? Sembra impossibile per una città votata a tutt'altro: finanza, moda, servizi... Ma la città regina del terziario avanzato ha un passato dove il legame città-campagna era molto stretto e ha lasciato tracce profonde arrivate fino a oggi. Il progetto Via Lattea del Fai (il Fondo Ambiente Italiano), chiamato così in onore del latte, uno dei prodotti principali dell'agricoltura lombarda, propone un fitto calendario di appuntamenti ciclo-pedonali per scoprire o riscoprire queste tracce. L'iniziativa, organizzata in collaborazione con Expo Milano 2015, nasce per fare conoscere i luoghi dove si produce il cibo in Lombardia, anche con percorsi che portano a fattorie didattiche e a cascine storiche ancora attive con produzioni biologiche prodotti tipici locali. Nella foto: la Cascina di Albairate, borgo agricolo lombardo.

Nell'800 la maggior parte delle aziende agricole era di propietà della nobiltà, della chiesa, dei grandi ospedali: perciò nei percorsi della Via Lattea si incrociano antiche ville, monasteri e pievi (chiese rurali). Oggi Milano è la seconda città agricola d'Italia, con circa 10.000 ettari coltivati su 1.229.550 di superficie agricola totale e oltre 54.000 aziende agricole attive in Lombardia (dati Eurostat 2010). Nella foto: azienda agricola di San Ponzo (Pavia), lavori nella stalla dopo la mungitura.

Ci sono 4.415 imprese attive nel settore lattiero-caseario in Lombardia, e un'impresa su dieci tra quelle che producono latte e formaggi a livello nazionale è lombarda (dati dall'Ufficio studi di Unioncamere Lombardia). Esiste anche un Progetto Biodiversità a tutela dell'unica razza bovina autoctona della Lombardia, la varzese. Quanto ai formaggi, i territori più attivi si trovano nelle province di Mantova, Brescia e Sondrio. Nella foto: una fattoria della Bassa Padana ospita bovini di razza varzese, pontremolese, burlina, savoiarda e cabannina.

Il formaggio grana viene inventato nelle abbazie benedettine dell'Emilia e della bassa Lombardia tra l'XI e il XII secolo: stagionare il formaggio era un metodo per conservare a lungo il latte in epoche in cui il frigorifero era sconosciuto. Oggi le zone ad alta produzione sono Lodi e Piacenza, in Lombardia, e Parma e Reggio in Emilia. Chi lo fa si raccoglie intorno al consorzio del parmigiano reggiano (nato nel 1934) e in quello del grana padano (fondato nel 1954). Nella foto: caseificio del bresciano.

Ci sono molte cooperative che operano nelle filiere lattiero-casearia, delle carni, dell'ortofrutta, vitivinicola, dei cereali e dei servizi alle imprese agricole. Le cooperative raccolgono e trasformano circa il 50% della materia prima agricola prodotta in Lombardia e associano 34 mila imprese agricole, per un volume d'affari complessivo di oltre 3 miliardi di euro (dati Fedagri Confcooperative Lombardia). Nella foto: Società di Esportazione Polenghi Lombardo di Lodi, raccolta del latte (anni 1920-30).

«Il Distretto agricolo lombardo è stato un altro passo verso la metropoli rurale», spiega Stefano Boeri, ex assessore alla cultura del Comune di Milano. «L'obiettivo era mettere le aziende agricole più in relazione con la città. Ci siamo riusciti ora aprendo i mercati ai produttori e assegnando le cascine che faranno da cerniera tra l'offerta e la domanda di prodotti bio, per esempio. In ipotesi c'era anche il progetto di mettere le comunità straniere di Milano in comunicazione con gli agricoltori perché introducano altri tipi di coltivazioni oltre al riso, che oggi la fa da padrone. Per esempio lo zafferano, presente nella cucina del nord Africa visto - che molti nuovi milanesi arrivano da quelle zone del mondo - e che sembra fosse coltivato in passato. Come si giustificherebbe altrimenti il risotto alla milanese?» Nella foto: Cascina Vialone (Pavia), raccolta del riso.

"Semente dalle grandi virtù": questo era il riso per Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, che per primo avviò la coltivazione di questo cereale in Lombardia nel 1470, nella sua tenuta di Villanova di Cassolnovo, vicino a Vigevano. Nella foto: il riso raccolto, dalla mostra fotografica Terra di risaie.

La Lombardia, secondo Coldiretti, copre il 40% degli oltre 216 mila ettari coltivati a riso in Italia. Le province dove si concentrano le risaie sono Pavia, Mantova, Milano e Lodi. Si contano circa 1.800 aziende lombarde che lavorano in questo settore. Ci sono diverse qualità di riso: Carnaroli, Arborio, Vialone Nano. A seconda della varietà, dell'epoca di semina e dell'andamento climatico stagionale, la raccolta si effettua tra l'inizio di settembre e la fine di ottobre. Il riso maturo si raccoglie con mieti-trebbiatrici simili a quelle usate per altri cereali. Nella foto: Pavia, lavorazione del riso in riseria.

Milano metropoli rurale? Sembra impossibile per una città votata a tutt'altro: finanza, moda, servizi... Ma la città regina del terziario avanzato ha un passato dove il legame città-campagna era molto stretto e ha lasciato tracce profonde arrivate fino a oggi. Il progetto Via Lattea del Fai (il Fondo Ambiente Italiano), chiamato così in onore del latte, uno dei prodotti principali dell'agricoltura lombarda, propone un fitto calendario di appuntamenti ciclo-pedonali per scoprire o riscoprire queste tracce. L'iniziativa, organizzata in collaborazione con Expo Milano 2015, nasce per fare conoscere i luoghi dove si produce il cibo in Lombardia, anche con percorsi che portano a fattorie didattiche e a cascine storiche ancora attive con produzioni biologiche prodotti tipici locali. Nella foto: la Cascina di Albairate, borgo agricolo lombardo.