Storia

Erodoto diceva la (raccapricciante) verità sugli Sciti

Gli Sciti usavano la pelle umana (dei loro nemici) per le faretre come raccontava Erodoto? Lo conferma l'analisi di alcuni reperti archeologici.

"Molti Sciti [...] traggono la pelle dalla destra dei nemici morti, insieme alle unghie, per farsene coperchi alle faretre [...] alcuni scorticano gli uomini e ne distendono la pelle su legni senza romperla, e la portano in giro sui cavalli". Con queste parole, nel V secolo a.C., lo storico greco Erodoto descriveva la raccapricciante usanza del popolo degli Sciti di scuoiare i nemici morti per crearne trofei o addirittura cucire mantelli e altri manufatti.

Le verità di Erodoto. Gli storici hanno sempre considerato questa macabra testimonianza una sorta di "fake news" ante litteram, frutto di leggende e superstizioni diffuse nel mondo antico. Eppure, come già avvenuto in altre occasioni, da oggi dovranno ricredersi. Uno studio uscito sulla rivista Plos One sembra infatti confermare, almeno in parte, le affermazioni del celebre storiografo ellenico.

Conferma archeologica. A condurre la ricerca è stato un gruppo internazionale di archeologi guidato da Luise Ørsted Brandt, dell'Università di Copenaghen, che ha esaminato più di 40 frammenti di cuoio e pelle provenienti da 18 sepolture situate in 14 antichi insediamenti sciti nel sud dell'Ucraina. Attraverso avanzate tecniche di paleoproteomica, con cui si sono osservate le proteine presenti nei tessuti cutanei, è stato possibile identificare le specie animali da cui provenivano. Ebbene, in due faretre (contenitori che servivano ai guerrieri per raccogliere le frecce) sono stati scoperti alcuni piccoli frammenti di pelle umana, proprio come affermava Erodoto nelle sue Storie.

Collage di pelli. «Il cuoio era uno dei materiali più importanti, utilizzato per abbigliamento, calzature, faretre, e altri oggetti», afferma Luise Ørsted Brandt. «I nostri risultati dimostrano che per la sua produzione gli Sciti sfruttavano principalmente specie domestiche come pecore, capre, bovini e cavalli, mentre le pellicce erano realizzate con animali selvatici come volpi, scoiattoli e felini». L'ipotesi formulata dai ricercatori è che per confezionare le faretre, gli artigiani sciti usassero un "collage" di pelli: la maggior parte derivava dagli animali, mentre i resti umani erano adoperati solo per ricavare il cuoio presente nella parte superiore. Il motivo sarebbe il costo maggiore del "materiale" umano, considerato più raro.

Gioielli - Sciti
Gioiello d'oro scita proveniente da Tovsta Mohyla, in Ucraina. © After Polidovich

Non solo guerrieri. Eccezionali arcieri e cavalieri, gli Sciti erano una popolazione nomade di origine iranica, migrata dalle steppe siberiane verso i territori danubiani, a partire dal X secolo a.C. In seguito, queste genti si insediarono in un territorio molto vasto, che comprendeva la zona del Mar Nero e dell'odierna Ucraina e Ungheria, fino alla penisola balcanica.

Oltre alla fama di feroci guerrieri, tramandataci da molti storici antichi (compreso Erodoto), nel corso della loro lunga storia gli Sciti svilupparono anche raffinate forme d'arte e di artigianato, realizzando per esempio gioielli in oro d'inimitabile bellezza.

24 gennaio 2024 Massimo Manzo
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