Una scoperta archeologica conferma un racconto di Erodoto

Il relitto di un'imbarcazione dell'antico Egitto dimostra che uno dei racconti del greco Erodoto, finora messo in dubbio, era vero e molto preciso.

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| Christoph Gerigk / Franck Goddio / Hilti Foundation

Un'imbarcazione utilizzata oltre 2.500 anni fa dagli Egizi per i commerci lungo il Nilo è venuta alla luce grazie a una ricerca archeologica condotta da Damian Robinson, direttore del Centro di Archeologia Marittima dell'Università di Oxford. La nave, lunga circa 28 metri, è stata rinvenuta, in ottimo stato di conservazione, nell'area archeologica dell'antica città portuale (oggi sommersa) di Thonis-Heracleion.

 

Una scoperta importante per l'archeologia, ma ancora più importante per gli storici perché mette fine a una discussione che si è protratta a lungo su uno dei racconti di Erodoto (V secolo a.C.), considerati il "padre della Storia". Erodoto scrisse con grande dovizia di particolari, durante i suoi viaggi in Egitto, anche dell'esistenza di una particolare imbarcazione chiamata baris - e questa parte delle sue Storie era stata messa in dubbio, anche perché non erano mai stati rinvenuti reperti dell'imbarcazione.

 

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| Christoph Gerigk / Franck Goddio / Hilti Foundation

«Quando abbiamo scoperto il relitto ci siamo resi conto non solo che Erodoto non aveva inventato nulla, ma che è stato molto preciso nel descrivere l'imbarcazione», afferma Damian Robinson. Lo storico greco affermava di essere stato testimone della costruzione di una baris e di aver notato come gli operai tagliassero innanzi tutto tavole di due cubiti di lunghezza (un po' meno di 1 metro) che venivano sistemate come mattoni nella costruzione di un muro, poi a queste sovrapponevano tavole via via più lunghe. Il tutto veniva poi rivestito da papiri e il timone - dettaglio importante - passava attraverso un foro nella chiglia.

 

La descrizione di Erodoto è ampia e ricca di dettagli, ma in generale storici e archeologi l'hanno sempre considerata imprecisa «perché», afferma Robinson, «mancavano reperti con i quali confrontarsi per interpretare correttamente lo scritto dello storico greco». Grazie allo scavo che ha portato alla luce quella che è stata chiamata "nave 17" si è appurato che quella descrizione era invece particolarmente precisa anche dal punto di vista "ingegneristico".

 

25 marzo 2019 | Luigi Bignami