Storia

Endurance, la ricerca impossibile della nave di Shackleton

Una spedizione sudafricana proverà a localizzare e filmare il relitto della Endurance, sepolto da oltre un secolo sotto ai ghiacci del Mare di Weddell, in Antartide.

Da qualche parte, a 3 km di profondità in uno dei tratti di mare di più difficile navigazione al mondo, riposa da un secolo il relitto dell'Endurance, che avrebbe dovuto sbarcare l'esploratore britannico Ernest Shackleton in Antartide nel 1915. I ghiacci del Mare di Weddell, a ridosso del continente ghiacciato, stritolarono la nave ancora prima che la spedizione polare potesse avere inizio, nel prologo di una delle più epiche storie di salvataggio della storia moderna. Ora la rompighiaccio sudafricana S.A. Agulhas II è salpata da Cape Town diretta verso quelle acque, con la speranza di individuare e filmare la carcassa dell'Endurance.

1915: la nave Endurance intrappolata nel ghiaccio marino nel Mare di Weddell.
1915: la nave Endurance intrappolata nel ghiaccio marino nel Mare di Weddell. © Frank Hurley, State Library of New South Wales

La pressione dei ghiacci. L'obiettivo di Shackleton e dei 27 uomini dell'equipaggio era attraversare l'Antartide dalla Baia di Vahsel, sul lato orientale del Mare di Weddell, fino al Mare di Ross, dalla parte opposta del continente. Come? Passando per il Polo Sud, conquistato nel 1911 dall'esploratore norvegese Roald Amundsen. Ma all'inizio del 1915, dopo sei settimane di navigazione nel pack ghiacciato e a solo un giorno di vela dalla meta, il ghiaccio si chiuse attorno all'Endurance, schiacciandola per mesi "come una mandorla in un tavoletta di cioccolato", per dirla con le parole dei suoi marinai.

Quando la morsa mortale della banchisa sgretolò lo scafo e lo affondò, gli uomini abbandonarono la nave con le provviste e resistettero alla deriva sui ghiacci per cinque mesi, finché non raggiunsero, a bordo di tre scialuppe, Elephant Island, nelle Isole di South Shetland, il più vicino pezzetto di terra solida.

Dal fallimento alla leggenda. Da lì ebbe inizio un piano B che sarebbe passato alla storia: riuscire riportare a casa l'equipaggio. Shackleton ci riuscì con una serie di imprese eroiche: dapprima, la traversata con 5 uomini, di 1.300 km di mare burrascoso a bordo di una scialuppa, per approdare alla più vicina isola abitata, nell'arcipelago della Georgia del Sud. Poi la scalata a piedi, mai tentata prima, delle montagne e dei ghiacciai dell'isola, per raggiungere una stazione baleniera dalla parte opposta e organizzare, finalmente, la spedizione di salvataggio degli uomini lasciati indietro.

Dove cercare. Grazie agli appunti del capitano della nave, Frank Worsley, si conosce più o meno il punto preciso dove si trova il relitto, nella parte occidentale del Mare di Weddell. Un'estate antartica particolarmente mite, con un pack non troppo spesso, dovrebbe consentire alla spedizione sudafricana Endurance22 di ritagliarsi un paio di settimane per la ricerca della nave una volta sul posto.

Nelle acque gelide e povere di vita lo scafo dovrebbe essersi preservato ancora intatto, nella sua distruzione.

Non disturbare. Una flotta di droni sottomarini è pronta a fotografare e filmare il relitto, oltre a farne scansioni laser. Se venisse trovato si tratterebbe il sito come un patrimonio storico da mantenere intatto, come garantito dal Trattato Antartico del 1959. Ma se un cambiamento nei venti e un ribasso delle temperature dovessero rendere il mare sopra il relitto inaccessibile, la rompighiaccio tenterebbe una via alternativa. Tecnici ed equipaggio si accamperebbero su un lastrone di ghiaccio alla deriva sperando così di avvicinarsi all'Endurance e di lanciare sommergibili connessi alla superficie da cavi in fibra ottica, per filmarlo a distanza.

Lo studio dei ghiacci. Se anche il relitto non venisse trovato, la missione, finanziata da un donatore anonimo con 10 milioni di dollari, sfrutterebbe l'opportunità per fare un po' di scienza. A bordo dell'Endurance22 c'è anche Stefanie Arndt, glaciologa dell'Alfred Wegener Institute (Germania) che ha già partecipato alla missione Mosaic, alla deriva nell'Oceano Artico, tra il 2019 e il 2020. Arndt si occuperà dello studio delle proprietà dei ghiacci marini del Mare di Weddell, che sono influenzate dalle precipitazioni nevose. A differenza del ghiaccio artico, in costante declino a causa del global warming, quello antartico ha mantenuto negli ultimi decenni un'estensione piuttosto costante. Si cercherà di capire se la banchisa stia dando i primi segnali di stress termico.

4 febbraio 2022 Elisabetta Intini
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