Storia

L'Endurance, la nave riemersa dai ghiacci

Trovato il relitto dell'Endurance, la nave dell'esploratore Ernest Shackleton, affondata nei mari antartici nel 1915. Una missione hi-tech localizza così un pezzo di storia delle esplorazioni polari. Un monumento a una storia straordinaria di sopravvivenza.

È rimasta lì dal 1915, a 3.008 metri di profondità sul fondo del gelido mare di Weddel, in Antartide: l'Endurance, la nave con cui l'esploratore Ernest Shackleton era partito alla volta dell'Antartide, che finì bloccata e poi lentamente stritolata nei ghiacci della banchisa, fino ad affondare. Ora è stata ritrovata: il relitto è stato localizzato dalla spedizione Endurance22, organizzata da The Falklands Maritime Heritage Trust, partita con questo obiettivo.

La nave per la ricerca polare S. A. Agulhas II è salpata dal Sudafrica a inizio febbraio e, arrivata nel mare di Weddel, ha iniziato le ricerche nelle profondità usando due robot sottomarini Saab Sabertooth. La zona da esplorare si trovava attorno alla posizione segnata dal capitano della Endurance, Frank Worsley, quando il suo vascello si era inabissato: il relitto è stato trovato circa 6,5 km a sud della punto indicato dal capitano Worsley. I robot sottomarini hanno esplorato minuziosamente il fondale usando sonar; quando l'Endurance è stata localizzata, sono stati dotati di telecamere ad alta risoluzione e altri strumenti per effettuare riprese e scansioni. La nave di Shackleton è in ottimo stato di conservazione, a detta dei suoi scopritori (e a quanto si vede da immagini e video diffusi, in cui appaiono parte dello scafo, la poppa con il nome della nave, il timone). Merito delle temperature bassissime e dell'assenza in queste acque di organismi che degradano il legno e quindi i relitti delle navi.

Veduta aerea della rompighiaccio S. A. Agulhas II in navigazione.
Veduta aerea della rompighiaccio S. A. Agulhas II in navigazione. © Falklands Maritime Heritage Trust e James Blake

Nulla è stato portato via: i sottomarini si sono limitati a fare riprese video e rilievi che saranno utili agli studiosi. Questo mentre intanto, in superficie, altri scienziati effettuavano studi e rilievo sulla situazione e l'evoluzione del ghiaccio marino. Il relitto dell'Endurance resta sul fondale antartico, vero monumento all'era delle esplorazioni polari e a una incredibile storia vera di sopravvivenza. Shackleton arrivò infatti in Antartide a bordo della Endurance – partita dalla Gran Bretagna nell'agosto 1914 - con altri 27 uomini, con l'obiettivo di compiere il primo attraversamento dell'Antartide (il norvegese Roald Amundsen aveva raggiunto il Polo Sud nel 1911). Ma la sua nave nel gennaio 1915 restò bloccata tra i ghiacci marini in movimento; fu schiacciata a ottobre e a novembre finì per affondare, come abbiamo raccontato all'inizio. Gli uomini a bordo furono costretti a scendere dalla nave e ad accamparsi sul ghiaccio, continuando ad andare alla deriva sulla banchisa. Arrivati alle acque libere da ghiacci, salirono sulle scialuppe e raggiunsero la disabitata e inospitale Elephant island.

Da lì, Shackleton e altri 5 uomini si imbarcarono in un viaggio di 1.300 km che li portò ad approdare su un'isola della Georgia del Sud. Shackleton raggiunse una stazione di balenieri e da lì organizzò la spedizione per recuperare il resto degli uomini: tra agosto e settembre del 1916, l'equipaggio fu recuperato da Elephant Island e portato in Cile. Si salvarono tutti e la loro epopea entrò nella storia. Ora anche la nave perduta tra i ghiacci, che mancava all'appello, è stata ritrovata.

9 marzo 2022 Giovanna Camardo
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