Endurance e Aurora: le foto di 100 anni fa ritrovate al Polo Sud

In Antartide, nel rifugio di Scott, sono state ritrovate fotografie scattate 100 anni fa: ecco le immagini della sfortunata spedizione Endurance, guidata da Ernest Shackleton.

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Tra i ghiacci del Polo Sud nel dicembre 2013 è stata fatta un'eccezionale scoperta: una serie di negativi fotografici relativi alla spedizione Endurance dell'esploratore britannico Ernest Shackleton. Il materiale è stato ritrovato dal New Zealand's Antarctic Heritage Trust, un'organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di preservare i rifugi antartici di quattro spedizioni di inizio Novecento.
 
I negativi di nitrato di cellulosa si trovavano, ridotti a un unico grumo, nel rifugio eretto a Capo Evans dalla spedizione Terra Nova di Robert Falcon Scott, l'esploratore britannico che arrivò secondo di pochi giorni nella gara per raggiungere il Polo Sud e che morì sulla via del ritorno, travolto da una tormenta, con tutti i suoi uomini nel 1912. In particolare i negativi erano contenuti in una scatola all'interno della camera oscura di Herbert Pointing, il fotografo al seguito di Scott.
 
Gli esperti dell'Antarctic Heritage Trust sono poi riusciti a recuperare 22 immagini e si è così scoperto così che erano del Ross Sea Party, l'equipaggio della Aurora che aveva funzione di supporto a quello dell'Endurance. Qui alcune delle immagini: l'articolo prosegue più sotto.

 

 

Dieci uomini abbandonati al Polo Sud. La storia dell'Aurora è meno conosciuta ma più drammatica di quella dell'Endurance. Dopo che una tempesta in Antartide ruppe gli ormeggi della nave, gli uomini già scesi a terra - dieci in tutto - rimasero abbandonati al Polo Sud, con poche scorte di viveri e nessun vestito di ricambio, dal 7 maggio 1915 fino al 10 gennaio 1917, quando Shackleton recuperò i superstiti.
 
Compito dell'equipaggio dell'Aurora era approntare i rifugi con i rifornimenti per la spedizione dell'Endurance, partendo dal teorico punto di arrivo (il mare di Ross) e andando incontro a Shackleton. Dei dieci uomini rimasti a terra, quattro rimangono nel rifugio di Capo Evans per fare osservazioni scientifiche, combattendo contro la mancanza di viveri e vestiti, il freddo e lo scorbuto. Gli altri sei decidono di portare avanti la missione e si inoltrano tra i ghiacci per allestire i rifugi. L'impresa procede a rilento, gli uomini litigano e, anche se alla fine tutte le strutture previste sono costruite, le ferite, il freddo e le privazioni durante il viaggio di rientro sono insopportabili: il vento soffia oltre i 130 km/h, la neve rende ciechi, la temperatura arriva sotto i -40 °C, la razione giornaliera scende fino a consistere in mezzo biscotto e otto zollette di zucchero, ci si nutre anche col cibo per i cani.

 

Il 9 marzo 1916 Arnold Spencer-Smith, fotografo e cappellano, ad appena due giorni dal rifugio sull'Hut Point, muore per gli stenti. Arrivati al riparo i superstiti trovano provviste scarse. A maggio il capo spedizione Aeneas Mackintosh e un altro uomo, Victor Hayward, decidono di rischiare l'attraversamento del pack - reso sottile dalla stagione calda - per raggiungere un deposito dove recuperare altro cibo. Vengono sorpresi da una tormenta e scompaiono tra i ghiacci, probabilmente inghiottiti dal mare. I sette superstiti dovranno attendere un altro inverno in Antartide, nutrendosi per lo più di carne di foca, prima di avvistare le vele proprio dell'Aurora, al cui comando - riparati in Nuova Zelanda i danni della tempesta - era tornato Shackleton.

 

Una delle fotografie ritrovate a Capo Evans. Qui Alexander Stevens, scienziato capo della spedizione, sul ponte dell'Aurora.

L'impresa. Il centenario della spedizione antartica Endurance, partita da Plymouth con la benedizione della Corona inglese, cade il 9 agosto 2014.

Considerata come l'ultimo atto dell'epoca eroica delle spedizioni antartiche, la missione comandata da Shackleton, con l'obiettivo di attraversare il Polo Sud dal mare di Weddell (Oceano Atlantico) al mare di Ross (Oceano Pacifico), è rimasta famosa per le difficoltà estreme affrontate, e superate, dall'equipaggio.
 
 

La spedizione di Shackleton mirava ad attraversare il continente antartico, dal mare di Weddell al mare di Ross (immagine © WikiMedia Commons).

L'Endurance stritolata. L'Endurance rimane intrappolata nei ghiacci antartici il 19 gennaio 1915. Per settimane i tentativi di liberarla falliscono, fino a quando lo scafo non viene stritolato dalla pressione e i 28 uomini dell'equipaggio devono prepararsi per affrontare a terra l'inverno che oramai incombe. I cani, le provviste e tre scialuppe vengono scaricati dalla nave, con una temperatura di -25 °C.

 

Dopo mesi di marce nel ghiaccio, il 9 aprile 1916 Shackleton e i suoi riescono a calare in acqua le scialuppe e dopo cinque giorni di navigazione nel gelo raggiungono l'isola Elephant. L'isola è un ammasso di rocce e ghiaccio che non offre riparo, è fuori dalle rotte battute e lontano dal percorso previsto. Shackleton capisce che rimanere fermi sarebbe la morte certa.
 

Con altri cinque uomini Shackleton sale sulla scialuppa James Caird e dopo una traversata in mare aperto di 1.500 km, durata circa tre settimane, raggiunge l'arcipelago di isole della Georgia del Sud. Qui, dopo 36 ore di marcia a tappe forzate sul ghiacciaio, il gruppo riesce finalmente a raggiungere le stazioni baleniere e a trovare riparo e rifornimenti, ma soprattutto un modo per contattare il resto del mondo.
 
I 22 compagni lasciati sull'isola Elephant vengono messi in salvo solo tre mesi dopo, il 30 agosto 1916, per via dell'indisponibilità della corona inglese - impegnata nella Prima guerra mondiale - a finanziare in tempi brevi una spedizione di salvataggio. Nessun membro dell'Endurance è morto nell'impresa e di questa restano le meravigliose fotografie dell'esploratore australiano Frank Hurley.

09 Agosto 2014 | Tommaso Canetta