Storia

Elisabetta II, il primo compleanno da vedova

Elisabetta II compie il 21 aprile 95 anni. La parata è stata sospesa per la pandemia e, soprattutto, per la morte di Fillippo. Ecco la storia della regina più longeva del Regno Unito.

Dieci dinastie, più di cinquanta sovrani, più di 1.200 anni di vita. Il trono inglese può vantare la storia "reale" più longeva del mondo. A incarnare il senso della corona c'è oggi una signora di 95 anni (è nata il 21 aprile 1926), appena rimasta vedova del suo amato Filippo, che ha superato nel suo lavoro da regina l'altra mitica sovrana inglese: Vittoria. In carica dal 26 febbraio 1952, Elisabetta, supera infatti i 63 anni e 216 giorni di regno della popolarissima ava, diventando il sovrano con la più lunga anzianità di servizio nella storia della Corona britannica.

Di nuovo una donna al trono. Il 6 febbraio del 1952, 115 anni dopo l'incoronazione della regina Vittoria, una donna tornò a salire sul trono di Gran Bretagna, con un nome, Elisabetta, portato per prima dalla famosa figlia di Enrico VIII nel XVI secolo. Pur avendo regnato in epoche storiche così diverse, Vittoria ed Elisabetta II, secondo la storica inglese Jane Ridley, autrice tra l'altro del libro Victoria: Queen, Matriarch (Empress), hanno molto in comune: «Il carattere di entrambe è stato plasmato dall'essere regina.Chi altro continua a lavorare fino a 90 anni, all'apparenza senza lamentarsi e col sorriso sulla bocca, e senza poter andare in pensione?», si è chiesta la Ridley.

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Secondo calcoli del quotidiano inglese The Telegraph, Vittoria fu sovrana per 23.226 giorni, 16 ore e 23 minuti e sotto il suo regno l'Impero britannico raggiunse il momento di massima espansione: si estendeva su un quarto delle terre emerse. In quei 64 anni, il British Empire era incredibilmente accresciuto, la flotta militare e mercantile vantava il primo posto nella graduatoria mondiale e, in quell'era di prosperità, sostenuta da un'estrema intransigenza nella morale e nei costumi, la casa regnante era riuscita a stendere un velo sui trascorsi poco edificanti dei precedenti sovrani.

le sfide della monarchia. A Elisabetta, invece, è toccato traghettare il regno negli anni della dissoluzione dell'impero. Ha firmato i decreti di indipendenza di 38 colonie per assistere alla nascita del Commonwealth britannico (organizzazione intergovernativa degli oltre 50 Stati dell'ex impero). In un mondo, quello del secolo scorso, di grandi e rapide trasformazioni, ha dovuto anche fronteggiare due sfide di non poco conto per la monarchia: le fatiche della ricostruzione dopo le miserie e le angosce della guerra; e le provocazioni del '68, con un'intera generazione sul sentiero di guerra contro simboli e modi del passato.

Nel mese di ottobre del 1951, in occasione di un viaggio in Canada e negli Stati Uniti, l'allora principessa Elisabetta incontrò il presidente degli Stati Uniti d'America, Harry S. Truman, che commentò dopo averla incontrata: "Quando ero piccolo leggevo le storie di una principessa fatata. Esiste davvero". Quattro mesi dopo Elisabetta diventava regina. Si trovava in Kenya quando dovette rientrare in patria richiamata a casa dalla morte di suo padre Giorgio VI. È probabile che i britannici capirono subito che quella ragazza, giovane ma determinata, sarebbe riuscita a traghettare il Paese attraverso una stagione di profonde trasformazioni sociali ed economiche, che non potevano risparmiare la stessa Corte.

Nel nome del padre.  Suo padre Giorgio VI regnò con profondo senso del dovere e forza di carattere. Fu determinato nel superare la balbuzie che lo affliggeva (la vicenda è stata ricostruita nel film Il discorso del re) e fu inflessibile nel formare e istruire Elisabetta sui compiti di un monarca. Provato dall'abdicazione del fratello Edoardo VIII (motivo per cui toccò a lui salire sul trono) per sposare la divorziata e disinvolta Wallis Simpson, Giorgio VI reagì inasprendo il proprio conservatorismo. A partire dalla scelta del nome (Giorgio si chiamava Alberto) come segno di continuità con il regno di suo padre. In generale fu sempre più incline alla tradizione che all'innovazione e mostrò una dedizione assidua e tenace ai suoi doveri.

Sua figlia dimostrerà più volte nei suoi anni di regno di aver appreso la lezione paterna. Era ancora troppo piccola quando suo zio Edoardo abdicò e fu sua madre, la sorridente e bonaria regina Elisabetta, a spiegarle che la ragion di Stato ha sempre il sopravvento sui sentimenti privati di re e regine (anche se, a onor del vero, il suo fu un matrimonio d'amore dapprincipio contrastato: non era abbastanza titolata per un principe). Fu sempre la Regina madre a dare coraggio alla nazione durante la guerra, decidendo di non lasciare il Paese sotto le bombe tedesche. E questo nonostante la preoccupazione per le due figlie ancora piccole. "Le bambine non possono partire senza di me, io non posso lasciare il re e il re non se ne andrà mai", fu una delle sue frasi più celebri e probabilmente più apprezzate dai britannici.

Ma cosa fa la regina? Intanto va detto che non possiede alcun potere diretto o assoluto. Però è la persona meglio informata del Regno Unito. Di più: è tra le persone più informate dell'intero pianeta. Requisito, questo, fondamentale per svolgere le tre funzioni principali del monarca britannico: "consigliare, incoraggiare e avvertire". A ricordarlo è l'economista Walter Bagehot nella sua opera English Constitution, trattato su ruolo e compiti della Corona. Una responsabilità dunque enorme, come ricorda l'intellettuale britannico Anthony Burgess: «Il potere della regina deriva dal suo sapere e dalla sua autorità morale». 

quasi 70 anni di regno. Tutti i martedì, mentre il parlamento è in seduta, Elisabetta riceve il capo del governo a Buckingham Palace. Non può sostenere una determinata politica, né opporre un veto, ma può esprimere la sua opinione. Se dunque il primo ministro ha l'autorità, la regina ha l'esperienza di chi per quasi settant'anni di regno ha letto ogni documento governativo (solo Elisabetta, insieme al figlio Carlo e al primo ministro, può accedere a tutte le circolari e i rapporti dei ministeri) e ha incontrato i leader mondiali di tutto il mondo. Un po' di tempo fa, il primo ministro David Cameron, dopo aver sollevato una determinata questione, si sentì rispondere da Elisabetta: «Sua Maestà ha risolto quel problema sette primi ministri prima di lei».

Se per la Regina Vittoria il momento più difficile del suo regno fu la morte del marito, il principe Alberto, per Elisabetta gli anni da cancellare sono molti: senz'altro, uno dei peggiori è  il biennio appena trascorso 2020-21. Un periodo segnato dall'esilio volontario del nipote prediletto Harry, rifugiatosi negli Stati Uniti con la moglie Meghan dove ha rilasciato un'intervista esplosiva sull'entourage reale, e dalla recente scomparsa a 99 anni del marito Filippo (9 aprile 2021). Sicuramente, però, anche il 1992 e il 1997 sono stati anni terribili per la regina.

Una crisi dietro l'altra. Nel '92 tre dei suoi figli formalizzarono la rottura del loro matrimonio: Carlo, il primogenito, si separò da Diana Spencer (ex maestrina di sangue blu sposata nel 1981); così pure fece il terzogenito Andrea, sposato a Sarah Ferguson; mentre la secondogenita Anna divorziò da Mark Philips. Bocconi amari per una madre, velenosi per una regina. A peggiorare la situazione ci si mise di mezzo la stampa, che sugli affari di cuore della famiglia reale non si è mai risparmiata. Del resto la royal family ha offerto piatti ghiotti all'ingordigia dei tabloid: il triangolo Carlo-Diana-Camilla (eterna amante del principe di Galles, diventata sua moglie), le confessioni di Lady D, le bizzarrie e i guai finanziari di Sarah Ferguson.

Sempre nel 1992 (vero annus horribilis per la corona) prese fuoco anche la residenza di Windsor. Nel più grande castello abitato del mondo divampò un incendio che distrusse ben nove delle sale di Stato e danneggiò oltre cento ambienti. Ma il peggio doveva ancora venire. Cinque anni dopo, il 6 settembre 1997, l'Abbazia di Westminster ospitava le esequie di Lady D. I fatti sono noti. Il 31 agosto Diana, insieme al suo ultimo compagno Dodi al-Fayed, rimase vittima di un incidente automobilistico sotto il tunnel del Pont de l'Alma a Parigi. La loro Mercedes inseguita da un cronista e da alcuni fotografi si schiantò contro un pilastro della galleria.

Il francobollo del 1986 del Regno Unito dedicato a Elisabetta II.
Il francobollo del 1986 del Regno Unito celebra il 60esimo compleanno di Elisabetta II. © Shutterstock

La morte di Diana Spencer lasciò costernato il popolo britannico e attonita la famiglia reale. Oltre a coinvolgere emotivamente e politicamente il governo inglese e il neoeletto primo ministro Tony Blair, la tragedia mise a dura prova il protocollo di Corte e sembrò travolgere la popolarità stessa della Corona. Elisabetta, erede della tradizione vittoriana, che mal aveva tollerato la separazione di Diana da Carlo e la successiva relazione della principessa con Dodi al-Fayed, dopo l'incidente mortale gestì la situazione con imbarazzo.

Il lutto per Diana. Mentre una processione interminabile di gente comune depositava mazzi di fiori per Diana davanti ai cancelli di Buckingham Palace e attendeva in coda, per ore e ore, pur di firmare a St. James Palace i libri di condoglianze, Elisabetta si ritirava nel lontano castello scozzese di Balmoral. Non solo era incapace di esprimere pubblicamente il proprio cordoglio, ma rifiutava anche di far esibire la bandiera a mezz'asta sul Palazzo Reale, appellandosi alla tradizione che vuole che questa non venga innalzata se la regina non è presente.

Cover Focus Storia Collection Monarchie  - 2016

Questo articolo è tratto da God save the queen di Francesco De Leo, pubblicato su Focus Storia Collection Monarchie.

© focus

Per la prima volta nel suo lungo regno Elisabetta sembrò subire la forza della tradizione e del suo ruolo, che finirono per congelarne comportamenti e sentimenti. Quei valori monarchici, così essenziali per la sovrana, sembrarono inadeguati agli occhi degli inglesi. La tragedia di Parigi rappresentò il punto più critico per il regno di Elisabetta. La perdita della "Principessa del popolo", come l'aveva definita Blair, fu cavalcata dalla stampa per sottolineare la lontananza della regina dai suoi sudditi.

Il silenzio della regina. "Dov'è la regina?", si chiedeva con un titolone in prima pagina il Sun. "La tua gente sta soffrendo. Parlaci, regina", esortava il Mirror. Il Mail, da sempre baluardo della monarchia e dell'impero, la invitava a mettere perlomeno la bandiera a mezz'asta. Persino la Bbc si unì al coro. Paul Reynolds, il corrispondente storico della televisione pubblica da Buckingham Palace, criticò aspramente la validità dei vecchi comportamenti protocollari: "Credo che ci si debbano porre molti interrogativi sul futuro della monarchia e sul suo stile", disse durante il telegiornale. E Jon Snow, uno dei volti più noti del giornalismo televisivo, rincarava su Channel Four: "I Windsor sembrano estranei al dolore e all'affetto che Londra sente per la principessa".

Poi, Elisabetta uscì finalmente dall'impasse. Da Buckingham Palace si comunicò che la regina sarebbe rientrata a Londra, avrebbe presenziato ai funerali che sarebbero stati pubblici, come Blair aveva più volte consigliato (ma non di Stato), e che la bandiera reale, nonostante la tradizione, sarebbe sventolata a mezz'asta sul pennone più alto di Buckingham Palace. Si chiarì nell'occasione che il funerale di Stato, massima onorificenza funebre prevista nel Regno Unito, era appannaggio solo dei sovrani, degli eredi al trono e degli "eroi nazionali".

Il funerale di Lady D. Elisabetta II aveva optato per quello che il protocollo chiama "funerale reale cerimoniale", di norma riservato ai membri della famiglia reale, da cui Diana era stata formalmente estromessa dopo il divorzio. Il 5 settembre 1997 la sovrana si risolse finalmente a parlare ai suoi sudditi e, in diretta televisiva, alla vigilia dei funerali ricordò Diana. Il giorno successivo due miliardi di persone seguirono in diretta le esequie di Lady D: è stato uno degli eventi televisivi più visti della Storia.

Dopo quasi 25 anni da quei momenti così difficili, e dopo la perdita dell'amato marito il principe Fillipo, l'attenzione ora è tutta sul futuro. Chi erediterà la corona? Fra i primi in ordine di successione ci sono Carlo, figlio della regina; William, primogenito di Carlo e Diana; i figli di William George (sette anni), Charlotte (cinque anni) e Louis (tre anni). La prospettiva della corona a Carlo, ormai 72enne, non fa brillare di entusiasmo Elisabetta, che non è mai stata particolarmente tenera con il figlio. Anzi, sembra molto più presa dalla famiglia di William e dagli illustri nipotini. Ma questa è un'altra storia.

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