Storia

Darwin e il viaggio che cambiò il mondo

Tra il 1831 e il 1836 Darwin circumnavigò il globo, in un estenuante viaggio, a bordo del brigantino Beagle. Al suo ritorno niente fu più come prima.

Il 12 febbraio 1809 nasceva a Shrewsbury Charles Darwin, quinto di sei figli del medico generico del paese. Naturalista, diventò famoso per la sua teoria dell'evoluzione delle specie animali e vegetali, contestata ancora oggi da creazionisti religiosi. Ma come nacque questa brillante intuizione che avrebbe cambiato la Storia? Da un tormentato viaggio, che lo portò nelle zone più remote del mondo, come spiegò lui stesso... "In conclusione, mi sembra che nulla possa essere più utile per un giovane naturalista di un viaggio in Paesi lontani. Esso acuisce e in parte mitiga nello stesso tempo quei bisogni e quei desideri che […] ogni uomo prova anche quando tutte le sue necessità siano pienamente soddisfatte". Così scrisse Charles Darwin nel suo Viaggio di un naturalista intorno al mondo, sintetizzando quello che definì "l'avvenimento più importante della mia vita e quello che ha determinato tutta la mia carriera", ovvero l'esperienza a bordo della nave di Sua Maestà (Her Majesty's Ship) Beagle. La fine di quella navigazione, durata quasi cinque anni e per lui fonte di inesauribili soddisfazioni, offrì infatti a Darwin l'occasione di porre le basi delle sue teorie future.

Un Pianeta da scoprire. Tutto era iniziato il 27 dicembre 1831 quando un brigantino, l'HMS Beagle appunto, era salpato dal porto inglese di Plymouth al comando di un giovane capitano, Robert FitzRoy. La nave aveva fatto rotta verso l'Atlantico del Sud per esplorare le coste dell'America Meridionale, con lo scopo di fare rilevamenti per realizzare carte nautiche aggiornate e tracciare nuove rotte da mettere a disposizione della marina britannica, dominatrice dei mari nel corso del XIX secolo. Una spedizione di routine, se non fosse stato che tra i membri dell'equipaggio c'era un "marinaio" molto speciale: Charles Darwin. Per comprendere appieno quell'avventura dobbiamo salire su una macchina del tempo e calarci nei panni di uno studioso del XIX secolo per il quale buona parte del pianeta Terra era uno scrigno di meraviglie ancora tutte da scoprire. Fuori dall'Europa c'erano migliaia di specie animali mai viste e dalle abitudini sconosciute, immensi territori coperti da una flora diversa da quella europea e abitati da popoli che apparivano primitivi e selvaggi a chi proveniva dal Vecchio continente.

A BORDO PER CASO. Quando mise piede per la prima volta sul ponte della nave, il futuro padre dell'evoluzionismo era uno sconosciuto ventiduenne che aveva ricavato ben poco dagli studi universitari in medicina e teologia e che era animato, come scrisse anni dopo nella sua Autobiografia, da "un ardente desiderio di contribuire alla nobile struttura delle scienze naturali".

Il padre, medico di successo, lo considerava con disprezzo un "cacciatore di topi" e lo voleva avviare alla carriera ecclesiastica così che avesse almeno un avvenire sicuro. Darwin si vedeva già rinchiuso in una canonica a vita quando, per puro caso, tutto cambiò. FitzRoy, al suo primo vero comando, era preoccupato dalla solitudine che poteva condurre alla disperazione un capitano durante una missione pensata per durare due anni (e che alla fine si prolungò di oltre il doppio). Temeva di fare la fine del suo predecessore sulla Beagle, caduto in depressione e suicidatosi durante la traversata. Pensò quindi di cercare qualcuno con cui condividere il viaggio e che magari avesse interessi naturalistici, dato che la nave avrebbe toccato territori inesplorati. Incassato un rifiuto dietro l'altro da amici e conoscenti, accettò la candidatura di Darwin senza sapere che sarebbe entrato così nella Grande Storia.

Darwin - Beagle
Francobollo stampato a Cuba nel 2009 per ricordare la spedizione del brigantino Beagle. © Boris15 / Shutterstock

Un duro TIROCINIO. Per il giovane Darwin il viaggio fu proprio l'occasione di cui aveva bisogno: si trattò infatti di un apprendistato sul campo che superò ogni aspettativa. In poco meno di cinque anni circumnavigò il globo, esplorando le coste e l'entroterra di buona parte dell'America Meridionale oltre agli arcipelaghi al largo del continente e le terre dell'Oceania, in gran parte non ancora colonizzate. L'impatto di questi viaggi di esplorazione, sugli studiosi dell'Ottocento e su Darwin in particolare, fu enorme. I naturalisti del tempo partivano con in testa una concezione secondo la quale vi era nella natura un ordine immutabile voluto da Dio e modellato una volta per tutte dalla creazione. Si aspettavano quindi di trovare anche fuori dall'Europa le stesse specie che vivevano nel Vecchio continente. La scoperta che non era così e che la vita sulla Terra era molto più ricca e varia del previsto li metteva in crisi, obbligandoli a domandarsi da dove venisse tanta diversità. A Darwin questo accadde fin dalla prima tappa del viaggio, l'isola vulcanica di Santiago nell'arcipelago di Capo Verde. Qui cominciò a riempire quaderni di appunti e disegni e a raccogliere piante essiccate, fossili, rocce, pelli e scheletri di animali da inviare in Inghilterra. Divenne allora sua abitudine, una volta arrivato in un nuovo territorio, abbandonare il prima possibile la nave per inoltrarsi nella terraferma per lunghe spedizioni a cavallo, che potevano durare settimane, dando appuntamento a FitzRoy e al suo equipaggio al successivo approdo. Nei quasi cinque anni del viaggio, Darwin trascorse ben 39 mesi spostandosi via terra e soltanto 18 in navigazione.

ALLE ORIGINI della specie. Nessun naturalista prima di lui aveva avuto la possibilità di accumulare una tale quantità di osservazioni, disegni, appunti, riflessioni. Nell'entroterra del Brasile, dell'Uruguay, in Patagonia e nella Terra del Fuoco vide trasformazioni geologiche, fossili, varietà di animali e piante che facevano a pugni con l'idea di storia naturale dominante al suo tempo. Questa evidenza divenne ancora più chiara quando nel 1835 giunse nelle sperdute Galapagos, al largo dell'Ecuador, e vide per la prima volta tartarughe terrestri giganti, con carapaci di forma leggermente diversa a seconda dell'isola in cui vivevano. Lo stesso notò in altri animali dell'arcipelago. Era come se lì la creazione fosse impazzita, seminando una quantità incredibile di specie endemiche, del tutto assenti altrove. E le sue perplessità aumentarono osservando quelli che oggi chiamiamo "fringuelli di Darwin". Fu proprio alle Galapagos che gli balenò un pensiero che trovò forma in una lettera del 1844: "Sono quasi convinto (contrariamente alle opinioni da cui ho cominciato) che le specie non sono (è come confessare un delitto) immutabili".

Darwin - Fringuelli
Esemplare femmina di fringuello di Darwin (Galapagos, Ecuador). © LABETAA Andre / Shutterstock

CONVIVENZA DIFFICILE. Il "delitto" che Darwin aveva confessato fu concepito a bordo della Beagle e scavò un solco profondo tra il naturalista inglese e il capitano FitzRoy. Il che rese ancora più complicata una spedizione che sembrava non finire mai, rallentata da tempeste, terremoti, malattie tropicali, zone dove era impossibile attraccare a causa di guerre o epidemie di colera. Per FitzRoy lo scopo del viaggio era, oltre che aprire nuove rotte alla colonizzazione britannica, civilizzare (leggi: convertire al cristianesimo) i popoli che incontrava lungo il percorso della nave. E sul fronte scientifico cercava prove che confermassero l'immutabilità della creazione divina, non indizi che la mettessero in dubbio. Il capitano aveva sperato di trovare nel giovane naturalista un alleato, invece scoprì che era il suo rivale. Un rivale che procedeva di gran lena nel suo lavoro, mentre le rilevazioni nautiche segnavano il passo. A un certo punto FitzRoy ebbe un crollo nervoso e decise addirittura di lasciare il comando, ritornando sulla propria decisione e portando a termine la missione solo per l'insistenza del suo secondo e dopo avere concordato la riduzione dei programmi di ricerca. Il viaggio proseguì verso l'Oceania, il che consentì a Darwin di visitare Tahiti, alcune zone della Nuova Zelanda e dell'Australia e di venire a contatto con fauna e flora ancora più insolite di quelle già uniche viste in America Meridionale.

Dall'Australia la Beagle fece rotta nuovamente verso le coste del Sud America, per verificare alcune misurazioni risultate poco accurate. Soltanto il 2 ottobre 1836 giunse a Falmouth, in Cornovaglia.

Darwin - Francobollo
Francobollo inglese, stampato nel 2006, per ricordare Charles Darwin. © chrisdorney / Shutterstock

ULTIMO APPRODO. Darwin abbandonò per sempre la Beagle subito dopo essere entrato in porto e nel resto della sua esistenza non lasciò mai più l'Inghilterra. A quei cinque anni di giovanile avventura continuò però a tornare con la memoria e con gli scritti, perché erano stati il suo felice tirocinio di naturalista. Lo stesso non poteva dire il capitano FitzRoy, che non ottenne dalla spedizione quel prestigio che probabilmente si aspettava. Raggiunse comunque il grado di ammiraglio e fu un pioniere della meteorologia moderna. Ma si rivelò anche uno dei più accesi avversari delle teorie darwiniane. Quando l'evoluzionismo venne discusso a Oxford nel 1860, Darwin non era presente perché malato, mentre FitzRoy era in sala. Il vecchio comandante della Beagle si alzò improvvisamente in piedi tra il pubblico e agitando la Bibbia urlò che quella era l'unica fonte di verità e che lui aveva avvertito il suo compagno di viaggio dell'eresia che stava compiendo, ma a nulla erano servite le sue parole. Cinque anni dopo FitzRoy si tolse la vita.  

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Questo articolo è tratto da "Il viaggio che cambiò il mondo" di Roberto Roveda, pubblicato su Focus Storia 181 (novembre 2021), disponibile in formato digitale. Leggi anche il nuovo numero di Focus Storia ora in edicola.

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