Da quando gli uomini comandano?

Una discussione sul ruolo della donna e sul perché oggi il suo peso nella società può cambiare.

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Ann Eliza Webb Dee Young Denning, una delle cinquantacinque mogli di Brigham Young: fu poi una critica della poligamia, denunciò apertamente l'oppressione delle donne e fu una fervente sostenitrice dei diritti delle donne durante il XIX secolo.|Shutterstock

Viviamo in società patriarcali e per un uomo è molto più facile che per una donna arrivare ai vertici del comando. La questione, molto complessa, è trattata in un articolo del New Scientist che fa il punto su studi precedenti e che parte da un assunto ben noto: il predominio maschile è questione antica, iniziata 12.000 anni fa.

 

Come gli scimpanzè? La società degli scimpanzé non è una rappresentazione di quella dei nostri antenati, ma quella struttura sociale aiuta a capire qualcosa in più sull'equilibrio tra i sessi.

 

Nelle comunità di quei primati comanda il maschio secondo una logica patriarcale: i maschi dispongono delle femmine, prendono il loro cibo, copulano forzatamente con loro e arrivano a ucciderle.

 

Secondo gli studiosi, questi comportamenti si possono spiegare con il fatto che i maschi trascorrono la vita nel gruppo in cui sono nati, mentre le femmine si inseriscono nel clan del partner. Questo non è senza conseguenze: il branco maschile è più coeso, perché nel corso del tempo ha imparato a cooperare rinsaldando i legami interni.

 

8 marzo, festa della donna, Giornata internazionale della donna
A sinistra un manifesto per la giornata della donna dell'8 marzo 1914. A destra la copertina della Domenica del Corriere racconta del primo congresso delle Donne Italiane (1908). Vedi: Femminismo e Festa della Donna.

 

Residenza patrilocale. In qualche modo c'è un parallelismo con la società degli uomini: dove le donne si trasferiscono a vivere con la famiglia del compagno, gli uomini tendono ad avere più potere e privilegi e si crea quella che gli studiosi definiscono residenza patrilocale, strettamente connessa al patriarcato.

 

Se con le prime società stanziali le donne avessero scelto, o avessero avuto la possibilità di restare nel gruppo in cui erano cresciute ci sarebbero state probabilmente società più egualitarie.

 

Uniti si vince. Se ciò non è avvenuto fu però per "ragioni di sicurezza": secondo alcuni studi le cose si sono messe in questo modo circa 12.000 anni fa, con l'avvento dell'agricoltura e delle società stanziali, quando divenne prioritario difendersi. È possibile che fu allora che le donne "rinunciarono a fare squadra", lasciando il potere passare progressivamente nelle mani degli uomini, che scelsero di vivere in clan: padri, figli e i maschi imparentati decisero di stare vicini gli uni agli altri, e il loro potere fu rinsaldato dalla decisione di tramandare la proprietà in linea maschile.

 

Il dominio maschile non è insomma una "condizione naturale". Se si è affermato è perché tra le donne è mancata una rete solidale, e in questo modo sono diventate subordinate agli uomini.

 

Patriarcato, sessismo
Infermiere italiane in ospedale da campo, cartolina del 1915: ritratto di una professione tra bisogni, mode e stereotipi. | National Library of Medicine

 

Bonobo femministe? Che la cooperazione sia fondamentale lo conferma un'altra società di primati, quella dei bonobo: un esempio di società patrilocale dominata dalle femmine. Queste hanno una stazza inferiore, pesano il 15% in meno dei maschi e hanno quindi meno forza fisica. Eppure riescono a imporsi, perché cooperano e creano alleanze.

 

Anche in questo caso ci sono dei parallelismi possibili: cooperazione e condivisione di esperienze e iniziative sono le chiavi di volta per arrivare a una società più giusta ed equilibrata, anche passando attraverso la "giustizia" - come hanno mostrato recenti iniziative come #MeToo.

29 Aprile 2018 | Giuliana Rotondi