Storia

Da quando è possibile cambiare sesso attraverso la chirurgia?

Il tedesco Magnus Hirschfeld negli Anni '20 fu il primo medico ad aiutare chi non si riconosceva nel proprio sesso. Ma fu travolto dall'omofobia nazista.

Il medico Magnus Hirschfeld fu un pioniere nella lotta contro la discriminazione sessuale, scopriamo la sua vicenda attraverso l'articolo "La prima clinica per cambiare sesso" di Elisa Venco, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Pioniere. Inaugurato il 6 luglio 1919 a Berlino, l'Institut für Sexualwissenschaft (Istituto di sessuologia) ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia della lotta alla discriminazione sessuale. Eppure in pochi conoscono il suo fondatore, il medico tedesco Magnus Hirschfeld (1868-1935). E ancora meno sono quelli che sanno dove si trovasse l'edificio in cui nel 1930 furono eseguite le prime operazioni chirurgiche di riassegnazione di genere (ovvero di cambio di sesso) nel mondo: una villa nel quartiere di Tiergarten, dove accorrevano ogni anno migliaia di pazienti.

Tabù sessuali. Hirschfeld si occupava non solo di omosessualità e travestitismo (fu il primo a coniare la definizione di "travestito," che dà il titolo a un suo saggio del 1910), ma anche di educazione sessuale, infertilità, contraccezione e malattie veneree, all'epoca argomenti tabù. La decisione di fondare l'istituto era maturata circa vent'anni prima della sua inaugurazione, a causa di una tragedia.

La miccia. Una sera del 1896 Hirschfeld aveva trovato ad attenderlo davanti alla porta di casa un ufficiale tedesco. Si trattava di un paziente che il dottore aveva seguito a causa di una "depressione" che in realtà nascondeva ben altro: un'inclinazione omosessuale, qualcosa che allora era inaccettabile per la maggioranza delle persone. Figuriamoci per un militare. Incapace di resistere all'attrazione verso altri uomini, alla vigilia delle sue nozze l'ufficiale era venuto a confessare la sua "vergogna" al medico. Pochi giorni dopo il soldato si suicidò, lasciando una lettera per Hirschfeld in cui dichiarava che "il pensiero che lei potrebbe contribuire a (un futuro) in cui la patria tedesca penserà a noi in termini più giusti addolcisce l'ora della morte".

SCIENZA VS PREGIUDIZIO. Colpito dalle parole del suicida, l'anno successivo Hirschfeld fondò un Comitato scientifico-umanitario con l'obiettivo di difendere i diritti degli omosessuali e soprattutto di abrogare il cosiddetto Paragrafo 175, una norma che dal 1871 in Germania puniva la "fornicazione innaturale, commessa tra persone di sesso maschile o da persone con animali": chiunque fosse trovato in atteggiamenti "non etero" poteva venire privato dei diritti civili ed era passibile di reclusione. E tra costoro c'era il medico stesso, che nel mondo scientifico era ironicamente soprannominato l'"Einstein del sesso" mentre nei ritrovi gay di Berlino era "Zia Magnesia".

In realtà, fino agli Anni '30, la norma fu raramente applicata perché per una condanna occorrevano una confessione o una testimonianza, e trattandosi per lo più di rapporti consensuali in genere mancavano entrambe. Ma era comunque una minaccia. Così, per chiederne la cancellazione, Hirschfeld raccolse oltre 5mila firme, incluse quelle dello scienziato Albert Einstein e degli scrittori Alfred Döblin e Hermann Hesse. Arrivata in Parlamento nel 1898, la sua petizione fu appoggiata solo da una minoranza del Partito socialdemocratico.

Battuto ma non vinto. Tramite il Comitato scientifico-umanitario Hirschfeld iniziò a raccogliere dati e distribuire sui treni e nei locali pubblici opuscoli scientifici diretti a superare i pregiudizi, con l'obiettivo, per esempio, di sensibilizzare i genitori di ragazzi gay sulla "normalità" dei loro figli o illustrare "Cosa le persone devono sapere sul terzo sesso" (ovvero sui transgender).

Il medico sperava che le sue pubblicazioni e ricerche avrebbero ammorbidito la riprovazione generale verso chi non era eterosessuale. Sceneggiò persino un film, il primo con un protagonista omosessuale: Anders als die Andern (Diverso dagli altri, 1919). Era la storia di un violinista gay che, dopo essere stato ricattato per non rivelare il suo segreto, si suicida, proprio come il soldato conosciuto da Hirschfeld.

Contestato. La campagna di sensibilizzazione non sempre funzionò. Nel 1921, al termine di una conferenza, Hirschfeld fu colpito da un lancio di sassi che gli provocò una frattura al cranio.

Pochi giorni dopo un giornale ultranazionalista scriveva: "L'erba cattiva non muore mai. Il ben noto dottor Magnus Hirschfeld è stato colpito così duramente da farlo considerare ormai morto. Apprendiamo ora che si sta rimettendo dalle ferite. Non esitiamo a sostenere che ci dispiace che questo vergognoso e orribile avvelenatore del nostro popolo non abbia trovato la sua ben meritata fine".

L'inizio della fine. E sarà proprio l'affermazione del partito nazista (Hitler fu nominato cancelliere nel 1933) a porre fine alla magica epoca d'oro di Berlino: nei ruggenti anni Venti nella capitale tedesca si contavano centinaia di locali per gay e lesbiche. Un'atmosfera trasgressiva che è ben rispecchiata dallo scrittore britannico Christopher Isherwood in romanzi come Addio a Berlino, che ha ispirato il musical Cabaret e l'omonimo film del 1972.

Approccio scientifico. Quella libertà era stata anche merito degli sforzi di Hirschfeld, che per la prima volta aveva fornito un approccio scientifico all'omosessualità e al travestitismo. Sostenendo «che la scienza, anziché la morale religiosa, dovesse dettare il modo in cui lo Stato e la società dovevano rispondono alla sessualità», ricorda Laurie Marhoefer in Sex and the Weimar Republic (University of Toronto Press), dal 1908 per circa vent'anni il medico riuscì persino a convincere la polizia a concedere ai travestiti di entrambi i sessi un'"autorizzazione al travestimento" che evitava multe o la detenzione fino a due anni a chi "disturbava la pubblica quiete".

Infatti, secondo Hirschfeld, a spingere un paziente a quell'insolito tipo di abbigliamento era una particolare condizione medica, non una forma di devianza sessuale.

I PRIMI INTERVENTI. In più, riconoscendo che le persone possono sentirsi di un genere contrario al sesso certificato sui documenti, il dottore tedesco pensava che la scienza dovesse fornire loro una possibilità di avvicinarsi alla loro vera identità. Di qui la decisione di eseguire nel 1930 con il collega Ludwig LevyLenz uno dei primissimi interventi chirurgici per un cambio di sesso.

Il paziente era il danese Einar Wegener, che poi avrebbe assunto il nome di Lili Elbe, la cui storia è raccontata nel film The Danish Girl (2015). Non è chiaro se la prima operazione rimosse solo i testicoli o anche il pene, ma fu sufficiente perché il paziente ottenesse un passaporto con il nome di Lili e risultasse separato dalla moglie Gerda. Seguirono altri interventi e altri medici, ma Lili morì a seguito di complicanze legate a un trapianto di utero il 13 settembre 1931.

Vaginoplastica. Pochi mesi prima, nel giugno 1931, Dora Richter (alla nascita, Rudolph), che lavorava come domestica per Hirschfeld, completò la prima transizione completa da uomo a donna, diventando la prima trans sottoposta a vaginoplastica.

Gli interventi coronarono gli ultimi anni di gloria del chirurgo, sempre più osteggiato dai simpatizzanti nazisti. Le camicie brune in quel medico riconoscevano tutto ciò che avevano preso a bersaglio: un ebreo, un omosessuale, un elettore di idee liberali e un pacifista.

Ascesa degli ideali nazisti. Inoltre, mentre Hirschfeld sosteneva che l'omosessualità fosse innata, e che non fosse una condizione "contro natura", i nazisti la ritenevano il frutto di una degenerazione culturale che metteva in pericolo la famiglia patriarcale e distraeva i maschi ariani dal dovere di fare figli per la nazione.

REPRESSIONE. Il 6 maggio 1933, mentre Hirschfeld si trovava all'estero, la gioventù studentesca hitleriana attaccò il suo istituto, sequestrando una lunga lista di nomi di pazienti tra cui, sostengono alcuni studiosi, quelli di molti gerarchi del Partito nazionalsocialista. Dagli archivi sparirono 20mila volumi, insieme a migliaia di fotografie, nomi e indirizzi di persone che si trovarono così in balia delle ritorsioni naziste.

Il rogo. La notte del 10 maggio molti libri della biblioteca, la più vasta mai messa insieme in tema di omosessualità, vennero pubblicamente bruciati, insieme ad altri volumi di membri "dell'intellettualità giudaica", come disse il ministro della Propaganda Joseph Goebbels.

Hirschfeld vide il rogo dei suoi libri in un cinegiornale. Morì a Nizza nel 1935 senza più tornare in Germania, dove il clima omofobo era ormai diventato insostenibile.

Omofobia. Tra il 30 giugno e il 1° luglio 1934, nella cosiddetta "notte dei lunghi coltelli", su ordine del Führer membri delle Ss, il servizio di sicurezza del Partito nazionalsocialista, eliminarono i vertici delle Sa, la milizia d'assalto nazista, e uccisero il loro leader, Ernst Röhm, amico fraterno di Hitler e noto omosessuale. Quello tra Ss e Sa era un regolamento di conti per il potere, ma fu presentato all'opinione pubblica come l'eliminazione di ogni forma di devianza tra i militanti nazisti. In breve tempo il numero di condanne in base al Paragrafo 175 salì vertiginosamente, passando dalle 801 del 1932 alle oltre 8mila del 1937.

La strage. Secondo Robert Bleachy, autore di Gay Berlin. L'invenzione tedesca dell'omosessualità (Bompiani), 50mila individui furono imprigionati e mandati in campi di concentramento, dove le loro divise erano contrassegnate da un triangolo rosa.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

6 luglio 2024 Focus.it
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