Storia

Nuovi indizi sulla fine dei Neanderthal

Due denti da latte rinvenuti in Liguria e in Veneto apparterrebbero ai primi Sapiens giunti in Europa 42 mila anni fa. Una civiltà che, con le sue innovazioni tecnologiche, avrebbe contribuito alla scomparsa dei Neanderthal.

Due antichissimi denti da latte rinvenuti in due diverse grotte italiane stanno gettando nuova luce su una annosa questione archeologica: quella della delicata transizione tra cultura Neanderthal e civiltà Sapiens, avvenuta in Europa tra i 42 mila e i 39 mila anni fa.

I due reperti associati a una cultura detta Protoaurignaziana (dal nome del sito archeologico di Aurignac, nel sud della Francia) caratterizzata da una forte innovazione tecnologica nella lavorazione di strumenti in pietra, apparterrebbero a esseri umani anatomicamente moderni: a Sapiens, e non a Neanderthal. Proprio questa rivoluzione tecnologica potrebbe aver contribuito alla scomparsa definitiva degli ominidi con cui condividiamo parte del nostro passato evolutivo.

È questa la conclusione di un importante studio dell’Università di Bologna e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia (Germania), in collaborazione con ricercatori dell’Università di Ferrara, Genova, Torino, dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e della Soprintendenza Archeologia della Liguria. La ricerca è stata pubblicata su Science.

Rivoluzione tecnologica. Circa 42 mila anni fa, l'Europa sudorientale e centromeridionale fu investita da un diffuso miglioramento nella lavorazione di strumenti in osso e pietra scheggiata, e di ornamenti personali. Questo periodo viene comunemente associato al passaggio da civiltà Neanderthal a civiltà Sapiens. Ma su chi fossero stati i fautori del salto tecnologico non c'era ancora chiarezza.

Tra i siti archeologici più rappresentativi di questa cultura vi sono la Grotta di Fumane (Veneto) e Riparo Bombrini (Liguria). Proprio qui sono stati scoperti due denti ben conservati e non attribuiti finora con certezza a nessuna specie.

Un aiuto dalla biomedicina. Utilizzando sofisticate tecniche di visualizzazione tridimensionale, come la microtomografia computerizzata (che permette di analizzare la struttura interna dei reperti senza pregiudicarne l'integrità), Stefano Benazzi dell'Università di Bologna ha misurato lo spessore dello smalto del dente di Riparo Bombrini. Stabilendo che è spesso come quello dell'uomo anatomicamente moderno, e non sottile come quello dei Neanderthal.

Analisi al radiocarbonio di ossa animali e carbone ritrovati nel sito hanno confermato che il bambino Sapiens a cui apparteneva il dente visse tra i 40.710 e i 35.640 anni fa.

Uno di noi. I ricercatori del Max Planck hanno invece estratto il DNA mitocondriale (cioè il materiale genetico trasmesso per via materna) dall'altro dente, di Grotta di Fumane, databile tra i 41.110 e i 38.500 anni fa. Questo è stato confrontato con campioni genetici di esseri umani antichi, di Neanderthal, scimpanzé e uomo di Denisova, ed è risultato appartenere a un Sapiens.

Coesistenza e declino. «I due denti rinvenuti rappresentano i resti fossili più antichi d'Europa appartenenti ai primi Homo sapiens associati con certezza ad un contesto culturale Aurignaziano»; spiega Benazzi. Sarebbero quindi gli esseri umani moderni i rappresentanti di questa cultura.

Forse proprio la superiorità tecnologica ad essa connessa potrebbe aver contribuito, dopo circa 3 mila anni di coesistenza con i Sapiens, al progressivo declino della civiltà Neanderthal, avvenuto in Europa circa 39 mila anni fa.

26 aprile 2015 Elisabetta Intini
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