Le 15 tappe più importanti della storia della medicina legale

Nata come disciplina secondaria, la medicina legale è diventata la scienza più temuta dai criminali. Ecco come si è evoluta, dall’anatomia del ’500 fino alle scoperte del secolo scorso.

1575 - Autopsia. Nel 1575 il chirurgo di corte francese Ambroise Paré descrisse nel dettaglio come distinguere le ferite inferte con armi da fuoco da quelle inflitte con armi da taglio. Il testo è considerato l’antesignano della moderna medicina legale.
Meno di cent’anni dopo, nel 1663, il medico danese Thomas Bartholin stabilì che i polmoni dei bimbi nati morti affondano in acqua, non avendo mai contenuto aria. La scoperta tornò utile 19 anni dopo, quando un’autopsia per la prima volta nella Storia decise l’esito di un processo penale. Una ragazza tedesca di 16 anni era stata accusata di avere affogato il figlio appena nato. Il medico Johann Schreyer, di fronte al giudice, immerse i polmoni della piccola vittima in una bacinella d’acqua. Questi affondarono immediatamente, dimostrando che il bimbo era nato morto. La ragazza, che rischiava il patibolo, fu rilasciata.

1813 - Tossicologia. L’omicidio per avvelenamento era in passato quasi impossibile da scoprire, specialmente se la vittima era stata uccisa con l’arsenico (nella foto). I sintomi dell’avvelenamento da arsenico possono infatti essere confusi con quelli di altre malattie. Solo nel 1813 il medico francese Mathieu Orfila espose in un voluminoso saggio le ricerche sui veleni e i metodi messi a punto per scoprirne le tracce.
Un punto di svolta per la tossicologia avvenne nel 1836, quando il chimico inglese James Marsh riuscì a ideare un metodo per smascherare proprio l’avvelenamento da arsenico. Marsh mise un lembo di pelle di un uomo vittima di questo potente killer in una provetta con zinco e un acido e constatò che veniva liberata arsina, un gas composto da arsenico e idrogeno.

1878 - il primo manuale. Alla fine dell’Ottocento il medico austriaco Eduard von Hofmann (1837-1897) pubblicò un manuale anatomico molto particolare, intitolato Atlante di medicina legale. Quel libro divenne presto una “bibbia” nel settore, grazie alle dettagliate descrizioni di autopsie svolte nel corso delle indagini. Ecco un esempio: “La vittima è stata dapprima colpita con un ferro da stiro e ha quindi ricevuto numerosi altri colpi; le sue coste si sono fratturate per una coltellata o per aver ricevuto un calcio nel petto; le lesioni alla gola sono state causate da una pugnalata; la morte è sopravvenuta per dissanguamento”.
Nel manuale gli studenti di medicina potevano vedere immagini di cadaveri che erano stati strangolati, impiccati, soffocati, colpiti alla testa con un corpo contundente, annegati o avvelenati con il monossido di carbonio, l’acido solforico o l’arsenico. E imparare a riconoscerli.

1881 - Entomologia. I primi parassiti si posano sulla vittima già pochi minuti dopo la morte: mosche e insetti necrofori invadono il cadavere e danno inizio al loro ciclo vitale. I dettagli del loro lavorìo sono noti dal 1881, grazie al medico tedesco Hermann Reinhard.
Sei anni dopo il francese Pierre Mégnin descrisse per primo come gli insetti colonizzano i cadaveri, gettando le basi per l’utilizzo dell’entomologia (lo studio degli insetti) nella medicina legale. Oggi si sa che mosche e sirfidi si posano su un cadavere nei primi 3 giorni. Le mosche vi depongono le uova, che si schiudono dopo circa un giorno. Mentre le larve crescono, arrivano i primi scarafaggi. Dopo 8 giorni formiche e insetti necrofori invadono il corpo; altre specie arrivano dopo circa 14 giorni. Esaminando insetti, quantità di uova, dimensioni di larve ed eventuali pupe, gli entomologi possono stimare con precisione il tempo trascorso dalla morte.

1888 - Impronte digitali.Nel 1860 un ufficiale inglese di stanza in India, William Herschel, si accorse che le impronte dei polpastrelli sono uniche per ogni individuo. Cominciò così a usarle come firma in calce ai contratti dei propri impiegati. Ma fu solo nel 1888 che un connazionale di Herschel, Francis Galton, tornò ad occuparsi di impronte digitali.
Galton studiò centinaia di impronte e le divise in 3 gruppi principali: ad arco, ad anello e a vortice. Pose così le basi per il sistema ancora oggi utilizzato per archiviare le impronte. Galton suggerì alcuni modi per utilizzare le impronte in un’investigazione criminologica.

1895 - Ricostruzione dei lineamenti. Uno dei punti cardine di un’indagine è identificare la vittima. La svolta nella ricostruzione dei lineamenti avvenne nel 1895, quando l’anatomista svizzero Wilhelm His sezionò 37 cadaveri per studiarne i lineamenti in relazione alla forma del cranio. In collaborazione con uno scultore ricostruì così il viso di Johann Sebastian Bach. Confrontando il risultato con il ritratto del compositore settecentesco, His constatò che il metodo funzionava.
Oggi la ricostruzione dei lineamenti è una scienza a sé: dalla forma del cranio si può ricostruire il viso di una vittima sconosciuta.
Nell'immagine, il profilo di Bach ricostruito da Wilhelm His nell’800.

1900 - Antropometria. Uno dei compiti di Alphonse Bertillon (1853-1914) alla prefettura di Parigi era annotare le segnalazioni di criminali su piccoli cartoncini. Era un sistema poco pratico e serviva molto tempo per trovare i recidivi tra gli altri cartoncini. Bertillon si ingegnò e mise a punto il metodo antropometrico, il primo sistema affidabile per identificare i malviventi.
Sotto ogni fotografia, sulla scheda (foto), venivano riportati altezza, peso, altre misure corporee e segni particolari. Era nato il primo registro segnaletico. Le foto “alla Bertillon” e le sue schede, come le foto sulla scena del crimine, si usano ancora.

1929 - Balistica [PArte I]. In ogni arma ci sono piccoli segni distintivi conseguenza della fabbricazione. A causa dell’usura delle macchine di produzione, infatti, ogni nuova arma ha un percussore e una canna che differiscono leggermente da quelli dell’arma prodotta poco prima dalla stessa macchina. È uno dei presupposti alla base della balistica forense, l’analisi delle armi da fuoco usate nei crimini.
Questa disciplina ebbe un’anticipazione nel 1835, quando il detective inglese Henry Goddard scoprì da minimi difetti di fusione che i proiettili usati in un omicidio provenivano dallo stampo in possesso di uno dei sospettati. La balistica fece però il suo esordio ufficiale nel 1929...

Nella foto, alcuni proiettili. Il passaggio del proiettile nella canna lascia sullo stesso particolari scanalature.

1929 - Balistica [PArte II]. La balistica fece però il suo esordio ufficiale nel 1929, quando a Chicago sette membri di una gang furono massacrati nel giorno di San Valentino. L’esperto balistico Calvin Goddard raccolse 70 bossoli dalla scena dell’omicidio e constatò che un gruppo di armi automatiche Thompson vi avevano lasciato i loro segni. Alcuni mesi più tardi la polizia sequestrò due Thompson alla banda di Al Capone: le armi erano le stesse, e i colpevoli finirono dietro le sbarre.

1931 - Analisi del capello. Nel 1931 il professore scozzese John Glaister pubblicò un lavoro sull’analisi dei capelli nella medicina legale, traendo una conclusione che oggi sembra ovvia: quando la vittima e l’assalitore lottano, su entrambi restano sempre capelli e microscopiche fibre di tessuto. Le fibre dei capelli sono estremamente resistenti, tanto che anche quelli di un cadavere decomposto possono indicare il gruppo etnico, l’età e lo stato di salute del morto. In più, Glaister provò anche a ipotizzare, in base alle fibre tessili trovate sulla vittima, come avrebbero potuto essere vestiti gli assalitori (lana, cotone, sintetici) e in alcuni casi risalì alla marca degli indumenti.
Grazie al metodo Glaister le analisi del capello e della stoffa hanno permesso, già nel 1931, di arrestare vari omicidi. E da allora è una regola consolidata tra i poliziotti della scientifica raccogliere capelli e fibre che si trovano sulla scena del crimine.

1935 - grafologia. Oggi i migliori grafologi possono stabilire se, per esempio, una lettera ricattatoria sia stata scritta da un sospettato. È quello che accadde anche durante il processo per il rapimento del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh.
Nel 1932 il figlio di Lindbergh, di appena 20 mesi, venne rapito. L’aviatore pagò un riscatto, ma inutilmente. Il cadavere del piccolo venne ritrovato infatti due mesi dopo.
La polizia aveva registrato i numeri di serie delle banconote pagate per il riscatto e riuscì così ad arrestare Bruno Hauptmann (a sin. nella foto), che aveva ancora con sé circa 15 mila dollari.
Gli esperti grafologi selezionarono alcune lettere dalla richiesta di riscatto e le usarono per ricostruire la firma di Hauptmann, che poi confrontarono con quella apposta dall’imputato su alcuni documenti. Gli stili erano sovrapponibili e l’analisi costituì una prova a carico di Hauptmann. Questi fu giudicato colpevole e giustiziato.

1955 - Macchie di sangue. A fine Ottocento il medico legale polacco Eduard Piotrowsky provò a colpire le teste di conigli con martelli, coltelli e asce, studiando poi le macchie di sangue in funzione del tipo di arma utilizzata: prese nota della loro estensione e dell’orientamento, e osservò le differenze tra un colpo inferto da destra o da sinistra. Annotò anche i segni che dimostravano che la vittima aveva opposto resistenza. Passarono 70 anni prima che i risultati di quei crudeli esperimenti tornassero utili in un caso di omicidio.
Nel 1955 il medico americano Sam Sheppard venne giudicato colpevole di avere assassinato sua moglie con un violento colpo alla testa. Ulteriori indagini mostrarono però che l’assassino doveva aver colpito la vittima con la mano sinistra, mentre Sheppard era destrimane, e nel 1966 il medico fu assolto dalla Corte suprema.
Nella foto, la forma delle macchie indica la forza del colpo.

1978 - Odontologia. I nostri denti, e quindi il nostro morso, sono unici quanto le nostre impronte digitali. Il lavoro degli odontologi legali consiste appunto nell’identificare cadaveri altrimenti sconosciuti attraverso la loro impronta dentale.
In alcuni casi, i segni lasciati da un morso sulla pelle della vittima di un omicidio o di una violenza carnale sono così caratteristici da poter essere usati come prova, come avvenne per il serial killer Ted Bundy nel 1978. In un college in Florida era stata uccisa la studentessa Lisa Levy. Nella sua eccitazione l’assassino l’aveva morsa sulla coscia sinistra. La fotografia del segno dei denti venne usata nel processo contro Bundy, che venne poi condannato.

1987 - Analisi del DNA. Nel 1983 la quindicenne Lynda Mann venne stuprata e uccisa a Narborough, nel Regno Unito. Tre anni dopo, nei dintorni, fu trovato anche il cadavere della quindicenne Dawn Ashworth. Seguendo una segnalazione, la polizia arrestò il diciassettenne Richard Buckland che confessò l’assassinio della Ashworth, negando però ogni coinvolgimento in quello della Mann.
I medici confrontarono allora un campione dello sperma di Buckland con quello trovato su entrambi i corpi. Con l’analisi del Dna stabilirono che l’uomo era innocente.
In seguito la polizia raccolse campioni di Dna da 4 mila uomini nel quartiere e - dopo varie vicissitudini - trovarono la corrispondenza con quello di Colin Pitchfork che venne riconosciuto colpevole e fu il primo criminale a essere condannato con la prova del Dna.
Il Dna si trova per esempio nel sangue, sperma, capelli, sudore, lacrime, saliva, pelle.

. 2001 - Scanner medici. Oggi i raggi X vengono impiegati a complemento delle autopsie. Può succedere, per esempio, che una massa di sangue nel cervello contenga indizi importanti quali i resti di un proiettile o la scheggia di un’arma. Con l’aiuto della tomografia, i medici legali possono ipotizzare le cause di morte senza effettuare una tradizionale autopsia che danneggerebbe il cadavere. Questo metodo è stato usato anche per analizzare la mummia di Tutankhamon (nella foto), il faraone secondo alcuni assassinato 3.300 anni fa.
Leggi anche:10 cose che (forse) non sapevi su Tutankhamon

1575 - Autopsia. Nel 1575 il chirurgo di corte francese Ambroise Paré descrisse nel dettaglio come distinguere le ferite inferte con armi da fuoco da quelle inflitte con armi da taglio. Il testo è considerato l’antesignano della moderna medicina legale.
Meno di cent’anni dopo, nel 1663, il medico danese Thomas Bartholin stabilì che i polmoni dei bimbi nati morti affondano in acqua, non avendo mai contenuto aria. La scoperta tornò utile 19 anni dopo, quando un’autopsia per la prima volta nella Storia decise l’esito di un processo penale. Una ragazza tedesca di 16 anni era stata accusata di avere affogato il figlio appena nato. Il medico Johann Schreyer, di fronte al giudice, immerse i polmoni della piccola vittima in una bacinella d’acqua. Questi affondarono immediatamente, dimostrando che il bimbo era nato morto. La ragazza, che rischiava il patibolo, fu rilasciata.