Storia

Con bagni pubblici e caserme, gli antichi Romani diffusero anche la tubercolosi

Il batterio all'origine dell'infezione approdò in tre continenti grazie alle conquiste - ma anche agli ambienti chiusi comuni - dei soldati di Roma. Lo rivela un'imponente analisi genetica.

Nel periodo di espansione dell'Impero, insieme a strade, acquedotti e bagni pubblici gli antichi Romani esportarono anche qualcosa di più sgradito e pericoloso: la tubercolosi, che in base a un recente studio si sarebbe diffusa a macchia d'olio in tre continenti proprio grazie alla fortuna politica e militare della Città Eterna.

Le analisi genetiche del batterio Mycobacterium tuberculosis, incapace di diffondersi attraverso altri animali e la cui storia è quindi intimamente legata alla nostra, dimostrano che emerse per la prima volta in Africa circa 5.000 anni fa, ma conquistò poi l'Europa, l'Asia e persino l'Oceania a cavallo del momento di massima espansione dell'Impero romano.

Diario di viaggio. Caitlin Pepperell, dell'Università del Wisconsin-Madison, ha studiato la sequenza genetica di 552 campioni di batterio della tubercolosi di diversa provenienza geografica. Dalle analisi sono stati esclusi batteri acquisiti nelle Americhe, perché è stato accertato che, lì, la tubercolosi arrivò con i primi Europei. Tenendo conto della provenienza dei campioni e della velocità di mutazione del patogeno, che agisce soprattutto (ma non solo) a livello polmonare, il team ha ricostruito il suo albero genealogico.

La culla della TBC. Si sapeva che i batteri della tubercolosi si dividono in sette famiglie con una comune origine - come dimostrato dalle analisi - in Africa occidentale, attorno al 3000 a.C. Tre di questi sottogruppi sono rimasti nel continente africano - uno di essi, per esempio, si trova ancora quasi esclusivamente in Etiopia settentrionale. Gli altri hanno gradualmente "conquistato" il mondo.

Un globulo bianco (in rosso) si avvolge intorno al batterio della tubercolosi. © Corbis

Via nave. Poco prima del 300 a.C., una delle sottofamiglie fu portata dall'Africa occidentale a quella orientale e da qui in Asia meridionale e persino in Papua Nuova Guinea. Non è chiaro come ci sia arrivata, ma in base a quanto ha ricordato Pepperell durante la conferenza della American Society for Microbiology ad Atlanta lo scorso mese, quella fu l'epoca dei commerci marittimi di spezie e altri merci nell'Oceano Indiano.

Incontri e contagi. La principale ondata di espansione del batterio si verificò però un po' più tardi, attorno al primo secolo d.C., quando la tubercolosi giunse nel bacino del Mediterraneo e poi in tutta Europa, in Russia, in Asia, per poi ritornare in Africa. «Il periodo è compatibile con l'incredibile quantità di spostamenti ed esplorazioni nel Mediterraneo dei Romani», afferma Pepperell, «con innumerevoli contatti tra popolazioni che non si erano mai incontrate prima.»

Tutti alle terme! Come riporta il New Scientist, già in passato si era ipotizzato che i Romani avessero favorito la diffusione della tubercolosi spingendo le popolazioni conquistate a spostarsi nei centri urbani.

Anche dove non portarono la malattia (come in Gran Bretagna, dove era presente dall'Età del Bronzo), potrebbero aver creato le condizioni per favorirne la diffusione. Per esempio, costruendo bagni pubblici e caserme per i militari: il batterio della tubercolosi prolifera in luoghi chiusi e umidi, e i bagni pubblici multi-seduta e le terme, introdotti dai Romani, non erano luoghi così immacolati come si è più volte sostenuto.

9 luglio 2018 Elisabetta Intini
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