Come conservavano il cibo gli antichi?

Diecimila anni fa i nostri antenati erano già in grado di conservare il cibo in eccesso. Lo mettevano sotto sale e lo utilizzavano nei momenti di necessità.

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Diecimila anni fa i nostri antenati erano già in grado di conservare le eccedenze di cibo. E, in assenza di frigoriferi, si servivano di una tecnica che, ora si può dire, è antichissima: la salatura. In altre parole, si erano accorti che il sale agiva sui cibi disidratando l’alimento e impedendo ai microrganismi di utilizzare l’acqua di cui avevano bisogno per vivere. Evitavano dunque che il cibo marcisse.

 

Lo conferma uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science che ha analizzato dei resti di pesce rinvenuti nel sito preistorico di Al Khiday (Sudan Centrale): gli avanzi erano conservati sotto sale, dentro un recipiente di ceramica.

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Sito di Al Khiday: qui gli archeologi hanno portato alla luce i resti di un villaggio organizzato con capanne, pozzetti con varie funzioni (focolari, rifiutaie, chiocciolai) e un cimitero con più di 200 sepolture. | Università Padova

Il surplus di cibo. Gli studiosi sapevano che in passato la pratica della salatura era praticata. Non immaginavano però che fosse conosciutà già 10.000 anni fa: i reperti di Al Khiday sono i più antichi al momento. 

«La scoperta ha una grande rilevanza», ha detto Lara Maritan, ricercatrice dell'Università di Padova che ha coordinato gli studi. «Oltre ad attestare la più antica testimonianza di uso del sale per la conservazione del cibo, dal punto di vista antropologico suggerisce altre cose: la possibilità di conservare il cibo per un certo tempo potrebbe aver favorito il passaggio da una vita nomade ad una più stanziale. E potrebbe aver avuto riflessi sull’organizzazione sociale, favorendo ad esempio l’insorgere di forme di disuguaglianza e la crescita demografica».

 

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Immagazzinare il surplus di cibo secondo gli studiosi garantiva poi la sussistenza nei mesi in cui scarseggiavano le attività di pesca e serviva ad integrare l’alimentazione durante la stagione della caccia o in occasione di attività comunitarie o rituali.

 

Perché il sale? Al tempo di questi ritrovamenti la valle del Nilo era occupata da gruppi di cacciatori-raccoglitori-pescatori che si dedicavano principalmente alla pesca: secondo gli studiosi la pesca d’acqua dolce contribuiva per più del 90% all’alimentazione della popolazione di questi luoghi.

 

Sul fatto che il sale rinvenuto sui resti di cibo e sulle ceramiche del sito di  Al Khiday provenisse da un processo di salatura, non ci sono dubbi: l'alta percentuale di sale rilevata secondo gli studiosi non è conciliabile infatti con i processi naturali che si verificano in natura.

 

 

28 Marzo 2018 | Giuliana Rotondi

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