Come andavano in vacanza i nostri nonni?

Serate nelle stalle a raccontare storie, gite in bici con il dopolavoro... Le vacanze in Italia sono state a lungo una chimera. Finché dopo la Seconda guerra mondiale arrivò il boom che rivoluzionò mode e costumi.

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Prima che le vacanze vere e proprie diventassero una moda diffusa, come impegnavano, i nostri avi, il loro tempo libero? Quando la televisione, il cinema e internet erano ancora di là da venire, c'era giusto la possibilità di ascoltare la musica (che in Italia arrivò grazie alla radio durante il Ventennio); prima ancora, oltre alla lettura serale del giornale (esclusiva, però, di chi non era analfabeta), c'era l'osteria. In campagna, c'era l'usanza della "veglia" nelle stalle dove gli adulti facevano piccole riparazioni, le donne cucivano e i più anziani raccontavano favole ai bambini.

Dal cinema alle vacanze. Di sabato il passatempo più frequente era trovarsi con gli amici e giocare a carte. In città a partire dagli anni '20 si cominciò inoltre ad andare al cinema: nelle città italiane iniziarono a diffondersi sale dai nomi esotici (Eden, Lux, Splendor...) che evocavano atmosfere da sogno.

 

Durante il Fascismo il regime, impegnato a organizzare ogni aspetto della vita italiana, inventò già nel 1925 - a tre anni dalla Marcia su Roma -  l'Opera nazionale dopolavoro (OND) che monopolizzò il tempo libero degli italiani: creò strutture ricreative per fare ginnastica, realizzò angoli caffè e campi per il gioco delle bocce oltre ad aule per le lezioni serali.

 

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Gita a Littoria nel 1933 di un gruppo dell'Opera Nazionale Dopolavoro. | wikiMedia

In quegli anni vennero inoltre organizzati treni a prezzi popolari che portavano bambini e adulti appartenenti alle organizzazioni fasciste verso le località balneari per gite giornaliere. Promuovendo anche la cosiddetta "elioterapia", la cura del sole nelle colonie estive.

 

Fu però con l'industrializzazione che si fece strada l'idea moderna di tempo libero, simile a quella che abbiamo noi oggi. Nel secondo dopoguerra in Romagna ad esempio era esplosa la moda del liscio (ma la prima balera era nata a Bellaria, presso Rimini a fine '800) che divenne una grande attrazione. Mentre la diffusione delle automobili e un maggiore benessere economico favorì gli spostamenti: gli italiani scoprivano il turismo.

 

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Marisa Allasio con Alessandra Panaro e Lorella De Luca sul set del film "Poveri ma belli", a Roma, sul Tevere, nel 1956.

Tutti al mare! Se nell'800 il turismo era d'elite, riservato a famiglie aristocratiche e alto-borghesi (in località balneari, termali e montane soprattutto) alla fine degli Anni'50 ci fu il boom del turismo di massa, soprattutto sulla costa adriatica.

 

I prezzi contenuti permettevano vacanze (da allora coincidenti con la chiusura delle fabbriche) anche a impiegati e operai che a bordo delle loro utilitarie raggiungevano comodamente le destinazioni desiderate.

 

E in inverno? Il boom economico poi finì per democratizzare anche il turismo invernale nato negli Anni '30 in località come Cortina, sulle Dolomiti e Sestriere in Piemonte. Si diffuse così la moda della settimana bianca che a partire dagli anni Ottanta divenne una tradizione per molte famiglie.

Week end "mordi e fuggi". Anche il week end divenne una moda negli Anni '80 quando gli ialiani scoprirono il fascino dei viaggi all'estero. Fu a partire da quel periodo - grazie anche alla successiva diffusione delle compagnie di volo low cost negli Anni '90 - che la moda della vacanza mordi e fuggi divenne dilagante. Aprendo i confini del nostro mondo e rendendolo sempre più globale.

 

10 Agosto 2018 | Giuliana Rotondi