Cinquant'anni di foto storiche

Il World Press Photo, il più prestigioso concorso di fotogiornalismo del mondo, ha ormai quasi 60 anni. Ecco le più belle foto vincenti. Per la loro crudezza, sono adatte a un pubblico adulto o preparato. Guarda anche: 10 foto storiche, un attimo prima.

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La prima foto dell'anno premiata nel lontano 1955 rappresenta una spettacolare caduta durante una gara di motocross. Mogens von Haven, il fotografo danese che l'ha scattata, era un esperto fotoreporter sportivo. Rispetto a oggi, negli anni '50 i reporter avevano più facilità a scegliere la posizione migliore per uno scatto. Per contro le macchine fotografiche non erano automatiche (e neppure digitali): trovare tempo di posa ed esposizione corrette non era operazione semplice ed istantanea.
Foto: © Mogens von Haven.

Per la crudezza dei soggetti e delle situazioni, alcune delle foto seguenti sono sconsigliate a persone sensibili e sono adatte a un pubblico adulto.

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Nell'allora Germania Occidentale, un prigioniero di guerra tedesco, rilasciato dopo 11 anni di reclusione in un campo di concentramento sovietico, riabbraccia finalmente la figlia dodicenne. È lo scatto che vince la seconda edizione del World Press Photo, nel 1956.
Il prestigioso premio si tiene a dicembre di ogni anno ad Amsterdam. Nelle prime edizioni veniva premiata soltanto una foto. Con gli anni sono state aperte numerose categorie: sport, scienza, news, servizi fotografici, etc.
Foto: © Helmuth Pirath, Keystone Press.

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Durante una partita di calcio, mentre i suoi colleghi giornalisti erano alla ricerca di una tettoia per ripararsi, Stanislav Tereba, sfidava la pioggia battente per scattare questa foto che gli darà il primo premio nell'edizione del 1958. Tereba aveva soltanto 20 anni, era un reporter alle prime armi che grazie anche a questa immagine divenne un fotografo professionista.
Foto: © Stanislav Tereba, Vecernik Praha.

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Saigon, Vietnam del Sud, 11 giugno 1963. Un monaco buddista, Thich Quang Duc, si siede per strada e dopo essersi cosparso di benzina, si dà fuoco per protestare contro la persecuzione religiosa messa in atto dal governo vietnamita.
Scioccato e quasi sopraffatto dall'orrore e dall'odore di carne che bruciava, il fotografo americano Malcolm Browne scattò quattro rullini dell'agonia silenziosa del monaco.
La sua foto, vincitrice nell'edizione del '63, spinse il presidente statunitense John Kennedy a ritirare l'appoggio al governo di Saigon.
Foto: © Malcolm W. Browne, Associated Press.

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Steso sul pavimento rovente di un carro armato impegnato nella guerra del Vietnam, Co Rentmeester ritrae l'occhio vigile del comandante del mezzo corazzato.
È lo scatto vincitore del premio nel 1967. Per la cronaca, la foto era stata inizialmente scartata dalla rivista Life che aveva inviato Rentmeester in Vietnam. Inoltre Rentmeester è il primo e unico fotografo olandese a vincere questo premio che si svolge in Olanda.
Nel corso degli anni il World Press Photo ha assunto sempre di più la funzione di specchio della realtà: attraverso l'occhio dei fotografi che raccontano e interpretano gli eventi più significativi del nostro tempo.
Foto: © Co Rentmeester, Life.

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Nel 1968 Eddie Adams congelò l'istante in cui, in una strada di Saigon, il capo della polizia del Vietnam del Sud sparava alla tempia di un presunto vietcong. A sangue freddo e senza alcun processo, seppure sommario. Lo scatto fece il giro del mondo, cambiò in un certo modo gli eventi della guerra e vinse il World press Photo nel 1968 e il Pulitzer nel 1969.
Lo stesso Adams non amava parlare di questa immagine. Dopo la premiazione commentò: "Con questa foto due vite vennero distrutte e io fui pagato per questo. Ero diventato un eroe". Il riferimento era alla vittima e all'esecutore (che venne rimosso dalla carica).
Le circostanze dello scatto e il mancato intervento di Adams aprirono un dibattito sulle esigenze dell'informazione e il rispetto della persona.
Foto: © Eddie Adams, Associated Press.

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Un'altra drammatica foto della guerra del Vietnam si aggiudicò il World Press Photo nel 1972. Una bambina, completamente nuda, il corpo bruciato, fugge dal villaggio dove accidentalmente gli aerei sud-vietnamiti avevano appena scaricato bombe incendiarie al napalm. Il fotografo fece subito salire tutti i ragazzi sulla sua jeep, versò l'acqua della sua borraccia sul corpo della martoriata bambina e corse al più vicino ospedale.
Dopo il Vietnam, la convenzione di Ginevra vietò l'utilizzo contro obiettivi civili di napalm e altri agenti chimici come il fosforo bianco negli ordigni incendiari. Esistono tuttavia documenti (vedi l'inchiesta di Rai24 News) che dimostrano che gli Stati Uniti abbiano utilizzato bombe al fosforo sulla città di Fallujah, in Iraq.
Foto: © (Nick) Ut Cong Huynh, Associated Press.

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Santiago del Cile, 11 settembre 1973. Salvador Allende, il presidente democraticamente eletto, esce dal palazzo presidenziale della Moneda, durante il golpe del generale Pinochet. Nonostante le guardie del corpo, morirà pochi minuti dopo questo scatto.
La storia di questa foto è molto controversa. L'allora corrispondente del New York Times la ottenne da un fotografo che chiese di rimanere anonimo per evitare le ritorsioni del nuovo regime dittatoriale appena instaurato. Alcune fonti, però, mettono in dubbio l'originalità della foto che sarebbe stata scattata durante un precedente - e fallito - colpo di stato.
Foto: © Anonimo, The New York Times.

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Protagonista di buona parte delle immagini del World Press Photo è la morte: presente e prossima, casuale e intenzionale. Ma a partire dalla fine degli anni '70 anche la fame e la carestia salgono sul palco e sul podio (come si potrà vedere anche in alcune immagini degli anni seguenti).
Nel 1979 in un campo profughi a pochi passi dal confine tra Tailandia e Cambogia, il fotografo statunitense David Burnett cattura l'immagine di una donna che culla il suo minuscolo ed indifeso bambino mentre attende la distribuzione di un po' di cibo.
Foto: © David Burnett, Contact Press Images.

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Nell'aprile del 1980 l'Uganda soffre una terribile carestia che riduce alla fame milioni di persone. L'esile mano di un bambino morente viene sostenuta da quella di un missionario che poco può per sottrarre questa giovane vita al suo tragico destino.
Michael Wells, il reporter inglese che la scattò si indignò quando scoprì di aver vinto. Il giornale che l'aveva acquistata (e non pubblicata per oltre 5 mesi), l'aveva inviata alla giuria a sua insaputa.
Foto: © Michael Wells.

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Alla fine degli anni '50 tre entomologi newyorkesi inventano un insetticida miracoloso. La Union Carbide, la multinazionale che lo produce, decide di impiantare una grande fabbrica nel cuore dell'India, nella splendida Bhopal. I lavori hanno inizio negli anni '60 e termine nel 1980, quando la fabbrica gioiello viene finalmente inaugurata. Ma il sogno ha vita breve: il 2 dicembre 1984 la fabbrica esplode nel cuore della notte: i gas nocivi liberati causano la morte di migliaia di persone e distruggono per sempre la salute di molte altre. Pablo Bartholomew, seguendo i veicoli che trasportavano le vittime alle fosse comuni o agli altari per la cremazione, trovò il corpo di questo bambino.
Foto: © Pablo Bartholomew, Gamma.

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A metà degli anni '80 un virus sconosciuto miete le prime vittime tra la comunità omosessuale statunitense. Abbatte le difese immunitarie dell'organismo e causa una sindrome, ribattezzata Aids, che espone i malati a ogni tipo di infezione e malattia. Molti giornali preferiscono non parlarne mentre la scienza brancola nel buio. Il premio assegnato nel 1986 alla foto di un malato e del suo corpo martoriato dal sarcoma di Karposi aiuteranno l'opinione pubblica a rendersi conto del dramma dell'Aids.
Pur mancando ancora un vaccino, l'infezione da HIV oggi può essere controllata grazie a costose terapie antivirali facilmente acquistabili nei Paesi occidentali, ma irraggiungibili perché troppo costose per i milioni di malati che ogni anno si infettano in Africa.
Foto: © Alon Reininger, Contact Press Images.

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Nel maggio del 1989 circa 100 mila studenti cinesi scesero in piazza a Pechino per chiedere più riforme e democrazia. Dopo circa un mese di proteste e disordini, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, l'esercito irrompe a Pechino con carri armati e mitragliatrici e reprime con la forza le manifestazioni degli studenti che da settimane occupavano pacificamente Piazza Tienanmen: 320 morti secondo le fonti ufficiali, circa 1300 secondo Amnesty International.
Nella foto, un giovane cerca di fermare l'avanzata dei carri armati nelle strade deserte della capitale. A enorme distanza, "armato" di un potente teleobiettivo, il fotografo Charlie Cole tratteneva il fiato: per scattare buone foto e soprattutto per il destino dello sconosciuto dimostrante.
Foto: © Charlie Cole, Newsweek.

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Iraq, 1991. Un elicottero di soccorso raggiunge un tank statunitense sconquassato da un missile e raccoglie morti e feriti. Tra questi Ken Kozakiewicz, ripreso mentre capisce che il suo migliore amico è appena morto.
L'autore della foto, David Turnley, era un reporter al seguito delle truppe nella prima guerra del Golfo. Come tutti i giornalisti "Emdebbed", in gergo i reporter al seguito delle truppe, aveva numerose restrizioni: divieto assoluto di fotografare morti e immagini controllate dal Pentagono. Anche questa fu bloccata dal comando statunitense con una banale scusa e soltanto dopo molte richieste fu restituita. È uno dei rari documenti del dramma umano della guerra del Golfo sfuggiti alla censura.
Foto: © David Turnley, Black Star/Detroit Free Press.

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James Nachtwey è forse uno dei più grandi e coraggiosi fotoreporter del nostro tempo. Le sue immagini di guerra, fame, disastri hanno fatto il giro del mondo, muovendo le coscienze dell'opinione pubblica. È hanno anche vinto numerosi premi. Nachtwey è infatti l'unico reporter ad aver vinto due volte il World Press Photo. La prima volta nel '92, con una foto scattata in Somalia, e nel '94 con questa immagine che testimonia l'efferatezza della guerra tribale tra Hutu e Tutsi in Rwanda. L'uomo ritratto era stato mutilato dalla milizia Hutu perché ritenuto un simpatizzante dei ribelli Tutsi.
Foto: © James Nachtwey, USA, Magnum Photos per Time.

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Francesco Zizola è l'unico italiano a essere salito sul più alto gradino nel World Press Photo, grazie a questo scatto realizzato in Angola. Senza più genitori, morti per la guerra civile, senza più gambe in alcuni casi, a causa delle mine antiuomo, questi bambini avevano perso tutto. Tranne la voglia di giocare e continuare a vivere, come racconta lo stesso fotografo dell'agenzia Contrasto.
Foto: © Francesco Zizola, Contrasto.

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È stata definita un'immagine quasi pittorica. Ritrae un dolore grandissimo, quello di una donna algerina che ha appena perso parte delle sua famiglia in una strage, perpetrata dagli integralisti islamici, a Bentalha durante la guerra civile algerina nel 1997.
La foto fa il giro del mondo e diventa l'icona del dramma. Col tempo seguiranno anche alcune polemiche. Prima il quotidiano algerino filogovernativo Horizons critica la foto e la didascalia che erroneamente riporta che alla donna avessero massacrato gli 8 figli (in realtà erano morti il fratello e i nipoti). Poi la donna, che vive in una grotta con i famigliari rimasti, fa causa al fotografo e all'agenzia per indebito sfruttamento del suo dramma.
Foto: © Hocine, Agence France-Presse.

La prima foto dell'anno premiata nel lontano 1955 rappresenta una spettacolare caduta durante una gara di motocross. Mogens von Haven, il fotografo danese che l'ha scattata, era un esperto fotoreporter sportivo. Rispetto a oggi, negli anni '50 i reporter avevano più facilità a scegliere la posizione migliore per uno scatto. Per contro le macchine fotografiche non erano automatiche (e neppure digitali): trovare tempo di posa ed esposizione corrette non era operazione semplice ed istantanea.
Foto: © Mogens von Haven.

Per la crudezza dei soggetti e delle situazioni, alcune delle foto seguenti sono sconsigliate a persone sensibili e sono adatte a un pubblico adulto.