Chi sono i 20 Nobel italiani

Ad oggi, con 20 Nobel, l'Italia è al settimo posto nella classifica mondiale per numero di premi dopo Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia. Svizzera e Russia. Ecco chi sono i nostri Premi Nobel.

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Camillo Golgi. È stato il primo italiano in assoluto a ricevere il Nobel, pochi giorni prima di Giosuè Carducci che lo vinse per la Letteratura. Il Nobel per la medicina e la fisiologia arrivò nel 1906 "in riconoscimento del lavoro svolto sulla struttura del sistema nervoso". 

Golgi nacque nel 1843 a Corteno (Brescia), allora provincia di Bergamo, nel regno Lombardo - Veneto, figlio di un medico. Si laureò in medicina a Pavia nel 1865, e nel 1872 diventò primario nella Casa degli incurabili di Abbiategrasso dove, in un piccolo laboratorio, iniziò a studiare il sistema nervoso. Nel 1873 fece la scoperta che gli aprì le porte del mondo accademico e della notorietà: l'impregnazione cromoargentica (chiamata anche metodo di Golgi), tecnica che permette la visualizzazione delle cellule del tessuto nervose.

Per tutta la vita continuò a studiare al microscopio parti di tessuto nervoso colorate con la sua tecnica, apportando miglioramenti.

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Giosuè Carducci. Curiosamente, nella lista dei Nobel italiani del sito ufficiale dell'Accademia reale di scienze svedese, Giosuè Carducci non compare: lo troviamo come Nobel per la letteratura del 1906 della Toscana del Regno d'Italia. È uno stranissimo vezzo dell'Accademia delle Scienze di Stoccolma che definisce i Nobel in base alla nazionalità al momento della nascita. Carducci è un nobel della "Toscana (ora Italia)".

Infatti, il poeta dagli ideali e modelli classicisti che tutti abbiamo studiato (Rime nuove, Odi Barbare), era nato a Valdicastello di Pietrasanta nel 1835 ed è stato il nostro primo Nobel per la letteratura "non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all'energia creativa, alla purezza dello stile e alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica".

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Ernesto Teodoro Moneta. L'unico italiano premio Nobel per la pace è stato in realtà un giovane dalle intenzioni bellicose.
Nato nella Milano dell'Impero Austroungarico nel 1833 da una agiata famiglia milanese, Ernesto Teodoro Moneta a soli 15 anni si impegnò contro gli austriaci durante le Cinque giornate di Milano, e abbandonò gli studi universitari per partecipare alle lotte risorgimentali: prima volontario garibaldino fra il 1859 e il 1860, poi aiutante di campo del generale Sirtori durante la battaglia di Custoza (1866), persa tragicamente dall'esercito italiano.

Dal 1967 la passione per il giornalismo: diresse il quotidiano milanese Il Secolo per oltre 30 anni. Gradualmente, prese le distanze dai conflitti e nel 1890 fondò l'Unione lombarda per la pace e l'arbitrato internazionale e il periodico di propaganda La Vita internazionale. Il Nobel arrivò nel 1907 insieme al giurista Luis Renault. Nella foto, un francobollo commemorativo di Moneta.

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Guglielmo Marconi. Se il mondo comunica è grazie a lui: radio, tv, telefonini, navigatori satellitari, internet. Grazie all'intuizione di sfruttare le onde elettromagnetiche per inviare segnali vocali, a soli 21 anni (era nato a Bologna nel 1874), Guglielmo Marconi riuscì a mandare un segnale a 2 chilometri di distanza attraverso il parco della sua villa: era l'8 dicembre 1895.

Dopo aver depositato il brevetto della sua invenzione, fondò a Londra la Marconi Wireless Telegraph Company con sede a Londra. Il Nobel per la fisica arrivò nel 1909 a soli 35 anni in riconoscimento del contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili. Era di madre inglese e autoditatta: non si diplomò né si laureò ma abbe 16 lauree ad honorem. Senatore a vita nel 1914, morì nel 1937 per un attacco cardiaco a 63 anni: al suo funerali ci furono quasi 500 mila persone.

Nella foto, Guglielmo Marconi nel 1896.

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Grazia Deledda. La scrittrice sarda più famosa al mondo è stata l'unica italiana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1926 dopo Carducci e addirittura prima di Pirandello "per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi".

Dopo Grazia Deledda, solo un'altra donna italiana: Rita Levi-Montalcini. Eppure la scrittrice sarda nata a Nuoro nel 1871, l'autrice di romanzi come Elias Portolu e Canne al Vento, considerati i suoi capolavori, era convinta che non sarebbe mai stata in grado di avere "il dono della buona lingua" a causa del forte influsso della cultura e del dialetto della sua isola. Scrisse molto: 350 novelle, 35 romanzi oltre che poesie. Morì a Roma nel 1936. Ascolta il suo discorso di ringraziamento per il Nobel

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Luigi Pirandello. L'autore di romanzi come Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila è stato il terzo italiano dopo Giosuè Carducci e Grazia Deledda a ricevere il Nobel per la letteratura nel 1934 "per il suo coraggio e l'ingegnosa ripresentazione dell'arte drammatica e teatrale".

Il grande drammaturgo, scrittore e poeta nacque in Sicilia nel 1867 presso Girgenti (oggi Agrigento) da una famiglia benestante. Studiò lettere prima a Palermo, poi a Roma, e si laureò all'università di Bonn dove cominciò a tradurre Goethe. Dal 1893 si trasferì a Roma e cominciò a frequentare gli ambienti letterari nonché quelli del teatro.

Raggiunse la fama nel 1921 quando andò in scena Sei personaggi in cerca d'autore, dramma prima fischiato a Roma, poi acclamato a Milano. La consacrazione arrivò l'anno dopo con l'Enrico IV. Pirandello morì nel 1936 a 69 anni, due anni dopo il Nobel. Nella foto, Luigi Pirandello nel 1934.

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Enrico Fermi. Aveva solo 37 quando ottenne il Nobel per la fisica nel 1938 per la scoperta della radioattività artificiale prodotta da irradiazione neutronica. Nato a Roma nel 1901, Fermi si era infatti laureato in Fisica a soli 21 anni, aveva ottenuto la cattedra di Fisica teorica all'Università di Roma nel 1926 e il titolo accademico d'Italia nel 1929.

Lo stesso anno in cui ebbe il Nobel decise di non tornare più in Italia a causa delle leggi razziali del regime fascista (sua moglie Laura era ebrea). Scappò negli Stati Uniti. Nel 1942 realizzò la cosiddetta pila atomica di Fermi e nel 1944 si trasferì a Los Almos, nel New Mexico, per collaborare con il fisico americano Oppenheimer al Progetto Manhattan diventando così uno dei realizzatori della prima bomba atomica.

Propose anche una teoria sulla nascita della radiazione cosmica. Tornò in Italia nel 1949 e nel 1954, pochi mesi prima di morire a Chicago, dove è sepolto.

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Daniel Bovet. Quando morì a 85 anni nel 1992 a Roma, Il Corriere della Sera intitolò: Bovet, vinse il dolore. Bovet è stato infatti il biochimico che ha contribuito in modo fondamentale a creare la nuova farmacologia, migliorando l'efficacia di molti trattamenti medici come gli antistaminici (usati in varie malattie allergiche) e i composti curarici di sintesi (usati in anestesia durante gli interventi chirurgici).

Ebbe il Nobel nel 1957 per la medicina e la fisiologia quando era cittadino italiano, ma era nato nel 1907 a Neuchatel, in Svizzera.

Nella foto, Daniel Bovet con la moglie nel 1957.

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Salvatore Quasimodo. L'autore di Ed è subito sera vinse Il Nobel per la Letteratura nel 1959 "per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi" battendo il rivale Giuseppe Ungaretti.

Ebbe la notizia del premio a Milano, dove il poeta siciliano (nato a Modica nel 1901) viveva ormai da 28 anni e dove dal 1941 insegnava Letteratura italiana al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Quasimodo aveva compiuto studi tecnici: si era diplomato all'Istituto Tecnico, sezione fisico-matematica, ma la sua passione era la poesia e già in quegli anni cominciò a pubblicare versi su riviste locali. Dopo il diploma, si trasferì a Roma per studiare ingegneria ma interruppe gli studi per mantenersi: fece vari lavori (il contabile, il commesso, il disegnatore tecnico e l'impiegato al Genio Civile). Nel frattempo, studiò da solo latino e greco. Nella foto, Salvatore Quasimodo dopo la notizia del Nobel.

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Emilio Segrè. Uno dei Ragazzi di via Panisperna, il gruppo di giovani fisici che collaborarono con Enrico Fermi all'Istituto di fisica della Sapienza di Roma, fu premiato con il Nobel per la fisica nel 1959 insieme a Owen Chamberlain per la scoperta di una particella dell'antimateria nota con il nome di antiprotone.

Emilio Segrè era nato a Tivoli (Roma) nel 1905, ma poiché era ebreo, nel 1938 dovette lasciare l'insegnamento al laboratorio di fisica di Palermo dove insegnava dal 1936. Si rifugiò in California dove, nel 1944, prese la cittadinanza americana.

Dal 1943 al 1946 partecipò al Progetto Manhattan che portò alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ma durante il discorso all'Accademia di Svezia espresse la sua preoccupazione per la corsa agli arsenali nucleari.

Nella foto, da sinistra, Emilio Segre, Clyde Wiegand e Owen Chamberlain.

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Giulio Natta. L'ingegnere chimico ligure è stato il solo italiano ad avere conseguito il Nobel per la chimica. Lo ottenne nel 1963 insieme al chimico tedesco Karl Ziegler per la scoperta del polipropilene isotattico che diventò poi famoso con il marchio di Moplen: è la plastica leggera di cui sono fatti, per esempio, tutti i contenitori e utensili da cucina. Una vera rivoluzione per il mondo moderno.

Giulio Natta era nato a Porto Maurizio (Imperia) nel 1903, si diplomò a 16 anni al Liceo Classico di Genova e a 21 anni si laureò in Ingegneria chimica al Politecnico di Milano. Proprio lì, nel 1939, fu chiamato a dirigere l'Istituto di Chimica industriale dove, con l'aiuto finanziario della Montecatini, iniziò le preziose ricerche che lo portarono al Nobel. Nel suo centro di ricerca ormai diventato di livello internazionale continuò a studiare e a lavorare fino al 1973. Morì a Bergamo nel 1979.

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Salvatore Edoardo Luria. Nato a Torino nel 1912), pioniere dello sviluppo della genetica moderna, ha ricevuto il Nobel nel 1969 per la fisiologia e la medicina come Salvador Edward: aveva infatti chiesto e ottenuto la cittadinanza statunitense nel 1947.

Si laureò in medicina a Torino (i futuri Nobel Rita Levi-Montalcini e Renato Dulbecco erano suoi compagni di corso), ma il servizio militare (fra il 1936 e il 1937) come ufficiale medico fece crescere in lui la volontà di diventare ricercatore. Si specializzò così in radiologia a Roma dove conobbe i fisici di Via Panisperna (e futuri Nobel Enrico Fermi ed Emilio Segrè). Di famiglia ebraica, riparò a Parigi a causa delle leggi razziali di Mussolini ma l’avanzata tedesca verso la capitale francese lo costrinse a raggiungere New York nel 1940.

Nella foto, Salvador Luria mentre riceve il Nobel nel 1969.

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Eugenio Montale. Uno dei più amati poeti del Novecento che ha trasmesso con la sua poetica il male di vivere (Ossi di seppia e Occasioni) fece studi tecnici e studiò per anni canto come basso e baritono. Vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1975 "per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni".

Nella foto, Eugenio Montale nel suo studio milanese.

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Renato Dulbecco. Per gli italiani, l'immagine più famosa di Renato Dulbecco è quella di un anziano gentiluomo in smoking che nel 1999 si presentò per condurre il Festival di Sanremo di Fabio Fazio dicendo una frase di Galileo Galilei: "Sono venuto qui per fare esperienze".

Per il mondo, è stato il grande studioso che ha rivoluzionato la lotta contro i tumori scoprendo le interazioni fra virus tumorali e il materiale genetico della cellula. Per questo, nel 1975, ha ottenuto il Nobel per la medicina e la fisiologia. Fra i suoi meriti, anche quello di aver compiuto ricerche sui virus che lo hanno portato a produrre un vaccino geneticamente puro contro la poliomelite. È stato anche tra i responsabili del progetto di ricerca sul genoma, la mappatura dell'intero patrimonio ereditario umano.

Come altri Nobel italiani, anche lo scienziato nato a Catanzaro nel 1914, ha svolto la maggior parte delle sue ricerche nelle più prestigiose università americane.

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Carlo Rubbia. Dopo Guglielmo Marconi, Enrico Fermi ed Emilio Segrè, il Nobel per la fisica all'Italia è stato assegnato nel 1984 a Carlo Rubbia insieme a Simon van der Meer "per il loro contributo decisivo al grande progetto, che ha portato alla scoperta delle particelle W e Z, comunicatori di interazione debole".

Attualmente Rubbia dirige l'ICTP (International Centre for Theoretical Physics) di Trieste. Il 30 agosto 2013 è stato nominato Senatore a vita.
Nato a Gorizia nel 1934, Carlo Rubbia si è laureato alla Normale di Pisa nel 1956, ha svolto il suo dottorato alla Columbia University di New York nel 1958 e poi, nel 1960, ha lavorato presso La Sapienza di Roma. È stato ricercatore al CERN di Ginevra dal 1961 e Direttore generale dal 1990 al 1993. Ha anche insegnato Fisica presso l'Università di Harvard per 17 anni, dal 1971 al 1988. Detiene 32 lauree honoris causa.

Nella foto, Carlo Rubbia l'anno prima del Nobel, nel 1983.

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Franco Modigliani. L’unico Nobel italiano per l’economia è scomparso proprio undici anni fa, il 24 settembre 2003 a Cambridge dove viveva e dove, dal 1962, insegnava al Massachusetts Institute of Technology. Il premio arrivò nel 1985 "per le pionieristiche analisi sul risparmio delle famiglie e sui mercati finanziari". Era ormai famosa la sua Ipotesi sul ciclo del risparmio, che illustrava la variazioni di risparmi e consumi nel corso della vita, e che era stata pubblicata nel 1980.

Franco Modigliani era nato a Roma nel 1918 da una famiglia ebraica. Precoce universitario di 17 anni, nel 1938 fu costretto a lasciare l’Italia per Parigi a causa delle leggi razziali: vi tornò solo per laurearsi nel 1939. Come altri premi Nobel di origine italiana, mise a frutto il suo talento oltreoceano, dove si stabilì alla vigilia della guerra, nel 1939.

Nella foto, Franco Modigliani dopo il Premio Nobel.

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Rita Levi-Montalcini. Dopo Grazia Deledda, è stata la seconda donna italiana a vincere il Nobel nel 1986 per la fisiologia e la medicina, grazie alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa (NFG) utile per la comprensione e la cura delle malattie neurologiche degenerative come l'Alzheimer.
«La mia intelligenza? Più che mediocre. I miei unici meriti sono stati impegno e ottimismo» ha detto nel 2008 in occasione della laurea honoris causa alla Bicocca.

Levi-Montalcini si iscrisse all'Università di medicina di Torino contro il volere del padre e in quegli anni strinse amicizia con altri due premi Nobel: Salvador Luria e Renato Dulbecco. Quando il regime fascista la allontanò dall'ateneo continuò a studiare realizzando un laboratorio in casa. Nel 1947 si trasferì negli Stati Uniti.

Levi-Montalcini è anche stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienza.

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Dario Fo. Sulla sua pagina Facebook ha scritto: "Dico sempre che mi sento attore dilettante e pittore professionista. Se non possedessi questa facilità naturale del raccontare attraverso le immagini, sarei un mediocre scrittore di testi teatrali, ma anche di favole o di grotteschi satirici!".

La motivazione dell'Accademia di Svezia che nel 1977 1997 ha conferito il Nobel per la letteratura a Dario Fo recita: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". Lo stesso Fo, nato nel 1926 a Sangiano (Varese), si è sempre definito un moderno giullare: con il suo teatro comico e satirico, spesso scritto e portato in scena con la moglie Franca Rame, ha infatti sempre combattuto il potere.

Nella foto, Dario Fo nel 2005.

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Riccardo Giacconi. L’astrofisico genovese, nato nel 1931 e naturalizzato statunitense a soli 30 anni nel 1960, ha ricevuto il Nobel per la fisica nel 2002 insieme a Raynond Davis e Masatoshi Koshiba per il suo contributo all'astrofisica e per aver dato apporto alla scoperta delle sorgenti cosmiche a raggi X.

Giacconi ha ereditato la passione per le materie scientifiche dalla madre, insegnante di matematica e fisica a Milano, dove anche lui ha frequentato il liceo e l’università, focalizzando i suoi studi sulla ricerca dei raggi cosmici. Nel 1956 è emigrato in Usa.

Nel 1970 si è occupato del lancio dell’Uhuru, il primo satellite adibito all’astronomia a raggi X, che ha portato alla rilevazione di sorgenti cosmiche sconosciute e dato il via alle ricerche in questo campo prima sconosciuto. Nel 1973 è diventato direttore dell’Harvard Smithsonian Center for Astrophysics.

Nella foto, Riccardo Giacconi all'Università di Stanford, California, ne

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Mario Capecchi. È un altro Nobel che l’Italia ha diviso con gli Stati Uniti perché Capecchi, nato a Verona nel 1937 da padre italiano e madre americana, ha sempre studiato e lavorato negli Stati Uniti. Il Premio è arrivato nel 2007 per la medicina e a fisiologia con Oliver Smithies e Martin Evans grazie alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.

L'infanzia di Capecchi è una storia da libro Cuore: abbandonato dai genitori a quattro anni (il padre, militare, dato per disperso in Libia, lo rifiutò quando il piccolo Mario lo cercò dopo che la madre, antifascista, era stata deportata nel lager di Dachau), visse per cinque anni di espedienti finché, malato di tifo, fu portato in un ospedale di Reggio Emilia: lì la madre lo ritrovò. Con lei, nel 1946, si trasferì negli Stati Uniti e iniziò così la sua fortuna.

Nella foto, Mario Capecchi nel 2007.

Camillo Golgi. È stato il primo italiano in assoluto a ricevere il Nobel, pochi giorni prima di Giosuè Carducci che lo vinse per la Letteratura. Il Nobel per la medicina e la fisiologia arrivò nel 1906 "in riconoscimento del lavoro svolto sulla struttura del sistema nervoso". 

Golgi nacque nel 1843 a Corteno (Brescia), allora provincia di Bergamo, nel regno Lombardo - Veneto, figlio di un medico. Si laureò in medicina a Pavia nel 1865, e nel 1872 diventò primario nella Casa degli incurabili di Abbiategrasso dove, in un piccolo laboratorio, iniziò a studiare il sistema nervoso. Nel 1873 fece la scoperta che gli aprì le porte del mondo accademico e della notorietà: l'impregnazione cromoargentica (chiamata anche metodo di Golgi), tecnica che permette la visualizzazione delle cellule del tessuto nervose.

Per tutta la vita continuò a studiare al microscopio parti di tessuto nervoso colorate con la sua tecnica, apportando miglioramenti.