Storia

Chi iniziò a parlare la prima lingua indoeuropea?

Furono gli agricoltori vissuti in Anatolia 8mila anni fa a iniziare a parlare la lingua indoeuropea, prima dei pastori nomadi delle steppe euroasiatiche.

Quasi la metà delle persone esistenti al mondo parla una lingua indoeuropea. Da un paio di secoli i ricercatori sostengono infatti che l'italiano e le altre lingue neolatine, come il francese e lo spagnolo, quelle germaniche (inglese, tedesco e olandese) e le slave come il russo, sono parenti dell'indostano e del sanscrito (parlati in Pakistan e in India) nonché del kurdo e del persiano, avendo avuto origine da una lingua antenata comune, detta proto-indoeuropea.

Diffusa con i cavalli? Secondo la ricostruzione più accreditata finora, la lingua proto-indoeuropea veniva parlata circa 6.000 anni fa dalle parti del Mar Nero, fra Russia e Ucraina, da un popolo di pastori che grazie al cavallo dilagarono a più riprese a Ovest e a Est, dalla penisola Iberica all'India, soppiantando costumi e lingue locali di origine paleolitica.

Parole e geni. Sulla questione è tornata ora la rivista Scientific American, rafforzando una seconda ipotesi che vede l'origine delle lingue indoeuropee in Anatolia, nell'attuale Turchia, non da parte di pastori, ma di agricoltori. Un nuovo metodo, basato sull'indagine linguistica computazionale, servendosi di algoritmi sempre più rigorosi e imitando la ricostruzione filogenetica, sta mettendo in relazione le varie lingue come in un albero genealogico sempre più preciso.

La tecnica. Il metodo, lanciato da Paul Heggarty, linguista della Pontificia Università Cattolica del Perù a Lima, si basa sull'idea che le lingue si comportino come delle specie viventi in evoluzione. La parte dei "geni" da confrontare la farebbero circa 170 parole "chiave" con significati universali. Più queste parole si assomigliano, più prende forma l'albero genealogico, calibrandolo con dati provenienti dall'archeologia e dalla struttura genetica delle popolazioni.

Una lunga storia. Il confronto fra le parole è sempre stato il motore per arrivare all'origine delle lingue indoeuropee. A cominciare dal XVIII secolo, quando William Jones, un giudice britannico in India, notò somiglianze nel vocabolario e nella grammatica in sanscrito, latino e greco che non potevano essere casuali. Per esempio, la parola inglese "father" (padre)" è "pitar" in sanscrito, e "pater" in latino e greco. "Brother" (fratello) è "bhratar" in sanscrito, "frater" in latino.

Affinità linguistiche. Nel 1882, Jacob Grimm, uno dei due fratelli delle celebri favole, dimostrò che con lo sviluppo delle varie lingue indoeuropee, i suoni cambiavano in modi regolari. Per esempio, la parola indoeuropea per indicare "due" era in origine "dwo". Ma "dwo" era solo una delle numerose parole originarie la cui iniziale "d" è poi cambiata in "t" mentre passavano all'antenato comune dell'inglese e del tedesco.

Quindi la parola indoeuropea "dwo" è diventata "two" in inglese e "zwei" (pronunciato "tsvai") nel tedesco moderno. Altre parole che iniziano con il suono "d" si sono comportate in modo simile. Così come il suono k è diventato h, oppure p è diventato f.

Occhio alle invenzioni. Accanto allo slittamento delle pronunce i ricercatori sono andati a caccia dell'origine di parole corrispondenti a innovazioni, individuabili nel tempo e in determinati luoghi. Per esempio, la lingua proto-indoeuropea aveva una parola per "asse", due parole per "ruota", una parola per "imbracatura-palo" e un verbo che significava "trasportare in veicolo". Gli archeologi sanno che la tecnologia delle ruote e degli assi per il carro è stata inventata circa 6.000 anni fa, il che suggerisce che il proto-indoeuropeo non può essere più vecchio di così.

Chi lo parlava? Quindi le parole "asse", "ruota", "trasporto su carro", "cavallo domestico", "pastori", "lana", "latticini", "miele" e persino "suocero" (mentre "suocera" è più recente) e "capo" ("reg" in origine, da cui regal in inglese e regale in italiano) sono servite a creare un quadretto di chi parlava il proto-indoeuropeo: pastori nomadi di comunità patriarcali guidate da capi clan. In combinazione con le prove genetiche che vi fu un rapido spostamento di popolazione dalle steppe nell'Europa centrale, circa 5.000 anni fa, si era concluso che le lingue indoeuropee ebbero origine nelle steppe e si diffusero con i pastori.

Prima delle steppe. L'ipotesi che invece furono gli agricoltori dell'Anatolia a diffonderle, si basa sulla convinzione che le parole distintive di una economia pastorale caratterizzata da carri e cavalli, sarebbero una convergenza evolutiva di termini che concettualmente stavano dietro agli oggetti innovativi. Per esempio "ruota" deriverebbe dalla parola proto-indoeuropea "cerchio", molto più antica di ruota. Oppure "asse" del carro, dall'originaria "palo". I "reg", i capi clan, li avevano pure gli agricoltori che pure allevavano mucche e producevano miele.

Parole chiave. Quindi Heggarty e colleghi hanno scelto 170 significati fondamentali da tracciare: parole di base, originarie, che le diverse lingue devono avere preservato, come quelle per i numeri, le parti del corpo, i colori e le cose, come casa e montagna, stati emozionali, come il pianto e il riso, e fasi quotidiane, quali la notte. Poi hanno riunito un team di decine di linguisti e hanno fatto determinare, per ciascuna delle 161 lingue indoeuropee, la parola primaria per ogni concetto.

Solo quella parola, e nessuno dei sinonimi, è entrato nell'analisi.

Heggarty e colleghi hanno così collocato l'origine della lingua proto-indoeuropea a 8 mila anni fa, ritenendo che si diffuse con la forza innovatrice dell'agricoltura per merito di gente proveniente dall'Anatolia. Perché proprio da lì?

Genetica di popolazione. I dati sono calibrati con le scoperte archeologiche sull'origine e la diffusione dell'agricoltura e le indagini di genetica dirette a suo tempo da Luca Cavalli Sforza che individuano una lenta e massiccia migrazione in Europa dal Vicino Oriente. Ma l'analisi di Heggarty riconosce anche che le steppe russo-ucraine svolsero un ruolo importante come patria secondaria per la maggior parte delle lingue europee: dopo che un ramo viaggiò verso nord dall'Anatolia alle steppe, si sarebbe irradiato da lì nell'Europa settentrionale, dando vita a famiglie linguistiche germaniche, italiche, gaeliche e altre lingue europee.

7 marzo 2024 Franco Capone
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