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Chi era per davvero Dante Alighieri?

Che cosa sappiamo della vita di Dante Alighieri, al netto delle tante lacune biografiche? Ricostruiamo la carta d'identità possibile del Sommo poeta e, nel podcast, ne scopriamo il mondo. Oltre la Divina Commedia.

Nome: Durante
Cognome: Alighieri
Data di nascita: incerta, un giorno compreso tra il 21 maggio e il 21 giugno del 1265.
Professione: poeta, soldato, politico.
Stato civile: coniugato.
Segno zodiacale: gemelli.


Suonerebbe così la carta d'identità del Sommo Poeta, al netto delle tante lacune biografiche. E con alcuni "segni particolari" da aggiungere. La ricostruiamo in questo articolo tratto da "Professione: Dante Alighieri", in versione integrale su Focus Storia 171. Nel podcast "La Voce di Focus Storia", invece, Dante è raccontato da Giorgio Inglese, docente di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma e autore di molti libri sul sommo poeta, tra cui il recente Vita di Dante. Una biografia possibile (Carocci).

Focus Storia 171
Scopri come Dante diventò Dante, su Focus Storia 171. © Focus

A cominciare dal nome, la biografia di Dante riserva infatti delle sorprese. il nome Durante, il nostro non l'avrebbe mai usato e si sarebbe firmato sempre e solo Dante, sia nei documenti privati sia in quelli pubblici. Perché poi specificare il segno zodiacale? Il primo che ci teneva a precisarlo era Dante stesso che molte volte insistette sulle virtù speciali delle stelle che avevano presieduto alla sua nascita. Possiamo essere certi, comunque, che se fosse nato sotto un altro segno, egli avrebbe ugualmente sostenuto che esso lo aveva beneficato in sommo grado», spiega Marco Santagata, uno dei massimi studiosi di Dante, recentemente scomparso, nel suo libro Dante. Il romanzo della sua vita (Mondadori). «Della personalità di Dante, infatti, l'aspetto più rilevante è il suo sentirsi diverso e predestinato. In ciò che ha visto, fatto o detto, si tratti della nascita di un amore, della morte della donna amata, della sconfitta politica o dell'esilio, lui scorge un segno del destino, l'ombra di una fatalità ineludibile, la traccia di una volontà superiore. È un'idea che ha cominciato a nutrire fin da giovane e che si rafforzerà nel tempo fino a sfociare nella convinzione di essere stato investito da Dio della missione profetica di salvare l'umanità».

L'ultima delle fonti attendibili per saperne di più sulla vita di Dante Alighieri è… Dante Alighieri. «Vita Nova e Commedia sono opere chiaramente autobiografiche, come lo sono in gran parte anche le Rime e la cornice narrativa del Convivio. Ma quello che ne scaturisce è una biografia fittizia che si intreccia con una biografia storica», spiega Santagata. Ma qualche punto fisso lo possiamo mettere. Innanzitutto, non sappiamo nulla della sua infanzia: Dante non ne parla mai, e sarebbe strano il contrario visto che ricordi ed esperienze di quella fase della vita non compaiono nella letteratura medievale, salvo rare eccezioni. Quando parla di suoi malanni, Dante però si spinge indietro nel tempo. È lui a raccontare in una delle sue Rime che nel giorno in cui nacque Beatrice - la donna che gli rubò il cuore e che che fu al centro del suo immaginario poetico lui - pargolo di pochi mesi, cadde a terra tramortito. Secondo alcuni storici, all'origine di certe invenzioni narrative ci furono malattie di cui Dante soffrì veramente. «Verso la fine dell'800 la psichiatria lombrosiana aveva diagnosticato che Dante era stato affetto da epilessia. La diagnosi, tranne pochissime eccezioni, non è mai stata recepita dai dantisti. Eppure, la precisione e la partecipazione emotiva con le quali Dante rappresenta quegli attacchi lasciano intendere che al testo letterario soggiaccia una forte dose di vissuto», chiarisce Santagata.

Quando si parla del rapporto tra Dante e Beatrice, però, il condizionale è d'obbligo perché molti mettono in discussione la stessa esistenza della donna. Di sicuro, invece, sappiamo che Dante aveva una moglie. Ancora bambino Dante fu infatti promesso a Gemma, coetanea o forse di qualche anno più giovane di lui, appartenente alla potente famiglia fiorentina dei Donati che vivevano nello stesso quartiere degli Alighieri e che possedevano terreni contigui ai loro. Per Dante si trattava di un'unione molto vantaggiosa nella sua scalata sociale. Con un atto davanti a un notaio, il 9 febbraio 1277, al dodicenne Dante Alighieri veniva ufficialmente promessa in sposa Gemma Donati. All'altare i due arrivarono tra il 1283 e il 1285 ed ebbero due figli e una figlia (Jacopo, Pietro, Antonia) e forse un quarto, Giovanni. Fu un matrimonio felice? Non lo sappiamo, anche se Boccaccio, primo biografo, era pronto a giurare che fosse… un inferno.

Concentriamoci dunque su quel che sappiamo per certo di Dante. "I' fui nato e cresciuto sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa", scrive nell'Inferno. La casa degli Alighieri era a metà strada tra il duomo di Firenze e l'attuale piazza della Signoria, un'abitazione modesta ma in un quartiere (o sestiere, come si diceva allora a Firenze), quello di San Pier Maggiore, con un buon vicinato (ci abitavano nobili insieme a famiglie di origini umili ma diventate facoltose). La famiglia Alighieri era una di quelle di condizione media, dedita ai traffici e ai piccoli commerci. Ma lì ci abitavano anche i Portinari, la famiglia d'origine di Beatrice, nonché i Cerchi e i Donati: proprio lo scontro tra le fazioni guidate da queste due consorterie sarebbe stato la causa del suo esilio. 

«Come tutti i sestieri, anche San Pier Maggiore era diviso da interessi economici, soprattutto bancari e commerciali, e politici: in una prima fase, guelfi contro ghibellini; in seguito, guelfi neri (donateschi) contro guelfi bianchi (cerchieschi)», ha spiegato Santagata. I guelfi si opponevano alla presenza in Italia del Sacro romano impero appoggiando il papa, mentre i ghibellini sostenevano l'imperatore per i loro fini politici, ma alla fine una delle cause scatenanti della lotta che avrebbe dilaniato l'Italia e sarebbe terminata solo a fine secolo fu anche un problema di controllo del territorio: i Donati, di antica nobiltà ma con scarse risorse economiche, si erano sentiti minacciati dall'avanzata dei Cerchi, che erano meno nobili ma ricchissimi. 

Nel 1296 Dante scese nell'agone politico: divenne funzionario, ambasciatore e priore di Firenze. Poco dopo in città si aprì una lotta intestina che fra il 1300 e il 1301 arrivò al culmine. Si fronteggiavano i guelfi bianchi (la fazione di Dante) e i neri che avevano l'appoggio di papa Bonifacio VIII che aveva momentaneamente dalla sua parte il re di Francia Filippo IV il Bello: questi, decise di mandare suo fratello, Carlo di Valois, alla testa di un esercito per dar manforte ai Neri. Che infatti occuparono Firenze nell'autunno del 1301. A marzo dell'anno successivo la situazione si inasprì e il giorno 10 Dante fu condannato al rogo e alla confisca dei beni. Aveva già lasciato la "sua" Firenze dove non fece mai più ritorno.

Per comprendere come il clima politico e le vicende personali influenzarono il capolavoro assoluto di Dante, la Divina Commedia, ascolta il podcast "Il mondo di Dante. Oltre la Divina Commedia".

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Il podcast di Focus Storia è a cura di Francesco De Leo. Montaggio di Silvio Farina.

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17 gennaio 2021 Anita Rubini
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