Storia

Carro da parata ritrovato a Pompei: perché è un reperto eccezionale

Negli scavi di Pompei è venuto alla luce un pilentum, un carro cerimoniale finemente decorato: perché se ne parla tanto e cosa lo rende unico.

A due mesi dalla scoperta di un'antica tavola calda con tanto di bancone decorato, Pompei presenta al mondo un nuovo reperto di inestimabile valore: un carro cerimoniale abbellito con raffinate decorazioni a tema erotico, probabilmente destinato alle cerimonie nuziali, scoperto proprio accanto ai resti di tre cavalli ritrovati nel 2018.
 
Secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di un pilentum, un carro da parata usato dagli aristocratici durante i matrimoni e ampiamente citato dalle fonti antiche, ma di cui non si era mai trovata traccia in Italia.

Uno spaccato di vita del tempo. Il carro si trovava all'interno di un porticato a due piani della villa di Civita Giuliana, una dimora suburbana a 700 metri a nord di Pompei, fuori dalle mura dell'antica città. Nello stesso edificio, qualche mese fa erano venuti alla luce i resti di due uomini, forse un nobile con il suo schiavo, ricostruiti con la tecnica dei calchi.
 
Si tratta, come ha spiegato il direttore uscente del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, di «una villa molto grande e particolarmente preziosa per le indagini storiche, perché a differenza di tante altre che erano state svuotate dalle ristrutturazioni seguite al terremoto del 62 d.C., nei giorni dell'eruzione (il Vesuvio eruttò 79 d.C., ndr) era ancora abitata».

Disegni di amanti. Il carro era sorretto da quattro alte ruote in ferro che sostenevano un leggero cassone, con una seduta per una o due persone contornata da braccioli e schienale metallici. Le fiancate del carro sono decorate con pannelli lignei dipinti in rosso e nero e lamine bronzee intagliate; sul retro compaiono invece medaglioni in bronzo con figurine in stagno applicate - satiri, ninfe, amorini, impegnati in una serie di amplessi. Analisi di archeologia botanica hanno concluso che per il carro sono stati usati almeno due tipi di legname, l'elastico e leggero frassino per la struttura e le ruote, e faggio come supporto alle decorazioni.

Il dettaglio di una decorazione sul retro del carro: anche in questo caso è raffigurato un amplesso. © Parco Archeologico di Pompei

Auguri agli sposi. Mentre procedevano negli scavi, gli archeologi hanno riempito ogni nuovo vuoto con gesso per i calchi, riuscendo così a ricostruire l'impronta di materiali organici sepolti dalla cenere e non più rinvenibili, come le funi, le tracce dei cuscini e persino di due spighe di grano. Dettaglio, quest'ultimo, che secondo Massimo Osanna potrebbe far riferimento al culto di Cerere, dea romana del raccolto onorata a Pompei insieme a Venere. Può essere che nella villa vivesse «una sacerdotessa di questi culti», o che un carro con le spighe e così tanti riferimenti all'eros fosse un augurio di fertilità per una coppia di neosposi: «Le spighe sul sedile potrebbero essere l'indizio di un matrimonio celebrato da poco o che era pronto per essere celebrato».

Il primo carro di questo tipo. I pilenta citati dagli antichi erano veicoli alla stregua delle nostre auto di rappresentanza, che servivano forse anche a condurre la sposa alla nuova dimora. Questi carri non erano mai stati ritrovati in Italia, e l'unico altro precedente è il pilentum rinvenuto ormai 15 anni fa in un tumulo funerario in Tracia (Grecia settentrionale): rispetto al carro pompeiano, però, quello della Tracia è meno riccamente decorato. Gli archeologi pensano ora a uno studio comparato.
 
A Pompei erano già stati ritrovati altri carri per il trasporto, come quello della Casa del Menandro (un'altra abitazione aristocratica, chiamata così per il ritratto del commediografo greco nel portico che cingeva il giardino), ma mai un carro cerimoniale come questo.

Cavalli. Nella stalla adiacente il portico dove è stato trovato il carro erano venuti alla luce tre anni fa i resti di tre cavalli, uno dei quali riccamente bardato, come se poco prima dell'eruzione fosse pronto per partire. Non è da escludere che proprio questo animale fosse destinato alla conduzione del carro.
 
Il ritrovamento è frutto di una collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che da tempo opera per impedire il saccheggio di reperti archeologici nell'area da parte dei tombaroli. Anche il carro è scampato al furto per un pelo, come dimostrano i cunicoli scavati in profondità dai ladri di questi tesori. Due di questi tunnel sotterranei sono passati proprio adiacenti ai bordi del carro, fortunatamente senza comprometterne la struttura.

2 marzo 2021 Elisabetta Intini
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