Storia

E se la "Cappella Sistina rupestre" fosse molto più recente di quanto crediamo?

L'analisi delle pitture della "Cappella Sistina rupestre", in Colombia, rinnova il dibattito: sono opere di migliaia di anni fa o molto più recenti? Quali animali vi sono rappresentati?

Ci fu un tempo in cui il Sudamerica ospitava gli animali più strani, come bradipi giganti e gonfoteri (creature simili a elefanti): ora un grande dipinto rupestre ritrovato a Serranía de la Lindosa, un sito archeologico in Colombia soprannominato la "Cappella Sistina rupestre", sembra raffigurare proprio quella megafauna perduta, vissuta alla fine dell'ultima era glaciale in Amazzonia. Il dipinto, da tempo noto agli indigeni locali ma fino a poco fa inaccessibile ai ricercatori a causa della guerra civile colombiana, ha scatenato un dibattito infuocato tra gli esperti, che non si sono trovati d'accordo sulla natura degli animali ritratti (e la datazione del dipinto stesso).

Megafauna del Pleistocene? Da un lato José Iriarte, archeologo all'Università di Exeter, sostiene in uno studio pubblicato su Philosophical Transactions of The Royal Society B che gli animali rappresentati sul dipinto rupestre appartengano a specie estinte della megafauna dell'ultima era glaciale (fine Pleistocene, circa 12.000 anni fa). In particolare, Iriarte e il suo team ritengono che uno degli animali dipinto (vedi immagine qui sotto) rappresenti un bradipo gigante con il suo cucciolo, e che un altro esemplare simile a un elefante sia in realtà un gonfoterio, antenato dei moderni elefanti.

Bradipo gigante
In questo dipinto alcuni ci vedono un bradipo gigante (Megatherium) con il suo cucciolo, altri dei moderni capibara (Hydrochoerus hydrochaeris). I disegni in bianco e nero raffigurano un ipotetico bradipo gigante. © Iriarte et al. | Philosophical Transactions of The Royal Society B

Pitture non così antiche. Altri esperti, però, si dicono totalmente contrari a questa interpretazione: secondo quanto riporta il New York Times Ekkehart Malotki, professore emerito di lingue alla Northern Arizona University, avrebbe definito le affermazioni del collega mere illusioni, sostenendo che i gonfoteri dipinti non avrebbero affatto l'aspetto degli animali estinti, e che le conclusioni di Iriarte sarebbero frutto di un approccio che tira a indovinare la natura delle pitture.

Anche Fernando Urbina e Jorge Peña, archeologi all'Università nazionale della Colombia, non credono che le pitture risalgano al Pleistocene: nel 2016 hanno pubblicato uno studio nel quale sostengono che diverse scene rappresentate dal dipinto rupestre potrebbero raffigurare animali introdotti dagli europei, e che le pitture non sarebbero dunque più vecchie di qualche centinaio di anni. Malotki si dice d'accordo con questa visione, sottolineando che l'incredibile conservazione del dipinto sarebbe un'ulteriore prova della sua origine più recente.

Gonfoterio
In questo dipinto, Iriarte e il suo team vedono un gonfoterio (Gomphotherium), antico antenato dei moderni elefanti © Iriarte et al. | Philosophical Transactions of The Royal Society B

Datazione scientifica. Di tutt'altro avviso è invece Paul Tacon, professore di archeologia e antropologia alla Griffith University in Australia, secondo il quale l'ipotesi di Iriarte sarebbe plausibile. «Le raffigurazioni delle pitture rupestri sono spesso oggetto di dibattito», commenta, «in particolare quando si tratta di specie estinte. In questo caso, però, esistono diverse prove a sostegno del fatto che queste pitture rupestri rappresentino effettivamente specie estinte della megafauna di fine Pleistocene o inizio Olocene».

Il prossimo passo per togliere ogni dubbio e mettere fine al dibattito, è datare scientificamente le pitture.

19 marzo 2022 Chiara Guzzonato
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