Storia

L'antica borsa di uno sciamano, piena di sostanze psicotrope

L'incredibile scoperta archeologica nel sudovest della Bolivia prova che già mille anni fa, le popolazioni pre-Inca conoscevano gli effetti delle droghe, le combinavano e le commerciavano.

Le antiche civiltà di nativi americani conoscevano gli effetti delle sostanze psichedeliche talmente bene da utilizzarle anche in combinazione, dopo essersele procurate da lontano. Lo conferma la scoperta, nella valle del Sora River, in Bolivia, di un astuccio in materiale animale contenente non solo i resti di tre, o forse cinque piante psicoattive, ma anche un sofisticato arsenale per prepararle al consumo: probabilmente la borsa di uno sciamano vissuto un migliaio di anni fa. Il ritrovamento è descritto in dettaglio su PNAS.

Il materiale è venuto alla luce inaspettatamente, mentre gli archeologi dell'Università della California Berkeley e della Penn State University cercavano i resti di insediamenti umani nelle grotte di pietra nel sudovest della Bolivia. Nella caverna Cueva del Chileno il team ha rinvenuto una borsa in pelle animale risalente al 900-1100 d.C., forse appartenuta ai Tiwanaku, una popolazione pre-incaica che visse sugli altopiani andini meridionali fino al 950 d.C. circa.

Cassetta degli attrezzi. All'interno della busta, un astuccio ricavato da musi di volpe cuciti assieme, contenente tracce di diverse piante psicotrope: il più alto numero di sostanze mai trovate in unico sito archeologico in Sud America. La borsa conteneva anche tutti gli "strumenti del mestiere" dello sciamano: due tavolette di legno per triturare le foglie e sniffarne le polveri, due spatole in osso di lama, una fascia per la fronte intrecciata e un tubo per fumare, ornato da due trecce di capelli umani.

antropologia: la borsa dello sciamano e le sue droghe
La borsa in pelle più grande e il suo contenuto: i "ferri del mestiere" per preparare e fumare le droghe. © Miller et al., via PNAS, 2019

Per ogni esigenza. L'analisi del contenuto dell'astuccio di volpe ha rivelato i resti di almeno tre, ma più probabilmente di quattro o cinque piante, mischiate per ottenere diversi effetti. C'erano tracce di cocaina e di una sostanza prodotta dalla sua trasformazione, la benzoilecgonina (probabilmente i resti di una foglia di coca). C'erano resti di bufotenina, un allucinogeno presente sulla pelle dei rospi e nei semi e nelle foglie di alcune piante, e di psilocina, che si estrae da alcuni funghi allucinogeni.

Che sballo! Soprattutto, c'erano tracce di armina e dimetiltriptamina (DMT), i due ingredienti principali dell'ayahuasca, un infuso dalle proprietà psichedeliche ottenuto associando diverse piante amazzoniche, usato per indurre stati di trance durante le cerimonie. L'utilizzo di queste speciali "tisane" presso i nativi americani è noto, ma il ritrovamento prova che era utilizzato già 1.000 anni fa (da quanto tempo, non è dato saperlo).

da fuori. La particolarità di queste due sostanze, l'armina e la DMT, è che, da sole, non hanno alcun effetto particolare: è accostandole che si ottiene un tè psichedelico estremamente potente. Il proprietario dell'astuccio conosceva queste sostanze talmente bene da saperle associare con sapienza, per usi rituali o medicinali. Infine, una curiosità: nessuna di queste piante cresceva in quell'area delle Ande. Doveva dunque esistere una "rete commerciale" per fare viaggiare le sostanze psicotrope (attraverso regioni pericolose e inospitali) fino a dove erano richieste.

10 maggio 2019 Elisabetta Intini
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