Storia

Battaglia di Kursk: il più cruento scontro tra carri armati della Storia

Durante la Battaglia di Kursk le forze tedesche della Wehrmacht e l'Armata Rossa sovietica si affrontano vicino alla città russa di Kursk con una schiacciante vittoria dei sovietici.

Ottant'anni fa iniziava la Battaglia di Kursk, il più grande scontro tra carri armati della Storia. Vediamo come i panzer tedeschi furono battuti dai T-34 sovietici, attraverso l'articolo "Nella tela del ragno" di Roberto Genovesi, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Superiorità tecnologica. Seicento chilometri a sud di Mosca, il largo saliente (il settore più avanzato di uno schieramento di truppe) di Kursk, secondo i resoconti degli aerei da ricognizione, si protendeva entro le linee tedesche per più di un centinaio di chilometri: lo scenario ideale per una rapida manovra a tenaglia da nord e da sud, che tagliasse fuori il milione circa di soldati russi che l'occupavano.

Il Führer aveva voluto però attendere che tutti i carri armati perduti durante le ritirate invernali fossero rimpiazzati; soprattutto, aveva deciso di aspettare l'arrivo al fronte di alcuni battaglioni supplementari dotati dei più potenti Panzer V Panther, a detta di molti alti ufficiali tedeschi gli unici corazzati in grado di tenere testa ai T-34 sovietici.

Calcoli minuziosi. È così che si è arrivati al giorno previsto per lo sfondamento, il 5 luglio 1943. I due imponenti schieramenti di mezzi, uomini e aerei si fronteggiano nelle campagne attorno a Kursk, tra il verde dei pascoli e il giallo del grano maturo.

I feldmarescialli Von Kluge e Von Manstein hanno calcolato tutto, fin nei minimi particolari, facendo affidamento su mappe minuziose e su un monitoraggio maniacale delle condizioni atmosferiche. Ma per quanto scrupolosa sia stata la preparazione, non hanno tenuto conto di due variabili: la tenacia di un esercito che non ha più nulla da perdere e l'estro di uno dei più grandi strateghi della Storia, Georgij Konstantinovich Zhukov, vicecomandante supremo dell'Armata rossa.

Spionaggio. Grazie all'attività di ricognizione e spionaggio, il generale sovietico ha le idee chiare fin da aprile. Ha colto le linee essenziali del piano nazista e informato Stalin che, una volta tanto, lo ha assecondato senza remore. I tedeschi si aspettano che i russi lancino una controffensiva per arrestare l'avanzata? Ebbene, i sovietici faranno esattamente il contrario. Che avanzino pure, i nazisti, logorando le loro forze corazzate contro le linee difensive nemiche. Quello che conta, per Zhukov, è privare i tedeschi dei loro reparti blindati. Solo allora il contrattacco potrà aver luogo.

Per mettere in atto questa strategia difensiva servono mezzi e uomini in quantità e il generale ha ricevuto carta bianca da Stalin: a sua disposizione ci sono 11 armate, per complessivi 1.330.000 uomini, 3.300 carri, 20.200 cannoni (di cui almeno 6.000 anticarro) e 2.650 aerei, sotto il comando degli esperti Nikolaij Vatutin e Konstantin Rokossovskij, che avevano già fatto mangiare la polvere alla 6a Armata tedesca di Friedrich Paulus durante l'assedio di Stalingrado.

Trappole. Approfittando del ritardo imposto all'inizio dell'offensiva, Zhukov ha trasformato lo scacchiere, grande quanto metà dell'Inghilterra, in una giostra di trappole. Ha fatto interrare oltre 40mila mine ai fianchi del saliente e scavare una fittissima rete di fossati anticarro, in modo che i panzer vi restino intrappolati.

Ha creato per la fanteria un reticolo di trincee, intervallate da altri campi minati disposti a macchia di leopardo, e distribuito sul terreno una miriade di postazioni con artiglieria anticarro. In totale, cinque linee di sbarramento, una via crucis che avrebbe fatto arrivare le truppe tedesche già stremate all'eventuale scontro frontale.

Offensiva tedesca. I piani di battaglia tedeschi affidano l'offensiva sul lato nord del saliente alla 9a Armata del generale Walter Model. L'offensiva nel settore sud è invece nelle mani del generale Hermann Hoth, al comando della 4a Armata. In totale, 900.000 uomini, 2.700 carri, 2.050 aerei e 10.000 bocche da fuoco.

L'asso nella manica. Numeri a parte, c'è un altro elemento che farà la differenza. Grazie alle informazioni fornite da "Lucy", una spia dei sovietici con contatti nell'Okw (l'Alto comando tedesco), Zhukov è a conoscenza perfino della data d'inizio dell'offensiva, e ordina un bombardamento preventivo di ben quattro ore sulle linee tedesche prima ancora che queste muovano un cingolo: è il biglietto da visita russo per le Waffen SS, che costituiscono il nerbo dello schieramento nazista.

Ostilità su tutti i fronti. Sul fronte nord Model attacca avvalendosi di 8 delle sue 15 divisioni di fanteria e di una sola delle sei divisioni corazzate, con l'obiettivo di prendere rapidamente la città di Olkhovatka per poi attaccare alle spalle i russi. Ma le postazioni difensive allestite da Zhukov tengono e la sera del primo giorno di battaglia i carri tedeschi hanno percorso appena sette chilometri all'interno del fronte nemico.

Sul fronte meridionale, invece, il generale Hoth decide di impiegare subito tutte le forze a sua disposizione per prendere le cittadine di Oboyan e Korocha. Nonostante i campi minati riescano a immobilizzare centinaia di carri, con l'efficace supporto dal cielo della Luftwaffe i tedeschi superano prima del tramonto le linee sovietiche e occupano Cerkasskoye.

Terreno minato. Il giorno seguente anche Model, a nord, decide di impiegare la riserva per tentare uno sfondamento centrale. Gli scontri si concentrano intorno al villaggio di Ponyri, largamente conteso, che in seguito sarà definito "piccola Stalingrado". Dopo altri tre giorni di inutili tentativi, il generale tedesco deve arrendersi all'evidenza: i carri saltano sulle mine, gli equipaggi e la fanteria sono un facile bersaglio per gli artiglieri sovietici.

Di lì non si passa: la 9a Armata rimarrà a 50 chilometri da Kursk. Intanto, a sud, la risposta di Zhukov non si è fatta attendere: il generale sovietico ha spostato la 5a Armata corazzata dalla riserva per arginare l'impatto dei panzerkorps diretti a Oboyan ma, soprattutto, ha chiesto ai bombardieri di "condire d'esplosivo" i collegamenti tedeschi su rotaia per rallentare il rifornimento di munizioni. Nonostante questo, i granatieri scelti della divisione Grossdeutschland continuano ad avanzare e il 9 luglio si trovano una ventina di chilometri oltre le linee nemiche. Il 12 luglio i due schieramenti puntano lo sguardo sulla città di Prokhorovka. Entrambi sono consapevoli che la sua conquista segnerà le sorti della battaglia.

Faccia a faccia. Di buon mattino, tre divisioni Ss si muovono contemporaneamente per conquistare il centro abitato: 200 carri in tutto, tra cui molti massicci Panzer VI Tiger, preceduti da un intenso bombardamento aereo. Ma Zhukov ha previsto tutto e gli 800 carri della 5a Armata, per la maggior parte T-34 e T-70, si affrettano ad andare loro incontro, per vanificare subito la maggiore gittata dei cannoni tedeschi.

La battaglia si protrae per tutto il giorno, in un clima irreale e allucinante di esplosioni e ruggiti, nella coltre di polvere sollevata da centinaia di cingoli in movimento, tra le colonne di fumo provocate dai colpi di cannone, con la fuliggine nera e densa diffusa dai mezzi distrutti che riducono drasticamente la visibilità già compromessa sotto il cielo plumbeo e le piogge intermittenti. Per chiunque sia fuori dalla mischia è impossibile distinguere i bersagli.

Ormai è solo uno scontro di carri, come un'antica battaglia navale con arrembaggi, colpi a bruciapelo e speronamenti, tra le basse colline percorse dal vento che agita le messi come le onde di un mare infuocato. Perfino la fanteria deve rimanere a guardare quella nebbia inquietante se non vuole finire travolta dai mostri d'acciaio che si agitano, spesso agonizzanti, nella spessa coltre di morte.

Disfatta tedesca. Nella mischia serrata, la superiorità tecnologica dei carri tedeschi viene meno. Inoltre, il cacciacarro Ferdinand, tanto atteso da Hitler, rivela tutti i suoi limiti: è poco manovrabile, con visibilità ridotta e solo frontale; vulnerabile ai fianchi, manca di armamento secondario per la difesa vicina. Il rapporto di forze a favore dei russi fa il resto.

Le ostilità cessano prima del tramonto, anche in seguito alla notizia che l'Armata rossa ha lanciato un'offensiva contro la città di Orel penetrando come il burro le linee tedesche.

In una sola giornata 700 carri di ambo gli schieramenti sono rimasti sul campo. Nel frattempo, il 10 luglio, gli alleati sono sbarcati in Sicilia, e per i nazisti occorre tornare a concentrare le forze sul fronte occidentale.

Tutto studiato. Da grande stratega qual era, Zhukov si era costruito la vittoria ben prima del 12 luglio, grazie a una tattica di attesa-offesa micidiale. Quando i tedeschi riuscivano a conquistare una postazione, spesso era perché al generale sovietico faceva comodo così. Le sue bocche da fuoco erano già puntate dove i carri nemici si sarebbero fermati per diventare bersaglio dei fuochi di sbarramento che ne sfoltivano i ranghi in uno stillicidio continuo.

Così Kursk si rivelò una grande trappola per i tedeschi: Zhukov aveva perso la metà dei suoi carri armati ma, al contrario dei tedeschi, era in grado di rimpiazzarli subito e di scatenare la prevista controffensiva che, nel giro di un anno, avrebbe ricacciato i soldati del Führer oltre i confini russi.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

5 luglio 2023 Focus.it
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