Storia

Chi ha rifornito i nazisti di forni crematori? La dinastia di industriali Topf che lucrò sull’Olocausto

Quando i nazisti aprirono Auschwitz si affidarono ai Topf per la fornitura di forni crematori sempre più efficienti per la "soluzione finale".

Ambizioni, rivalità e guadagni dei Topf, la cui azienda di famiglia fornì ai nazisti i forni crematori per l'olocausto attraverso l'articolo "Gli affari sono affari" di Giovanni Sordelli, tratto dagli archivi di Focus Storia.

In memoria. Bisogna recarsi a Erfurt, nella Germania centrale, per visitare un sito unico al mondo: si tratta infatti del solo monumento all'Olocausto all'interno della sede storica di un'azienda. Non un'azienda qualunque, ma quella che divenne il partner più affidabile per la produzione di forni crematori destinati ai campi di sterminio durante la Seconda guerra mondiale. Si tratta della J.A. Topf & Figli, la cui sede è stata dichiarata monumento storico protetto dallo Stato della Turingia nel 2003, e ora centro commemorativo e didattico.

DALLE BIRRE AI FORNI. Dagli esordi non si poteva immaginare che la storia dell'azienda avrebbe imboccato quella strada: nel 1878 il mastro birraio Johann Andreas Topf aveva fondato un'impresa per la fabbricazione di macchinari destinati alla produzione di birra, utilizzando un suo innovativo brevetto per la cottura del malto che consentiva un minor consumo di carbone. Come logo, le lettere del nome Topf che formano una pentola (topf significa "pentola" in tedesco). Nonostante l'inventiva di Topf andasse poco a braccetto col fiuto per gli affari, l'azienda ingranò. Erano gli anni dell'industrializzazione esplosiva della Germania, unificata nel 1871 da Otto von Bismarck. Nel 1914, la Topf & Figli contava 517 dipendenti e una rete commerciale in 50 Paesi.

Il mercato della cremazione. Proprio mentre l'azienda viveva il suo anno d'oro, il fratello del fondatore, Ludwig Sr, ai vertici della società, si tolse la vita. Mancavano pochi mesi allo scoppio della Grande guerra. I tempi obbligarono l'azienda a diversificare il business: l'aumento della popolazione e la preoccupazione per l'igiene, unita alla mancanza di spazio nei cimiteri, avevano favorito una campagna di sensibilizzazione a favore della cremazione umana. Così nel 1914 i Topf introdussero, parallelamente alla lavorazione del malto, la produzione di forni crematori. In pochi anni misero in piedi un piccolo reparto nel ramo della cremazione tecnologicamente all'avanguardia. Tanto che, nell'arco di un decennio, divennero leader del mercato.

PATTO COL DIAVOLO. Nel 1933, la svolta: la terza generazione di Topf, rappresentata dai fratelli Ludwig ed Ernst Wolfgang, nipoti di Johann, fu estromessa dalla dirigenza. Il pretesto furono le perdite che subiva l'azienda indebitata fino al collo, ma si trattò forse di un ribaltone politico in una Germania sprofondata in una grave crisi economica e dove i nazionalsocialisti erano ormai al potere e Hitler pronto a instaurare la dittatura.

Secondo gli stessi fratelli Topf fu un colpo di mano ordito dai nazisti e dai membri aziendali più anziani, che avrebbero voluto creare una nuova società.

Affari di famiglia. Il prezzo da pagare per ritornare in sella fu l'iscrizione al partito nazista, dopodiché Ernst Wolfgang fu nominato direttore commerciale e Ludwig direttore tecnico. «Entrambi i fratelli Topf erano membri del partito nazista, ma hanno aderito solo quando hanno capito che, così facendo, sarebbero riusciti a riprendere il controllo della loro compagnia», spiega Karen Bartlett, autrice del libro Gli architetti di Auschwitz (Newton Compton). «Il sostegno al regime nazista era un fattore cruciale nel riconquistare il controllo sulla propria azienda. Inoltre, la relazione con le Ss fu utile per garantire che nessuno dei due fratelli dovesse essere chiamato alle armi. Ma il loro legame con i nazisti esigeva un prezzo molto alto. Prezzo che, in definitiva, avrebbero pagato sacrificando ogni brandello di decenza morale e di umanità che possedevano».

Il paradosso. D'altra parte, Ernst Wolfgang era convinto di essere un amico degli ebrei, visto che in azienda erano presenti lavoratori ebrei e comunisti, cellule di resistenza politica attive per tutta la durata della guerra cui l'azienda avrebbe fornito protezione e riparo. Queste persone erano consapevoli dell'attività della Topf & Figli e negli interrogatori postbellici dissero sempre di aver eseguito gli ordini.

Epidemia. Il 17 maggio 1939, la prima commessa dei nazisti: Kurt Prüfer, responsabile della costruzione forni e capo del dipartimento di cremazione dell'azienda, realizzò il disegno per un forno mobile di cremazione riscaldato a olio. Dopo il primo incarico, Prüfer fu in grado di realizzare un forno mobile per Dachau nel 1939, cui seguì un intero crematorio per il campo di Buchenwald. Ludwig dichiarò dopo la guerra che le origini del rapporto con le Ss erano legate proprio a un'epidemia di tifo (in realtà dissenteria) scoppiata a Buchenwald dove i morti non si contavano: da lì, la necessità di installare un forno crematorio all'interno dello stesso campo.

Produzione di massa. Da quel momento fu un'escalation. Nel 1941, la Topf & Figli aveva già prodotto forni per quattro campi, dovendo soddisfare le esigenze delle Ss di Auschwitz dove, alla fine della guerra, sarebbero morte circa un milione e centomila persone. Tra il '41 e il '45 nel solo campo di Auschwitz furono progettati e messi in funzione ben cinque crematori, con moderni sistemi di ventilazione (pensati e progettati proprio per le esigenze eccezionali dei campi) che servivano ad accelerare il processo di incinerazione dei corpi.

«Entrambi i fratelli capirono il sistema di sterminio nei campi e approvarono i disegni di Kurt Prüfer: erano pronti a collaborare sempre di più per l'omicidio di massa», spiega Karen Bartlett. «Naturalmente, Ernst Wolfgang Topf ha mentito sul suo ruolo per il resto della sua vita, e ha cercato di riabilitare la sua azienda dopo la guerra, sempre sostenendo che non avevano fatto nulla di sbagliato». 

Non solo per soldi. Ma qual era stata la spinta? Ideologica o economica? Di sicuro non la seconda. La Topf & Figli non guadagnò più del 2% del fatturato dal lavoro dell'ingegner Prüfer: secondo le stime, per sviluppare la tecnologia dell'Olocausto, l'azienda ricavò ogni anno l'equivalente di 30.600 euro odierni. Dietro questa scelta poco remunerativa si celarono di sicuro ambizioni e rivalità personali, e non da ultimo il beneficio della protezione offerta dal regime.

Poco affidabili. I rapporti con le Ss comunque non furono idilliaci: nonostante la Topf & Figli fosse contattata anche per ambiti in cui non aveva alcuna esperienza – come per esempio l'analisi dei gas nell'atmosfera per evitare danni ai lavoratori nei campi di concentramento –, i dipendenti e i vertici vennero spesso incolpati di non rispettare le scadenze stabilite o di non soddisfare appieno le richieste. In una relazione del febbraio 1943 si legge che "le numerose e diverse promesse fatte da questa società e il loro mancato rispetto di quanto concordato, stanno provocando gravi problemi". Dal canto loro le Ss arrivavano a pagare con 12 mesi ritardo.

Complici del regime. Nemmeno dentro la Topf & Figli si respirava un'aria serena: Kurt Prüfer si distinse per cinismo e voglia di mettersi in luce a ogni costo, anche nonostante i numerosi screzi con i colleghi e i fratelli Topf. Lo stesso Ludwig Topf era un accentratore, con un ardente desiderio di essere migliore del fratello senza alcuno scrupolo: la cremazione umana era infatti un'area di business in cui si riteneva un'autorità. Come spiega Karen Bartlett, «invece di documentare il declino di un'azienda posta di fronte a un problema morale, gli archivi raccontano la storia di un'azienda tormentata da lotte di fazioni, paura e sospetto, con i direttori preoccupati di piccole dispute e incapaci di controllare il comportamento dei propri dipendenti». Questo mix di ambizione umana e rivalità, combinato con la convenienza e l'avidità, rese complice la Topf & Figli con il grande piano del male nazista.

resa dei conti. Il 7 maggio 1945 la Germania si arrese agli Alleati. Il 31 maggio Ludwig Topf si suicidò e in poche settimane l'azienda fu chiamata a rispondere per scelte commerciali che erano ormai percepite come crimini odiosi. Nel novembre di quello stesso anno l'azienda finì sotto l'amministrazione sovietica.

In seguito ci furono anche tentativi di rifondare una nuova impresa: nel 1951, Ernst Wolfgang creò una nuova J.A. Topf & Figli, specializzata nella costruzione di crematori e incinerazione ma dichiarò fallimento nel 1963. Solo nel 1999 si cominciò a parlare di memoria e documentazione storica, grazie alla nascita di una nuova Topf & Figli, che sostenne l'utilizzo dell'ex edificio amministrativo aziendale per scopi espositivi ed educativi. Un mea culpa doveroso ma evidentemente troppo tardivo.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

14 giugno 2024 Focus.it
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