Storia

L'antico traffico di pappagalli esotici nel Deserto dell'Atacama

Prima dell'avvento della civiltà Inca, il Deserto dell'Atacama era solcato da carovane che trasportavano uccelli variopinti dall'Amazzonia alle Ande.

Il luogo più arido del mondo era un tempo uno snodo commerciale per la tratta di animali di specie esotiche: tra il 1100 e il 1450 dopo Cristo, prima dello sviluppo della civiltà Inca, il deserto dell'Atacama era attraversato da carovane che, a dorso di lama, trasportavano pappagalli dal piumaggio variopinto dall'Amazzonia alle Ande.
 
Dall'analisi dei resti di pennuti ritrovati nel sito archeologico di Pica (in Cile) e in altri luoghi dell'Atacama è emerso che i poveri uccelli sopportavano viaggi anche di 500 km, e che i carovanieri sapevano come mantenerli in vita nel tragitto: erano considerati infatti una merce preziosa.

Un commercio fiorente. Le piume colorate di are, amazzoni e altri pappagalli tropicali erano un simbolo di benessere, ricchezza e sacralità per le civiltà precolombiane. Penne e uccelli venivano regolarmente importati sugli altopiani delle Ande e sulla costa pacifica del Sud America, ma non si era ancora ben capito attraverso quali rotte commerciali. La nuova scoperta prova che la cattura, il trasporto, il mantenimento e la vendita di pappagalli esotici continuarono nel periodo compreso tra il declino dei Tiwanaku (una potente civiltà fiorita attorno al Lago Titicaca, tra Bolivia e Perù) e l'inizio della civiltà Inca.

Eliana Flores Bedregal, ornitologa del Museo Nazionale di Storia Naturale di La Paz, Bolivia, ha analizzato i resti di pappagalli trovati nell'Atacama e conservati in diversi musei, identificando in essi diverse specie tropicali, come l'amazzone farinosa (Amazona farinosa) e l'ara scarlatta (Ara macao).

Un'ara scarlatta mummificata trovata a Pica, Cile.
Un'ara scarlatta mummificata trovata a Pica, Cile. © Calogero Santoro, Universidad de Tarapacá, and José Capriles, Penn State

Pappagalli dalle uova d'oro. Oltre alle piume sono stati analizzati i resti completi di 27 uccelli di sei diverse specie almeno in parte mummificati, trovati avvolti in pezzi di tessuto o custoditi in apposite borse. L'analisi degli isotopi di carbonio e di azoto nei reperti ha rivelato che i pennuti venivano nutriti con mais coltivato nelle aree meno aride del deserto, usando il guano di uccelli marini come concime. Queste attenzioni erano tutt'altro che disinteressate: sul corpo degli animali sono stati trovati i segni di frequenti spiumature, la prova che i pappagalli venivano sfruttati come fonti di guadagno.

4 aprile 2021 Elisabetta Intini
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