Storia

Amerigo Vespucci: esploratore per vocazione, "usurpatore" per caso

570 anni fa nasceva Amerigo Vespucci. La passione per i viaggi lo portò in un nuovo continente che a sua insaputa prese il suo nome.

Il 9 marzo 1454 nasceva Amerigo Vespucci, fra i primi a esplorare le coste del Nuovo Mondo, che da lui prese il nome di America. Navigò al servizio di Spagna e Portogallo, spingendosi fino a Capo Verde, Guyana, Patagonia, Brasile, Colombia e Venezuela, che Vespucci battezzò così perché le costruzioni su palafitte degli indigeni gli ricordavano Venezia. Scopriamo questo pioniere della navigazione attraverso l'articolo "Esploratore per caso" di Federica Ceccherini, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Un dotto navigatore. Quando si dice Amerigo l'associazione con l'America è presto fatta. Basta la parola. Eppure tutti sanno che il continente americano fu scoperto dal genovese Cristoforo Colombo e non da lui, il fiorentino Amerigo Vespucci. Ma se, come si vedrà, l'origine del nome si deve più che altro a un clamoroso errore, è lecito affermare che anche Vespucci ebbe qualche merito: fu il primo a capire che quel continente non poteva essere l'Asia, come si credeva, che quelle popolazioni erano ignote, così come la fauna e la flora, e che quindi esistevano buone probabilità che quella terra fosse un nuovo continente. Lo capì forse anche grazie al suo passato di studioso e alla sua formazione umanistica, che pochi navigatori dell'epoca avevano.

Sogno o son desto? Tutto cominciò quando, alla fine del '200, tre uomini vestiti in uno strano modo (all'orientale) giunsero a Venezia affermando di aver fatto un viaggio che allora appariva del tutto inverosimile. I Polo (Marco, suo padre e suo zio) sostenevano di aver raggiunto la Cina a piedi e di aver poi toccato l'isola di Taprobane (Ceylon) e di Zipangu (Giappone), in quell'oceano considerato assolutamente irraggiungibile.

Non avendo né foto né diapositive, faticarono molto a convincere i loro concittadini dell'impresa, in un'epoca in cui si pensava che l'Equatore fosse un posto torrido in cui il mare era denso e le barche si incendiavano a contatto con il sole. Eppure il viaggio dei Polo fece il giro del mondo grazie al libro Il Milione scritto da Rustichello da Pisa sotto dettatura, pare, di Marco Polo stesso.

Cambiamenti epocali. Fu così che, quando Amerigo nacque, un secolo e mezzo dopo le vicende di Polo, era ormai viva la speranza che fosse possibile raggiungere l'Oriente per andare a prendersi le spezie e le sete preziose direttamente sul posto. E quando Amerigo era bambino c'erano già esploratori come Alvise Cadamosto che si spingevano fino alle coste africane equatoriali.

Quando poi divenne un giovanotto maturo, Bartolomeo Diaz doppiò con la sua spedizione il Capo di Buona Speranza, l'estremità più meridionale dell'Africa, aprendo la via ai successivi viaggi di Vasco da Gama verso l'India. Negli anni successivi, quando Amerigo era ormai un uomo fatto, comandanti come Colombo, Caboto, da Gama con le loro formidabili flotte disegnavano rotte del tutto nuove.

Proprio allora divenne anche lui esploratore, quando le spedizioni erano diventate un business nel quale tutti volevano investire, compresi gli stampatori che pubblicavano senza verificare lettere (vere o presunte) di viaggiatori da rivendere nei mercati a un pubblico di persone sempre desiderose di conoscere quelle gesta al limite dell'umano. Pubblicazioni che grande ruolo ebbero in questa storia.

Origini borghesi. I Vespucci, originari di Peretola (in provincia di Firenze), avevano cominciato a fare affari commerciando vino ed erano diventati una delle famiglie più influenti di Firenze, legandosi ai Medici. Il padre di Amerigo, Nastagio, come il nonno, era notaio. Nastagio garantiva alla famiglia una certa agiatezza economica ma era poco presente con i suoi cinque figli, a causa forse di qualche problemino con l'alcol. Per questo di Amerigo, nato nel 1454, si occupò soprattutto lo zio, Giorgio Antonio, dotto umanista amico di Marsilio Ficino e Lorenzo il Magnifico.

Fu lo zio che lo educò alle arti e alle scienze. Mentre la madre Lisa Mini, nobildonna di Montevarchi, pareva interessarsi solo al fratello maggiore Antonio. Tuttavia la sua fu una giovinezza felice, oltre ai compagni intellettuali dello zio ebbe la fortuna di avere amici come Sandro Botticelli, suo vicino della casa di Borgo Ognissanti a Firenze. Frequentò anche il bel mondo dell'epoca, quello che oggi si direbbe il mondo dei vip. Il cugino di Amerigo, Marco, aveva infatti sposato una delle donne più in vista di allora: la bella genovese Simonetta Cattaneo. Insieme a loro entrò nel giro dei ricevimenti molto esclusivi che si organizzavano periodicamente in casa Medici.

Tra carte e cartine. Raggiunta la maturità, i quattro giovani Vespucci (la quinta morì in giovane età) furono – tutti tranne uno (il maggiore divenne notaio) – avviati sulla strada del commercio. Ma al giovane fiorentino, più che la mercatura e la finanza, interessavano l'astronomia e la geografia, e la sua fortuna fu di nascere nella capitale della cartografia. Firenze era allora per un appassionato di calcoli e misurazioni quello che è oggi la Silicon Valley in California (dove si trovano le maggiori aziende di informatica) per uno "smanettone" di Internet.

Non solo. Nel 1491, a 37 anni, partì per Siviglia come funzionario dei Medici e qui, nel 1493, ebbe modo di assistere al ritorno di Cristoforo Colombo da quelle terre che si credevano in Asia, dette "Antille di Castiglia". Il mercante vide l'ammiraglio di Sua Maestà e la sua flotta tornare carichi di oro, pietre e animali, accompagnati da una schiera di indigeni ridotti in schiavitù. Furono i primi indigeni con cui gli europei, e Amerigo, entrarono in contatto. E poiché i Medici erano tra i finanziatori delle spedizioni del genovese, il fiorentino lavorò alla preparazione della seconda spedizione di Colombo.

Impresa colossale. Furono allestite 17 navi per un totale di 1.000 uomini. Quattro mesi di duro lavoro in cui Amerigo e Giannotto Berardi, suo socio in affari, prepararono la flotta, procurarono i viveri (olio, farina, vino, for-maggi, biscotti) e furono incaricati di trovare maestranze, carpentieri, operai e perfino sacerdoti per la fondazione di una colonia in quei territori.

Chissà che a questo punto ad Amerigo non sia venuta un po' di curiosità per quelle terre lontane e non abbia cominciato proprio allora a pensare di partire con qualche spedizione. I suoi pensieri purtroppo non ci sono pervenuti e nei documenti che parlano di lui non vi è traccia di come maturò questa idea. Di certo, però, dopo aver organizzato anche il terzo viaggio di Colombo (1498), prese la decisione e si imbarcò.

Pronti, partenza... via. Il viaggio a cui prese parte, forse in qualità di "piloto" (quello che oggi chiameremmo ufficiale di rotta, colui che dà la direzione senza avere compiti di comando) o forse di mercante, era comandata da un ex ufficiale di Colombo, Alonso de Hojeda. Partì dalla Spagna tra il 16 e il 18 maggio 1499 (un suo supposto viaggio del 1497 non è mai stato verificato dagli storici) e arrivò fino alla foce del Rio delle Amazzoni.

La Spagna però sui mari aveva un pericoloso rivale, il Portogallo, che tentava di conquistare nello stesso periodo le rotte verso le Indie. Le nuove vie di navigazione erano perciò supersegrete e ciascun sovrano tentava di tenersi i propri piloti per sé.

Seconda spedizione. Non si sa come né perché Vespucci decise di partire di nuovo nel 1501, questa volta però per la corona lusitana. Tuttavia ciò non gli impedì di scrivere a Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici descrivendo in una lettera le immense ricchezze di quelle terre: "Infiniti sapori e odori di spezierie e drogherie e li uomini del paese dicono sopra a l'oro e altri metalli molti miracoli".

In questo viaggio Amerigo comprese che la terra toccata da Colombo non era l'Asia ma un nuovo continente.

Prima di arrivare a Rio de Janeiro, infatti, la spedizione fece sosta a Capo Verde dove Amerigo incontrò Pedro Álvarez Cabral di ritorno dall'India. I due parlarono di quello che avevano visto nei loro rispettivi viaggi. Ma qualcosa ad Amerigo non tornava: aveva la sensazione che disquisissero di due "mondi" differenti. Niente di più vero, quello che lui aveva visto era un nuovo mondo che successivamente prenderà il suo nome: l'America.

A battesimo. "Dal momento che Asia e Africa furono battezzate con nome di donna, non vedo perché questa terra non possa essere chiamata Amerigen, cioè terra di Amerigo, o America, come omaggio al suo scopritore, uomo di acuto ingegno". Queste parole scritte in una sperduta corte della Lorena, decisero il destino di un continente intero. A Saint-Dié-des- Vosges, infatti, un gruppo di umanisti stampò una nuova mappa del mondo, disegnata dal cartografo di Friburgo Martin Waldseemüller, nella quale sulla "quarta parte della terra" appariva per la prima volta la scritta "America" (solo sulla parte meridionale).

Il planisfero fu messo a corredo del libro Cosmographiae Introductio (1507) diffondendosi rapidamente tra gli esperti e gli studenti. E la consacrazione definitiva del nome America avvenne quando il cartografo fiammingo Gerardo Mercatore la inserì nel suo planisfero, designando con questo nome tutto il continente.

Best seller. Ma come aveva fatto il nome di Amerigo ad arrivare fino a Saint-Dié? Tutta colpa di un poco scrupoloso stampatore che aveva deciso di pubblicare alcune lettere del fiorentino con il titolo di Mundus Novus (1503-04). Il libello, in latino, oltre a brani originali riportava anche testi apocrifi, aggiunti forse dallo stesso stampatore. Il suo successo tuttavia fu enorme, grazie soprattutto allo stile di Amerigo che, lontano dai resoconti di viaggio dell'epoca, raccontò le sue avventure con piglio da scrittore.

Visto il successo qualcuno decise di fare il bis e pubblicò, sempre a Firenze, la Lettera di Amerigo Vespucci delle isole nuovamente trovate nei quattro suoi viaggi (conosciuta anche come Lettera al Soderini) nel 1505 o 1506, un libro ancora più romanzato, dove fu probabilmente perfino inventato un viaggio, quello del 1497 con Juan de la Cosa.Testi alla mano, gli studiosi di Saint- Dié si convinsero che il primo in assoluto a sbarcare sulla terraferma del nuovo continente dovesse essere stato il mercante fiorentino, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Usurpatore inconsapevole. Mentre i francesi erano impegnati ad attribuirgli un primato che non aveva e a rovinargli, senza volerlo, la reputazione (fu bollato come usurpatore di scoperte altrui), Amerigo in Spagna si dedicava all'insegnamento. Dopo l'ultimo viaggio nel 1503, sempre in Brasile, aveva cominciato a dare lezioni di navigazione con il titolo di piloto mayor. Morì nel 1512, sapendo poco o nulla della querelle che lo riguardava. Ma c'è un'altra ragione per cui oggi l'America non si chiama Cristofora o Colombia. Il genovese volle "buscar il Levante por el Ponente" – e scoprì un nuovo territorio che per la cartografia dell'epoca non esisteva – perché qualcuno molto prima di lui, per la precisione il geografo greco Tolomeo (II secolo), su cui si basavano le mappe del XV secolo, aveva calcolato che la circonferenza della Terra fosse molto più piccola di quella che è.

Colombo, quindi, si convinse che l'impresa che aveva in mente fosse possibile. Se Tolomeo non avesse sbagliato le misure, se Colombo non si fosse fidato, se Amerigo avesse fatto solo il mercante, se nelle carte del XVI secolo ci si fosse limitati a scrivere "terra ignota", oggi forse quel continente non si chiamerebbe così. Ma la Storia non si fa con i "se", e del resto Amerigo capì di aver raggiunto una nuova terra. E per la sua intuizione fu premiato con un continente nuovo di zecca.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

9 marzo 2023 Focus.it
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