Storia

Albert Einstein e il Nobel della discordia: concesso malvolentieri e in ritardo

Il Nobel per la fisica 1921 arrivò ad Albert Einstein solo nel 1922 per gli studi sull'effetto fotoelettrico. E non per la teoria della relatività che cambiò la storia della scienza.

La teoria più importante della sua carriera di fisico, quella della relatività, Albert Einstein la formulò nel 1905 a soli 26 anni: una teoria destinata a rivoluzionare la scienza. Ma come spesso accade non fu compresa immediatamente dai suoi contemporanei e, nonostante le innumerevoli candidature, anche da parte di scienziati di fama, Einstein non vinse il Nobel per la fisica 1921 (che ricevette un anno dopo, nell'ottobre 1922) per quegli studi.

Dopo anni di polemiche al vetriolo e discussioni accese nel mondo accademico il prestigioso premio gli fu sì assegnato, ma per un altro lavoro condotto sempre quell'anno: la scoperta della legge sull'effetto fotoelettrico. Ma perché? Le ragioni non furono solo scientifiche. Il primo rifiuto arrivò nel 1910, quando il chimico (e premio Nobel), Wilhelm Ostwald candidò Einstein. All'epoca molti scienziati erano scettici sulla relatività, poiché non era ancora stata dimostrata da prove sperimentali e perché era considerata più attinente al campo della filosofia che a quello della fisica. I membri del comitato del premio, composto soprattutto da fisici sperimentali, aggiunsero che mancava di un altro requisito fondamentale: non andava a beneficio dell'umanità. Insomma, era solo una speculazione da "smanettone" delle formule.

EINSTEIN-MANIA. Le candidature andarono avanti ancora negli anni successivi, ma senza risultato. Finché, nel 1919, accadde qualcosa di inaspettato. A maggio la spedizione inglese guidata dall'astrofisico Arthur Eddington nell'isola di Principe (Golfo di Guinea), dovendo studiare l'eclissi solare prevista il 29 maggio, scattò una serie di foto. Analizzando poi le immagini risultò in maniera inequivocabile che la luce veniva deviata dalla presenza del Sole, come previsto da Einstein. La notizia fu accolta con entusiasmo dai giornali: "Rivoluzione nella scienza, nuova teoria sull'Universo, la concezione newtoniana demolita" titolò il 7 novembre 1919 il Times di Londra.

Così, dopo 15 anni, vi era anche la dimostrazione scientifica della teoria della relatività generale. Era ufficiale: Einstein, il "rivoluzionario", lo scienziato spettinato che amava parlare con i giornalisti più di quanto amasse le conferenze accademiche, aveva scoperto qualcosa che non si vedeva nel mondo della fisica dai tempi di Newton. Per far conoscere la teoria furono organizzate anche conferenze per i non addetti ai lavori che ebbero un discreto successo di pubblico. Tutti volevano saperne di più sulla relatività e su quell'uomo particolare, che con le sue battute e sentenze lapidarie aveva poco in comune con gli scienziati pomposi e polverosi.

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I retroscena del premio Nobel assegnato ad Einstein per la legge dell'effetto fotoelettrico (e non per la relatività) raccontato da Il Nobel della discordia, pubblicato su Focus Storia in edicola. Perché non ti abboni? © Focus Storia

La nomea di scienziato-divo non aiutò. Ma forse fu proprio questo a creargli qualche problema con il comitato del Nobel.

Mentre molti, anche fisici di un rilievo come Niels Bohr e Hendrik Lorentz, lo osannavano considerandolo uno dei più grandi di tutti i tempi, l'austero ambiente accademico svedese trovava imbarazzante tutto questo clamore. Uno scienziato come un divo non si era mai visto! E così tutto quello che lo rendeva famoso presso il grande pubblico divenne un ostacolo per un riconoscimento ufficiale. La sua teoria era solo marketing, pensavano i membri del comitato, un modo per promuovere se stesso, e questo non faceva di lui un buono scienziato. Anzi.

Un premio POLITICIZZATo. Il 1920 avrebbe dovuto essere il suo anno, ma non fu così e il Nobel per la Fisica andò allo svizzero Charles Edouard Guillaume, direttore dell'Ufficio internazionale di pesi e misure, che aveva scoperto alcune leghe metalliche (invar ed elinvar) non suscettibili alle variazioni di temperatura e quindi capaci di rendere più precisi gli strumenti di misura. Una scoperta alquanto modesta, se paragonata alla "rivoluzione" epocale di Einstein. Le polemiche furono accesissime. Svante Arrhenius, il presidente del comitato, nel 1920 giustificò il non-Nobel a Einstein con il fatto che i risultati relativi all'eclissi erano ambigui e che quindi la teoria della relatività non era per il momento stata validata ufficialmente. Ancora nel 1921 l'oculista Allvar Gullstrand, membro dell'Accademia reale delle scienze di Svezia, dichiarava: "Einstein non dovrà mai ricevere il premio Nobel, neanche se ce lo chiedesse il mondo intero!".

Probabilmente il mondo accademico non era ancora pronto per una rivoluzione così, ma certamente il fatto di essere un ebreo tedesco, in un periodo in cui in Germania il nazionalsocialismo muoveva i primi passi e l'antisemitismo stava prendendo sempre più piede, non lo aiutò. La maggiore ostilità (anche dopo le prove del 1919), arrivò non a caso dal mondo scientifico tedesco.

Opposizione tedesca. Tra gli oppositori in prima linea contro Einstein c'erano fisici tedeschi importanti, come il Nobel Philipp von Lenard, che in seguito lavorò per Hitler e che considerava la relatività una congettura filosofica. E tra le argomentazioni utilizzate dal comitato per motivare il rifiuto ci furono anche quelle di Ernst Gehrcke, dell'Università di Berlino, secondo il quale i risultati dell'eclissi potevano essere spiegati con altre teorie. Proprio il fisico tedesco fu tra gli organizzatori, nell'agosto di quello stesso anno, di un ciclo di conferenze a Berlino contro la teoria della relatività.

Un flop clamoroso per l'Accademia. Nonostante la posizione del comitato, il clamore intorno al mancato Nobel ad Einstein non accennava a placarsi.

La situazione divenne sempre più imbarazzante per l'Accademia reale svedese. "Immaginate per un momento quale sarebbe l'opinione generale, da qui a cinquant'anni, se il nome di Einstein non comparisse nell'elenco dei premi Nobel", scrisse il fisico francese Marcel Brillouin al comitato. Gullstrand allora prese in mano la situazione: redasse di suo pugno un lungo documento contro la relatività, 50 pagine in cui tentava – piuttosto goffamente visto che non era abbastanza competente in matematica – di smontare la teoria di Einstein. Il risultato fu un lavoro tanto criticamente accorato quanto scientificamente inconsistente.

Un riconoscimento tardivo. Sempre più pressati dall'esterno, i membri del comitato per il Nobel decisero di non decidere: il premio 1921 non sarebbe stato assegnato e rimaneva sospeso per un anno. Poi, Carl Wilhelm Oseen, collega e amico di Gullstrand, ebbe un colpo di genio: assegnare il premio a Einstein, come chiedeva il mondo, ma non per la relatività.

Così, il 6 settembre 1922, al fisico tedesco fu retroattivamente assegnato il Nobel per la Fisica del 1921, per la scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico, specificando nella motivazione che veniva riconosciuto "senza tener conto del valore che verrà accordato alle sue teorie della relatività e della gravitazione una volta che in futuro saranno state confermate". Non solo. Nel suo discorso Arrhenius liquidò la teoria della relatività affermando che questa "riguarda essenzialmente l'epistemologia ed è pertanto stata oggetto di un animato dibattito nei circoli filosofici".

Più interessato ai soldi che al prestigio. Einstein come prese tutto questo? Convinto che avrebbe prima o poi vinto il Nobel aveva già da tempo impegnato il denaro, destinandolo alla prima moglie Mileva Maric per il suo mantenimento dopo il divorzio. E così fu: parte dei 32.250 dollari previsti per il premio fu inviata alla moglie e ai figli, il resto lo investì in un conto americano i cui interessi sarebbero andati alla famiglia a Zurigo. Polemicamente, Einstein non si presentò alla cerimonia del dicembre 1922 a Stoccolma per ritirare il premio. Nonostante fosse stato avvisato da Arrhenius che avrebbe ricevuto il Nobel, non volle rinunciare a un viaggio in Giappone programmato da tempo. Il discorso ufficiale lo tenne l'11 luglio 1923, durante l'Esposizione di Göteborg, dove parlò soltanto della sua teoria della relatività.

5 ottobre 2022 Federica Ceccherini
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