Al centro del labirinto

Ha accompagnato la storia dell'uomo tra culture, epoche e luoghi: il simbolo del labirinto, comparso già in epoca preistorica, affascina grandi e bambini. Perché è sempre forte la voglia di perdersi e ritrovare la strada in labirinti di siepi, parole, numeri, lettere e bit.

D'erba, di pietre, di siepi e perfino d'acqua: i labirinti più curiosi del mondo per capire la storia e il significato di uno dei simboli più antichi...

Il primo labirinto fu costruito a Cnosso nell'isola di Creta dall'architetto greco Dedalo: l'incarico gli fu affidato dal re Minosse che voleva chiudere in un intrico complicatissimo un essere mostruoso, metà uomo e metà toro, il Minotauro. A sconfiggerlo sarà poi Teseo, che saprà uscire dal labirinto seguendo il filo che Arianna, figlia di Minosse, gli aveva affidato all'ingresso. In ricordo di questi mitici eventi, a Pompei si ornavano i pavimenti della Villa del Labirinto con un mosaico poi chiamato "Teseo e il Minotauro". Fu composto attorno al 80-60 a.C. ed è ancora al suo posto.

Fin dall'epoca in cui è nata la saga legata ai miti di Dedalo, Teseo e Arianna e del Minotauro, l'immagine del labirinto ha ispirato numerose citazioni letterarie e poetiche ed è stato al centro di una vasta iconografia che, dal periodo preistorico (dal Neolitico), è giunta ai giorni nostri.

Questo graffito ritrovato in Val Camonica, in provincia di Brescia, risale al primo millennio a.C.: spesso questi disegni erano legati a riti e incantesimi propiziatori della caccia. Erano una sorta di rappresentazione escogitata per catturare la selvaggina.

Nella cattedrale di Chartres (Francia) è conservato il disegno del labirinto più grande che si conosca, con i suoi 13 metri di diametro. Il percorso "monoviario" si snoda passando attraverso i quattro quadranti: secondo gli esperti, era destinato come percorso penitenziale o come pellegrinaggio simbolico in Terra Santa.

Nella lingua inglese due parole diverse designano questi intrichi di vie in base al percorso che le compone: se è unico (dall'entrata all'uscita), sono definiti labyrinth, se è composto da più passaggi, maze.

Chi per primo li aveva individuati, li aveva scambiati per semplici segni tracciati da bambini per gioco. Si tratta in realtà dei cosiddetti labirinti di pietre, o Troiaburg (cioè città di Troia), diffusi soprattutto il Svezia (come quello della foto), Finlandia e Norvegia. Attorno a questi labirinti, composti da piccoli ciottoli, c'è ancora molto mistero.
Furono chiamati anche Jungfrudans, ossia "danza della vergine": pare servissero infatti a indirizzare la danza di una fanciulla che poteva percorrere il labirinto volteggiando o che, posta al centro, attendeva un giovane che la raggiungesse attraverso le spire del tracciato.

In Inghilterra portano lo stesso nome di quelli d'erba, ma i Troy Town (ovvero città di Troia) non sono fatti di pietra, bensì tracciati grazie alle diverse altezze dell'erba. In Europa, il simbolo del labirinto, composto all'origine da sette avvolgimenti, oltre a essere associato a Creta, è infatti legato alla città di Troia, protetta da sette mura.

L'etimologia della parola labirinto è piuttosto misteriosa, ma l'ipotesi più accreditata è che derivi da làbrys, l'ascia bipenne, o doppia, che simboleggiava il potere regale e designava il palazzo reale di Crosso, imponente e pieno di corridoi e stanze.
Nella foto, il labirinto di Suffron Walden (Inghilterra).

È una luce radente sparata da potenti fari a illuminare il labirinto di Alkborough (Gran Bretagna), facendone risaltare il percorso. Si tratta di un labirinto erboso disegnato sul terreno e risalente probabilmente al 1967.

L'origine di questi percorsi magici scolpiti nell'erba si mischia anche col mito: sarebbero stati infatti importati in Italia da Ascanio, figlio di Enea, dopo la guerra di Troia, e diffusi solo successivamente in Nord Europa.

Dopo il significato mistico che lo caratterizzò nel periodo classico e l'interpretazione religiosa, quasi magica che acquistò nel Medioevo, il labirinto dalla metà del Cinquecento divenne un gioco che ben si sposava con l'atmosfera festaiola delle corti, fino a diventare il leit motiv dei giardini sei-settecenteschi.

Nella foto, il celebre labirinto che sorge alla destra di Villa Pisani a Stra (Venezia), col suo percorso disegnato da siepi di bosso, che ha ispirato anche Gabriele D'Annunzio che ne parla in un suo romanzo intitolato "Il fuoco".

Il più emblematico giardino labirintico è il Sacro Bosco di Bomarzo, vicino a Viterbo: un parco di figure mostruose di pietra costruito tra il 1560 e il 1564. Lì l'allegoria morale, rappresentata dai tanti simboli di morte, si mischia con un intento puramente ludico del perdersi e dell'abbandonarsi alla legge di un percorso obbligato verso il centro. "Solo per sfogare il cuore", così recita un'epigrafe del principe Vicino Orsini che volle questo giardino per consolarsi dopo la morte della moglie Giulia Farnese.

L'arte contemporanea, spesso poco interessata a rappresentare la realtà, recupera l'antico simbolo del labirinto.
Robert Morris, artista americano, incarna l'inclinazione a ridurre i suoi mezzi d'espressione a forme geometriche solide ed essenziali. È del 1982, per esempio, il suo labirinto per il parco di Celle (Pistoia) e per i suoi spazi d'arte, che l'hanno reso vero e proprio museo a cielo aperto. Si tratta di un percorso a forma di triangolo equilatero rivestito a fasce alterne di marmo bianco e vere.

Dall'entrata, un pertugio di 80 centimetri, si viene proiettati in un corridoio di pareti alte due metri in cui le righe si deformano progressivamente creando illusioni ottiche che danno un crescente senso di vertigine.

Recentissima è l'opera dell'inglese Adrian Fisher: negli ultimi vent'anni, ha congegnato e realizzato in 23 Paesi diversi ben 400 labirinti, che sono stati visitati da oltre 30 milioni di persone.
La sua ultima creazione è sorta ad Amburgo, in Germania, ed è un complesso gioco di specchi: il Labyrinth of the Lost, il labirinto del dannato, è infatti una sorta di dedalo dell'orrore, con parenti riflettenti, rumori di catene che si mischiano a urla di antiche torture. Roba da perdere la testa…

Foto: © Adrian Fisher Mazes (www.fishermazes.com)

Cosa succede nel nostro cervello quando cerchiamo di districarci in un labirinto?
Alcuni ricercatori hanno cercato di rispondere a questo mistero osservando la corteccia cerebrale, grazie a elettrodi impiantati nel cervello di epilettici gravi che ne avevano bisogno indipendentemente dalla sperimentazione. Si è così visto che, quando cerchiamo la via d'uscita, nel nostro cervello si propagano onde elettriche della frequenza di 4-8 oscillazioni al secondo, le cosiddette "onde teta".
Si tratta di onde poco conosciute che viaggiano in tutto il cervello, ma soprattutto nell'ippocampo, la zona della navigazione spaziale.
Dall'alto, il labirinto della Traquair House, il più antico castello abitato della Scozia.

Si trova in Gran Bretagna, nella contea meridionale di Wiltshire, ed è considerato il più lungo labirinto di siepi del mondo.
Diversamente da quelli più tradizionali, il labirinto del parco di Longleat House è tridimensionale, grazie ai ponti di legno che consentono di guardare dall'alto il centro del labirinto per capire la posizione.
È composto da 16.000 tassi inglesi e fu progettato nel 1975 da Greg Bright: compre un'area di 6.000 metri quadrati.
Tempo per uscirne? In media 90 minuti.

Se nel corso della storia uno degli obiettivi del labirinto era rallentare l'avanzata di un nemico, rendere difficile la fuga di un prigioniero oppure mettere al sicuro un tesoro, oggi l'aspetto che prevale è quello ludico.
Così si spiega la creazione di questo gigantesco labirinto sul grano a Peterborough, nello Cambridgeshire (Inghilterra). Niente a che fare però coi famosi "Cerchi sul grano", la cui origine rimane per molti versi misteriosa.

Il più grande labirinto di grano è quello che fu realizzato nel 2003 presso Christchurch (Inghilterra): porta impresso il disegno di un'aragosta e misura ben 68,271 m².
Il creatore? Il "solito" Adrian Fisher (vedi foto precedenti).

L'età contemporanea è da molti considerata la grande rinascita del labirinto che assume le forme più bizzarre.
Questi esploratori sono addirittura entrati in canotto all'interno di un labirinto d'acqua creato all'interno del Palazzo della Repubblica a Berlino.
Il pianoterra dell'edificio, protetto con 1200 metri quadrati di PVC impermeabile, è stato allagato fino a creare uno strato d'acqua (di circa 25 cm) per consentire lo spostamento a bordo di piccole imbarcazioni di gomma da un ambiente all'altro.
Obiettivo? Decidere il destino (probabilmente la demolizione) dello storico palazzo.

D'erba, di pietre, di siepi e perfino d'acqua: i labirinti più curiosi del mondo per capire la storia e il significato di uno dei simboli più antichi...

Il primo labirinto fu costruito a Cnosso nell'isola di Creta dall'architetto greco Dedalo: l'incarico gli fu affidato dal re Minosse che voleva chiudere in un intrico complicatissimo un essere mostruoso, metà uomo e metà toro, il Minotauro. A sconfiggerlo sarà poi Teseo, che saprà uscire dal labirinto seguendo il filo che Arianna, figlia di Minosse, gli aveva affidato all'ingresso. In ricordo di questi mitici eventi, a Pompei si ornavano i pavimenti della Villa del Labirinto con un mosaico poi chiamato "Teseo e il Minotauro". Fu composto attorno al 80-60 a.C. ed è ancora al suo posto.
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