Storia

Al Capone, da delinquente a boss mafioso: genesi di una mente criminale

Da teppistello dei sobborghi di New York a nemico pubblico numero uno nell'America del Proibizionismo: ecco come Al Capone è diventato un boss della mafia.

Al Capone, il più famoso fra i gangsters del Proibizionismo americano degli Anni '20-30, è conosciuto come il boss incontrastato di Chicago, città in cui spadroneggiava come un piccolo Cesare. Vediamo come arrivò a essere il boss della criminalità organizzata attraverso l'articolo "Come sono diventato Al Capone" di Franco Forte, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Un italiano a New York. Prima di diventare il nemico pubblico numero uno del Bureau of Investigation (l'antenato dell'Fbi), Alphonse Capone, quarto figlio di Gabriel e Teresa Caponi (il nome Capone deriva da una storpiatura in inglese del nome originario), era un teppistello dei quartieri disagiati di New York al tempo delle grandi migrazioni dall'Europa. Gli slum del distretto Navy Yard di Brooklyn ospitavano la principale colonia di emigrati italiani dei primi del Novecento. Quando il padre di Al Capone prese la cittadinanza americana, nel 1906, Alphonse, nato il 17 gennaio 1899, aveva sette anni.

La Merica. "Io non sono italiano. Sono nato a Brooklyn!", così Al Capone ha sempre rivendicato la sua "americanità", con un fortissimo desiderio di distinguersi dalle folle di emigranti che si erano imbarcati alla volta della "Merica", come veniva chiamata dai tanti analfabeti che partivano dai porti del Sud Italia per raggiungere New York. Da ragazzo, Alphonse era ben integrato con i coetanei siciliani, napoletani e calabresi che popolavano Brooklyn al punto da assumere gli atteggiamenti dei piccoli mafiosi che si stavano stabilendo nella città della speranza e dei miracoli.

Gangster. Città che, in realtà, offriva solo miseria e un tasso di criminalità elevatissimo, nonostante la stagione delle gangs di New York fosse ormai al tramonto. Personaggi come John "Terrible" Torrio e bande letali come i Five Pointers spadroneggiavano ancora nei sobborghi, e Al Capone stesso, insieme con il compagno di scuola e amico di bravate Salvatore Lucania (che la Storia ricorderà come Lucky Luciano), cominciò qui la sua carriera.

Pregiudizi. Prima di entrare nel mondo degli adulti, però, il giovane Alphonse dovette misurarsi con il mondo degli adolescenti di strada, in perenne conflitto fra loro (italiani contro irlandesi e contro ebrei) e con la decadente società dell'epoca – dalla scuola alle forze dell'ordine – e fare i conti con i molti pregiudizi nei confronti degli emigrati. Era pensiero comune, infatti, che i dagos, termine spregiativo per indicare gli italiani, fossero tutti criminali, capaci solo di uccidere e rubare e che non valesse neppure la pena cercare di redimerli.

Meglio prenderli a bastonate e ghettizzarli.

Cattive amicizie. Luogo comune che Alphonse, nel suo piccolo, contribuiva ad alimentare. Fin da ragazzo spadroneggiava fra i minorenni senza esitare a prendere a pugni chiunque reagisse alle sue bravate. Picchiava anche quelli più grandi di lui, e a suo favore giocava la stazza: a dieci anni ne dimostrava già quattordici. Ovviamente non frequentava quasi mai la scuola pubblica dove i genitori lo avevano iscritto. E anzi, fu proprio lì che la sua anima violenta emerse con prepotenza, soprattutto a causa dell'amicizia che strinse con Lucky Luciano, di due anni più grande con il quale cominciò a commettere piccoli crimini ai danni dei coetanei al fine di estorcere loro quel poco che avevano: cibo, scarpe o qualche spicciolo.

Quasi domato. Gli insegnanti? Si picchiano! Tuttavia, finché rimase a scuola, nonostante le continue assenze, il suo temperamento collerico fu mantenuto sotto controllo da una giovane maestra che non si lasciava intimidire dai bulletti di quartiere, la sedicenne Sadie Mulvaney. Tutto cambiò quando i genitori di Alphonse si trasferirono al numero 38 di Garfield Place in un caseggiato-formicaio in cui le condizioni di vita degli italiani che vi erano ammassati erano al di sotto della soglia di povertà.

Abbandona la scuola. La nuova scuola di Al era peggio delle strade dei sobborghi di Brooklyn, e frequentarla significava dover dimostrare ogni giorno di essere abbastanza in gamba da riuscire a portare a casa la pelle. All'età di 14 anni, dopo essere stato bocciato a causa delle numerose assenze, il giovane Capone era ormai convinto di essere un uomo e non accettava più i rimproveri. Un giorno, quando un'insegnante lo richiamò per una bravata, Alphonse si scagliò su di lei e la picchiò selvaggiamente. Risultato: il preside lo punì facendolo frustare alla presenza dei compagni. Fu questo episodio a convincere Al ad abbandonare per sempre la scuola.

Buttafuori di mestiere. Dopo avere provato tutti i mestieri possibili per portare a casa qualche soldo e tenere buoni i genitori, adirati per la sua scelta di vita, Alphonse trovò lavoro presso Frankie Yale, amico del criminale John Torrio e capo della potente Unione siciliana (l'organizzazione degli emigrati italiani) oltre che proprietario del ristorante Harvard Inn sul lungomare di Coney Island, crocevia, qualche anno più tardi, del Proibizionismo (il divieto di produrre e vendere alcolici). Era il 1913 e Alphonse, grazie alla sua corporatura e al suo carattere da mastino, venne ingaggiato come buttafuori.

Questione di rispetto. Un mestiere difficile, per un ragazzino di soli 14 anni, ma Al Capone, come ormai si faceva chiamare da tutti, ottenne il rispetto degli attaccabrighe che frequentavano l'Harvard Inn e dei boss mafiosi che si riunivano e discutevano gli affari nel ristorante. Fra questi, oltre a John Torrio, anche personaggi di spicco della malavita di allora come Ciro Terranova, vicecapo della potente famiglia Morello, Joe "the Boss" Masseria, Gaetano Reina e Ignazio Saietta, un killer che lavorava per l'Unione siciliana e che aveva a Harlem la sua base: una piccola sala degli orrori nella quale appendeva le sue vittime ai ganci da macellaio per poi bruciarle vive. Come scrive John Kobler, biografo del gangster, nel suo libro Al Capone (Mondadori) «come buttafuori […] Al dimostrò doti eccezionali. Quando gli veniva richiesto di calmare qualche ubriacone il suo mastodontico pugno […] calava con la forza di un ariete. Era anche preciso e rapido nel maneggiare una rivoltella».

Scarface. Nel 1915, a 16 anni, Al fu reclutato nella gang dei Five Pointers, all'interno di un gruppetto di giovani guidato da John Torrio. Insieme con lui, Lucky Luciano e Francesco Castiglia, che più tardi, col nome di Frank Costello, sarebbe diventato il suo braccio destro durante la scalata ai vertici della malavita. L'anno dopo Al si scontrò con un altro osso duro, Frank Galluccio, un bulletto di Brooklyn, e per la prima volta ebbe la peggio: Frank estrasse il coltello e lo ferì più volte al viso, sfregiandolo. Nell'ambiente quell'episodio gli costò il soprannome di Scarface (da scar "cicatrice" e face "faccia") ma ben pochi ebbero il coraggio di usarlo davanti a lui.

Gangster romantico. L'Unione siciliana operava su un doppio binario: aiutava gli immigrati siciliani che sbarcavano a New York, e nel contempo addestrava picchiatori e assassini per conto delle organizzazioni mafiose. Dopo essersi sottoposto al rituale di ingresso nell'organizzazione (gli adepti dovevano tagliarsi le dita con un coltello e giurare fedeltà mentre versavano il loro sangue), insieme a John Torrio, il suo "padrino" criminale, e all'inseparabile Frank Costello, Capone iniziò a farsi le ossa come picchiatore e assassino, fino a quando, all'età di 18 anni, conobbe una ragazza irlandese di due anni più grande, Mae Coughlin, se ne innamorò e decise di sposarla.

Padre di... Famiglia. Il matrimonio avvenne il 18 dicembre 1918, e l'anno successivo nacque l'unico figlio di Al Capone, Sonny, alias Albert Francis.

Il ventenne Alphonse sentiva ora il peso della responsabilità della famiglia e, sospettato di due omicidi e dell'aggressione a un uomo in fin di vita in ospedale, capì che era il momento di dare una svolta alla sua vita e alla sua carriera criminale.

Senza indugio. La svolta arrivò quando John Torrio, aiutante dello zio "Big Jim" Colosimo, lo chiamò a Chicago per fargli da braccio destro nella nuova organizzazione che stava nascendo in città e che avrebbe di lì a poco messo le mani su un nuovo redditizio business: il traffico clandestino di alcolici. Era infatti il 1919, e stava per iniziare il periodo del cosiddetto Proibizionismo, segnato dall'entrata in vigore della legge che bandiva la fabbricazione, la vendita, l'importazione e il trasporto di alcolici. Un periodo d'oro per la criminalità organizzata, che si arricchì e prosperò grazie agli affari che si potevano fare con i traffici illeciti. Al Capone si trasferì a Chicago con moglie e figlio e, da braccio destro di John Torrio, grazie al suo acume, alla determinazione e al sangue freddo che lo renderanno famoso, riuscì ben presto a prendere in mano il controllo dell'organizzazione mafiosa che teneva in pugno la città, la Chicago Outfit, fondata da Colosimo. E a diventare il grande criminale che tutti conosciamo.

25 gennaio 2024 Focus.it
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