Storia

Da Madame de Pompadour a Jeanne du Barry: tutte le amanti di Luigi XV

Il re di Francia Luigi XV, instancabile tombeur de femmes, affidò il governo ai suoi ministri per dedicarsi alla schiera di cortigiane che affollava Versailles.

Jeanne Bécu, contessa du Barry – come racconta il film Jeanne du Barry - La favorita del re (2023) -, fu una delle più famose cortigiane francesi che divenne amante di Luigi XV, e che restò tale fino alla morte del sovrano. Ma quante amanti ebbe il re di Francia, passato alla storia per essere un instancabile tombeur de femmes? Scopriamolo con l'articolo "Tutte le donne del re" di Simone Zimbardi, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Re di cuori. Luigi XV non era certo un santo. Latin lover incallito, nella sua vita ebbe moltissime donne: intriganti aristocratiche, signore della buona borghesia parigina, persino ragazzine ancora vergini! Che un re di Francia avesse una o più amanti era perfettamente normale, ma lui fu senza dubbio quello che ne ebbe più di tutti.

Luigi, che governò dal 1715 al 1774, come tutti i sovrani del tempo si adattò a un matrimonio di interesse. Appena quindicenne, nel 1725, sposò la principessa polacca Maria Leszczynska, scelta tra una rosa di cento candidate. Di sette anni più vecchia di lui, non era una gran bellezza e, in più, era estremamente religiosa. All'iniziò Luigi fu fedele a questa moglie, che gli diede ben dieci figli, ma poi iniziò a guardarsi attorno. Non ebbe bisogno di cercare a lungo, poiché la corte di Versailles pullulava di nobildonne disponibili: giovani o mature, sposate o vedove, erano in molte a contendersi il re.

Le favorite. In effetti diventare la favorita di un sovrano assicurava ricchezze e vantaggi alla prescelta e al suo clan, tanto che esistevano delle vere e proprie fazioni che appoggiavano una candidata piuttosto che un'altra. Nessuno si faceva troppi scrupoli: la corte, nel Settecento, era aperta all'adulterio e praticamente tutti i cortigiani (persino le dame di compagnia della devota regina Maria) avevano degli scheletri nell'armadio.

Tutto in famiglia. Alla fine a spuntarla furono cinque sorelle, Louise, Pauline, Diane, Hortense e Marie-Anne de Nesle, discendenti da una nobile e antica famiglia. Tranne Hortense – amica fedele della regina tradita – tutte cedettero alle avances del sovrano diventando sue amanti tra il 1733 e il 1744. In comune le Nesle avevano solo il sangue: tra di loro si detestavano. Gelose l'una dell'altra, si fecero la guerra per conquistare un posto nel letto del re. In più, a causa del loro caratteraccio e dell'influenza che avevano sul monarca, a corte non erano molto amate.

Quando finalmente Marie-Anne, l'ultima delle sorelle ancora in circolazione, morì di una misteriosa malattia, nessuno la rimpianse.

Un amore borghese. Messe da parte le Nesle, il campo era di nuovo libero. Luigi, in effetti, non poteva vivere senza sesso. Le dame di Versailles conoscevano questa debolezza e si fecero avanti a frotte. Ma sarebbero rimaste deluse, perché Luigi aveva già messo gli occhi su una donna borghese. Nata Jeanne-Antoinette Poisson, era sposata con un appaltatore delle tasse e aveva una figlia ancora piccola. Bella e colta, conquistò in breve il cuore del sovrano, che nel 1745 le assegnò il titolo di marchesa de Pompadour e la presentò ufficialmente a corte. Subito si gridò allo scandalo, poiché solo chi aveva sangue blu da almeno tre secoli poteva entrare a far parte della schiera dei cortigiani.

Scandalo a corte. Dopo questo episodio, la nobiltà dichiarò guerra aperta alla nuova favorita. Malgrado il disprezzo dell'aristocrazia, la donna rimase accanto a Luigi per vent'anni. Non fu una passeggiata, perché si era fatta molti nemici a Versailles. Neppure a letto, a dire il vero, era tutto rose e fiori. La marchesa era infatti frigida e viveva nella paura costante di non riuscire a soddisfare il re e di perdere la sua posizione di prestigio. Provò ogni tipo di afrodisiaco (anche una curiosa dieta a base di tartufi, zuppa di sedano e cioccolato alla vaniglia), ma i suoi tentativi furono vani.

Solo amici. Nel 1750 prese allora una decisione drastica: smise di essere l'amante del re. Restò però a corte come amica, perché sapeva che Luigi le voleva bene e aveva bisogno di lei. Fu una mossa astuta: Antoinette diventò la più intima consigliera del sovrano. Era lei che comandava lo Stato. Era a lei che cortigiani, ministri e ambasciatori si dovevano rivolgere per una supplica o per ottenere un'udienza con il re. Mai, nella storia di Francia, favorita fu più potente. Tutto ciò richiedeva però un grande sforzo fisico: la marchesa non aveva un solo momento libero. Con il tempo questa stressante routine avrebbe minato la sua salute, portandola alla tomba poco più che quarantenne nel 1764.

Riserva di caccia. Mentre la marchesa si occupava del regno, Luigi, donnaiolo incorreggibile, ricominciò ad andare a caccia. Le rivali più pericolose per Antoinette, erano le aristocratiche. Astute e senza scrupoli, miravano a rimpiazzarla cacciandola dalla corte.

Antoinette rischiò grosso quando il re si invaghì della piccante contessa de Choiseul-Beaupré. La donna commise però un errore: convinta che il re avrebbe mandato via la Pompadour, si vantò di essere andata a letto con lui. Luigi, che non sopportava l'indiscrezione, la cacciò.

Dopo questo episodio Antoinette capì che doveva prendere in mano la situazione se voleva conservare il potere. Il re, del resto, aveva da poco superato i 40 anni e non era disposto a rinunciare al piacere. Cosa fare? Sembra sia stata proprio lei a trovare la soluzione: distrarre Luigi con ragazzine adolescenti, inesperte degli intrighi di corte e, dunque, innocue.

In trappola. Le giovani, scelte dagli intimi del re, avevano tra i 15 e i 20 anni e provenivano da famiglie povere della nobiltà di provincia oppure della borghesia. Vergini – per evitare che Luigi prendesse qualche malattia – spesso erano spinte nel letto del sovrano dagli stessi genitori, attratti dai vantaggi economici. La più famosa fu Louise O'Murphy, vivace quindicenne di origini irlandesi che posava come modella per gli artisti.

Di lei il re si invaghì dopo aver visto un dipinto in cui era raffigurata Le prescelte vivevano in assoluta discrezione in un villino poco distante da Versailles, nel quartiere del Parc-aux-Cerfs (un tempo riserva per la caccia ai cervi), acquistato nel 1755. In genere nella piccola villa veniva ospitata solamente una ragazza alla volta, ma c'era un viavai continuo dato che il sovrano si stancava velocemente delle sue amanti. Luigi, però, non si recava mai direttamente al Parc-aux-Cerfs per gli incontri galanti: erano le ragazze che lo raggiungevano a Versailles, in uno stanzino segreto chiamato con ironia trébuchet, "trappola per uccellini".

Figli illegittimi. Ovviamente le giovani rimanevano spesso incinte del sovrano (i metodi anticoncezionali, all'epoca, erano poco efficaci). Il re, allora, garantiva loro sostegno economico e morale e faceva anche in modo che i suoi figli illegittimi, che non riconosceva ufficialmente, ricevessero un'educazione. Quando invece ne aveva abbastanza di un'amante, la liquidava facendola sposare da un gentiluomo benestante. Questa casa del peccato fu abitata fino al 1771, anno in cui il re la vendette.

La favorita. In effetti era approdata nella vita di Luigi una nuova, gelosa favorita, che ancora una volta scandalizzò i cortigiani: si chiamava Jeanne Bécu, contessa du Barry, ed era una prostituta d'alto bordo di umili origini. Si erano incontrati nel 1768: lui aveva 58 anni, lei 25.

Com'era accaduto anni prima con la Pompadour, la corte cercò di metterle i bastoni tra le ruote. Invano, perché la contessa sapeva come difendersi. Jeanne non era infatti l'ultima arrivata: era stata a letto con i più grandi signori del regno e conosceva usi e costumi di Versailles. A differenza di Antoinette, però, non era interessata alla politica: frivola e sensuale, si occupava solamente del piacere e dell'arte (fu una mecenate di diversi artisti).

Assolto dai peccati. Luigi si divertì con Jeanne fino alla fine della sua vita. Tutto andava per il meglio quando all'improvviso, nel 1774, si ammalò di vaiolo. Il re capì allora che non aveva più molto tempo e iniziò a farsi degli scrupoli morali per la sua vita scandalosa: era giunto il momento di riconciliarsi con Dio. Fece chiamare Jeanne al suo capezzale e le chiese di lasciare Versailles. La favorita chinò il capo.

La fine. Luigi morì qualche giorno dopo, ma non senza aver prima chiesto perdono a un sacerdote per i suoi innumerevoli peccati. Jeanne gli sopravvisse vent'anni. Esiliata dalla corte, trovò rifugio in provincia, dove visse in tranquillità. Almeno fino alla Rivoluzione. Ci si ricordò allora di lei e della sua relazione con Luigi XV. Figlia del popolo, ma colpevole di aver goduto dei fasti della monarchia, salì sulla ghigliottina nel 1794. Pianse, gridò, implorò pietà. Tutto inutile. Fu decapitata come uno dei tanti odiati simboli dell'Ancien Régime.

31 agosto 2023 Focus.it
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