80 anni di macchine della verità

Il 2 febbraio 1935 il poligrafo - la più famosa versione di macchina della verità - veniva usato per la prima volta durante un processo. A 80 anni dal suo esordio ecco alcune foto d'epoca di un apparecchio entrato nella storia giudiziaria americana. Scopri anche come funzionano 5 macchine della verità

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La loro scientificità è oggi spesso messa in dubbio, ma quando esordirono, le macchine della verità furono salutate come un'invenzione all'avanguardia, capace di smascherare in breve tempo un bugiardo a partire da semplici parametri fisiologici. Questa settimana ricorrono 80 anni dalla prima volta in cui un poligrafo - uno strumento ideato dallo studente californiano Leonarde Keeler, che misura alcune caratteristiche fisiche come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, ritmo del respiro e resistenza della pelle al passaggio di una corrente elettrica - fu usato per la prima volta su due sospetti criminali del Wisconsin, poi condannati.

Queste foto storiche si riferiscono a una particolare versione di poligrafo, il postometro (dal nome del suo inventore, il criminologo newyorkese Roy Post). Questo strumento misurava la corrente elettrica generata da pressione sanguigna e temperatura sul palmo delle mani dei soggetti, al quale venivano applicate due piastre metalliche.

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Il postometro amplificava la corrente e segnava il risultato su un indicatore simile a quello di una bilancia. Naturalmente, quando la persona testata si trovava in una condizione emotiva intensa, i parametri schizzavano al massimo. La macchina della verità veniva utilizzata quindi sia per individuare i bugiardi, sia per verificare la reazione degli imputati a stimoli e domande (e testare, per esempio, l'attendibilità di un testimone).

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Il bacio sulle labbra veniva usato come prova schiacciante del funzionamento della macchina: in un momento in cui le emozioni del soggetto (in questo caso, una donna prestatasi all'esperimento) dovevano essere massime, si vedeva la lancetta schizzare verso l'alto.

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Non altrettanto accadeva, naturalmente, con un più casto bacio sulla fronte. Benché la tecnologia si fondasse su basi scientifiche (per esempio il fatto che, quando mentiamo, aumentino sudorazione, temperatura, battito cardiaco e, quindi, pressione sanguigna) oggi sappiamo che le macchine della verità sono purtroppo spesso inattendibili. Lo stress di un imputato sottoposto alla prova, l'ansia da prestazione o un forte coinvolgimento emotivo nella vicenda possono infatti facilmente falsare i dati: basti pensare a quanto ci sudano le mani prima di un esame o di un colloquio di lavoro, o ai battiti accelerati prima di un discorso in pubblico.

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Ecco perché il poligrafo non è più accettato come elemento di prova negli ordinamenti giuridici moderni, anche se in alcuni stati americani può ancora essere utilizzato come testimonianza accessoria richiesta da una delle parti in un processo.

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Dal 1935 ad oggi, le macchine della verità si sono evolute accogliendo tutti i vantaggi scientifici delle moderne metodologie diagnostiche. E anche se i poligrafi e i postometri esercitano ancora un indubbio fascino - specie negli appassionati di serie poliziesche - per identificare chi mente si utilizzano oggi altri strumenti, dall'eye tracking alla risonanza magnetica funzionale (per saperne di più).

La loro scientificità è oggi spesso messa in dubbio, ma quando esordirono, le macchine della verità furono salutate come un'invenzione all'avanguardia, capace di smascherare in breve tempo un bugiardo a partire da semplici parametri fisiologici. Questa settimana ricorrono 80 anni dalla prima volta in cui un poligrafo - uno strumento ideato dallo studente californiano Leonarde Keeler, che misura alcune caratteristiche fisiche come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, ritmo del respiro e resistenza della pelle al passaggio di una corrente elettrica - fu usato per la prima volta su due sospetti criminali del Wisconsin, poi condannati.

Queste foto storiche si riferiscono a una particolare versione di poligrafo, il postometro (dal nome del suo inventore, il criminologo newyorkese Roy Post). Questo strumento misurava la corrente elettrica generata da pressione sanguigna e temperatura sul palmo delle mani dei soggetti, al quale venivano applicate due piastre metalliche.