Storia

La strage alle Olimpiadi di Monaco del 1972: che cosa accadde 50 anni fa

Il 5 e 6 settembre 1972, un commando palestinese entrava in azione per eliminare la delegazione israeliana alle Olimpiadi di Monaco. La cronaca del massacro, 50 anni dopo.

Il 5 settembre 1972, alle Olimpiadi di Monaco, un attacco di terroristi palestinesi trasformò i Giochi olimpici nel teatro di una strage che si concluse il 6 settembre. Erano le 4:30 del mattino, quando un commando palestinese scavalcava il muro di cinta del villaggio olimpico, a Monaco di Baviera. Obiettivo: eliminare la delegazione israeliana alle Olimpiadi. Otto fedayin (dall'arabo fida'i, "colui che si sacrifica") travestiti da atleti e armati di fucili automatici e granate, irrompevano negli alloggi degli israeliani, uccidendone due e sequestrandone altri 9.

L'operazione era stata organizzata due mesi prima a Roma, in un bar di piazza della Rotonda. Lì si erano incontrati alcuni uomini-chiave di Settembre Nero, un'organizzazione armata internazionale nata il 16 settembre 1970, dopo che il re di Giordania Husseyn (1935-1999) aveva fatto intervenire l'esercito per contrastare il crescente potere dei fedayin nel suo Paese.

Composta da membri di Al-Fatah, l'ala armata dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Settembre Nero voleva vendicarsi del sovrano giordano, ma nel mirino aveva soprattutto Israele, vincitore nel 1967 della Guerra dei sei giorni.

Ostaggi. Nel villaggio olimpico il commando guidato da Yusuf Nazzal, detto Tony, e Luttif Afif, detto Issa, uccise dapprima Moshe Weinberg, allenatore di lotta, e Yossef Romano, pesista, trincerandosi poi con gli altri ostaggi nell'edificio: iniziò così un'estenuante trattativa tra le forze dell'ordine e i palestinesi, coordinata dall'allora ministro degli Interni tedesco Hans-Dietrich Genscher. Ai guerriglieri fu proposto un trasbordo in elicottero fino al vicino aeroporto militare di Förstenfeldbruck, dove li avrebbe attesi un Boeing 727 della Lufthansa per condurli al sicuro al Cairo.

Si trattava di una trappola. Il piano tedesco prevedeva la cattura dei due fedayin che avrebbero compiuto l'ispezione del velivolo. Poi i cecchini avrebbero eliminato gli altri. Ma le cose presero un'altra piega: ignorando che il commando fosse composto da otto membri, i tedeschi schierarono solo 5 cecchini e un poliziotto armato di mitraglietta. Inoltre, i 17 poliziotti che avrebbero dovuto nascondersi nel velivolo, temendo di infilarsi in una situazione senza via di scampo, rinunciarono.

Quando i fedayin, come previsto, ispezionarono l'aereo, la luce fioca (erano ormai le 11 di sera) e la mancanza di ricetrasmittenti impedirono ai tedeschi di agire con precisione. Accortisi che si trattava di una trappola, Tony e Issa lasciarono di corsa l'aereo. Si scatenò l'inferno: proiettilie bombe a mano fecero una carneficina. Il bilancio finale fu di 17 morti: 11 israeliani, 5 guerriglieri e un poliziotto. Nonostante il bagno di sangue, la fiaccola olimpica continuò ad ardere.

Terrorismo - Targa Olimpiadi Monaco
Targa per la commemorazione delle vittime del Massacro di Monaco (5-6 settembre 1972). © Ernest Rose / Shutterstock

La rappresaglia. Golda Meir (1898-1978), allora premier israeliano, lanciò in risposta all'attacco di Monaco l'operazione "Ira di Dio", affidata al generale Aharon Yariv. Scopo dell'operazione era eliminare, suscitando la maggiore eco mediatica possibile, i terroristi palestinesi. Una task force composta da 15 uomini del Mossad, il servizio segreto israeliano, avrebbe dovuto sopprimere una trentina di membri di Settembre Nero e di Al-Fatah in Europa e in Medio Oriente.

Le operazioni di rappresaglia, ricostruite nel 2005 dal film Munich di Steven Spielberg, iniziarono proprio da Roma: il 16 ottobre, in piazza Annibaliano, due uomini a bordo di una Fiat 125 crivellarono di colpi il primo di una lunga serie di obiettivi: si trattava di Wael Zwaiter, impiegato dell'ambasciata di Libia a Roma e cugino di Yasser Arafat, l'allora capo dell'Olp. Dopo Roma, Nicosia (Cipro), Parigi, Beirut (Libano), poi ancora Roma…

Innocente. Infine, un tragico errore: il 21 luglio 1973 a Lillehammer, in Norvegia, al posto di Ali Hassan Salameh, capo di Forza 17, la guardia personale di Arafat, gli agenti israeliani uccisero un innocente cameriere marocchino, sotto gli occhi della moglie incinta. L'episodio segnò la sospensione delle operazioni. Che però ripresero nel 1978 con due attacchi a Beirut e a Varsavia, nonostante nel '74 Arafat avesse ordinato di cessare la serie di attentati palestinesi fuori da Israele, Cisgiordania e striscia di Gaza. L'unico membro del commando palestinese di Monaco sopravvissuto è Jamal Al-Gashey.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

5 settembre 2022 Focus.it
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