Storia

Il 23 luglio 1921 Mao Zedong fondava il Partito comunista cinese

Cento anni fa Mao Zedong cambiò per sempre le sorti della Cina contemporanea, fondando il 23 luglio 1921 il Partito comunista cinese.

Il primo congresso nazionale del Partito comunista cinese ebbe inizio il 23 luglio 1921 a Shanghai, ma i lavori proseguirono su un'imbarcazione ormeggiata in un lago dello Jiaxing. I dodici delegati stilarono il primo statuto del partito che proponeva un riscatto per un Paese dilaniato dalle guerre, impoverito e al collasso. Tra i principali obiettivi fissati in quei giorni c'erano il rovesciamento della borghesia e la costruzione di una società socialista attraverso la lotta di classe, la dittatura del proletariato e la nazionalizzazione dei mezzi di produzione. Tra i fondatori c'era anche un giovane 27enne che, nel successivo quarto di secolo, avrebbe traghettato la Cina dal Medioevo alla modernità. Si chiamava Mao Zedong.

IL GRANDE TIMONIERE CHE AFFAMAVA IL POPOLO. Ribelle e statista, politico diabolicamente scaltro e abile stratega militare, Mao fu il "Grande Timoniere" della rivoluzione comunista cinese. Una figura colossale che però sarà per sempre legata all'enormità dei suoi crimini e a un periodo di terrore senza precedenti, nel quale persero la vita decine di milioni di persone. Era nato il 26 dicembre 1893 a Shaoshan, provincia dello Hunan, nel cuore contadino dell'immenso impero dei Qin.

Nel 1911 – non ancora 17enne – si unì alla rivolta che portò alla caduta dell'impero. Nel 1923, al terzo congresso del partito, venne eletto nel Comitato centrale. In questa fase cominciò a elaborare molte delle sue tesi politiche, individuando nelle agitazioni contadine la fonte da cui attingere per la rivoluzione. Nel 1928 il congresso del Partito comunista cinese appoggiò la nascita di soviet rurali sul modello russo e lo incaricò di introdurre alcune misure di riforma agraria. Ma il suo profilo di leader incontrastato emerse negli Anni '30, nel corso della guerra civile: nel 1934 si mise alla testa della cosiddetta Lunga Marcia, durante la quale, a un costo in termini di vite umane altissimo, l'esercito comunista riuscì a rompere l'accerchiamento delle truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek.

UNA RIVOLUZIONE FALLIMENTARE. La rivoluzione comunista si affermò definitivamente poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il primo ottobre 1949 a Pechino, nella piazza Tienanmen, Mao proclamò la nascita della Repubblica popolare cinese, da lui presieduta. Da quel momento, anche grazie all'impegno economico e militare di Mosca, la Cina si avviò verso la modernità, schiacciata però da una delle più spietate dittature del Novecento.

Il Grande Timoniere statalizzò l'economia per promuovere uno sviluppo rapido dell'agricoltura e dell'industria e spinse sull'acceleratore delle riforme. Nel 1958 avviò il cosiddetto Grande balzo in avanti, un gigantesco piano economico e sociale pensato per far entrare la Cina tra le principali potenze industriali del mondo. Invece, a causa anche delle gravi carestie che colpirono la nazione a partire dal 1959, circa 30 milioni di cinesi morirono di stenti. Fu un fallimento epocale eppure Mao seppe restare al timone.

Mao Zedong - Rivoluzione culturale cinese
Manifesto anni Settanta per la rivoluzione culturale di Mao Zedong. © Johny Keny / Shutterstock

RIVOLUZIONE CULTURALE: LA CURA CHE UCCIDE. Per governare le conseguenze del disastro economico e sociale e contrastare l'apparato del partito che cercava di ridimensionare il suo potere, il Grande Timoniere lanciò la cosiddetta Rivoluzione culturale. Non furono attaccati soltanto i dirigenti, i funzionari del partito e tutti coloro che avevano manifestato perplessità nei confronti delle politiche del Grande Timoniere. Decine di migliaia di cittadini comuni vennero perseguitati, imprigionati, torturati, uccisi. Fino al 1968 vi fu una drammatica escalation di violenza: gli studenti inquadrati nelle Guardie rosse presero di mira soprattutto gli insegnanti, aggrediti, umiliati e picchiati in pubblico, assassinati o costretti al suicidio.

Mao Zedong - Mausoleo
Il mausoleo di Mao Zedong a Bejing. © Credit paha1205/ Shutterstock

LOTTE POSTUME PER IL POTERE. Mao morì il 9 settembre 1976. Da anni soffriva di una malattia degenerativa e di problemi causati dal fumo. Dopo i solenni funerali in piazza Tienanmen, seguiti da oltre un milione di persone, la salma imbalsamata fu traslata in un grande mausoleo in stile sovietico. La sua scomparsa fece esplodere le contrapposizioni tra le diverse anime del partito, sopite fino ad allora. A prevalere fu l'ala del presidente Deng Xiaoping, che mantenne il principio dell'autorità assoluta del partito, contro ogni democrazia e pluralismo.

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Questo articolo è tratto da Nel segno di Mao, di Riccardo Michelucci, pubblicato su Focus Storia 177 (luglio 2021), ora in edicola.

23 giugno 2021
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