Storia

Il 20 giugno è la Giornata internazionale del rifugiato

Giornata internazionale del rifugiato: in quasi ogni epoca ai perseguitati sono state garantite protezione e immunità.

Il 20 giugno 2001 è stata istituita la Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite cinquant'anni dopo la firma della Convenzione sui profughi da parte dell'Assemblea generale del'Onu. Questo documento definisce chi è un profugo, quali sono i suoi diritti e gli obblighi legali degli Stati. Ma vediamo come se le sono cavata i nostri antenati nella Storia con il tema dei rifugiati. Edipo, Einstein, Ovidio, Dante Alighieri e Brecht... L'elenco di celebrità che hanno conosciuto l'esilio è lungo. E quello dei richiedenti asilo, oggi sotto gli occhi di tutti, ancora di più. Tutti fanno appello a una consuetudine più antica delle leggi scritte: il diritto d'asilo.
 
Che cos'è la zona franca? Il termine viene dal greco àsylon, "inviolabile": come chi, perseguitato in patria, aveva diritto a rifugiarsi sotto la protezione di un potere civile o religioso. «In passato l'asilo non identificava uno status personale, ma un luogo», chiarisce Christopher Hein, docente di Diritto e Politiche di Immigrazione e Asilo alla Luiss di Roma. «Il luogo stesso tutelava chi riusciva a raggiungerlo. Nella storia antica questo luogo era un'area sacra, come un tempio, più tardi un altare o una statua che divenivano zona franca». Come nelle culture tribali: dai dubu, i templi dei Maiva della Nuova Guinea, ai feticci sacri che gli Ashanti del Ghana toccavano per garantirsi l'immunità.
 
Anche nelle antiche civiltà del Mediterraneo è una tradizione ancestrale: «Gli scavi di Tebe hanno portato alla luce il primo trattato tra nazioni nel quale è menzionato un embrione di diritto d'asilo», dice Hein. «In un accordo di pace, il faraone Ramses II e il sovrano ittita Muwatalli II giurano reciprocamente che "quando un rifugiato arrivi a me dal tuo Paese, non verrà rimandato da te". Un passaggio identico alla moderna clausola di non respingimento, che impegna gli Stati a non vietare l'arrivo sul proprio territorio per inoltrare la richiesta d'asilo».

Giornata internazionale del rifugiato - Cassandra
Cassandra si aggrappa alla statua di Atena in cerca di protezione, Aiace Oileo la strappa via. © Solomon Joseph Solomon – Wikimedia

Nell'antichità gli ospiti erano sacri (ma non sempre). Il diritto d'asilo degli antichi era un modo per limitare le vendette di sangue, largamente diffuse tra clan e tribù a scapito anche di lontani parenti del colpevole. «È il caso del popolo ebraico, per il quale Mosè consacrò ben sei "città di rifugio"», spiega Hein. «All'interno delle loro mura si era intoccabili. Come nei templi, a condizione che i sacerdoti della città giudicassero il caso meritevole di tutela».
 
Il diritto all'asilo delle prime civiltà però comprendeva anche quelle che oggi chiameremmo "clausole di esclusione": i delitti di lesa maestà, rapimento e omicidio volontario. Nell'antica Grecia esisteva anche una tutela laica, basata su accordi tra le polis: si nominava un prosseno (una specie di console onorario) per la reciproca protezione dei cittadini, dato che in Grecia lo straniero di per sé non aveva diritti. Dal tempio di Efesto ad Atene al santuario di Apollo a Delfi, il mondo greco abbondava di luoghi dove esuli e perseguitati, ma anche criminali incalliti, potevano ottenere protezione. E, come vuole il mito, chi violava la sacralità di un luogo veniva punito: come Aiace Oileo che strappò Cassandra dalla statua di Atena dove aveva cercato rifugio e venne condannato a morte dalla dea.
 
«In Grecia l'asilo era a tempo indeterminato: il rifugiato poteva rimanere nel tempio anche per sempre, e magari guadagnarsi da vivere lavorandoci», aggiunge Christopher Hein. Se invece si trattava di schiavi fuggitivi, le autorità religiose si regolavano di volta in volta, accordandosi con il proprietario. Un caso fortunato di richiesta d'asilo fu quello di Pitagora. «Scappò in Magna Grecia rifugiandosi a Crotone. Nei pressi della città calabra c'è ancora oggi una località chiamata Isola Capo Rizzuto, ma lì di "isole" non ce ne sono: il nome deriva da àsylon. Era l'antico luogo di permanenza dei richiedenti asilo, dove probabilmente anche lo stesso Pitagora fece anticamera. Con un lieto fine, visto che a Crotone divenne una figura politica di primo piano».
 
Nell'antica Roma gli esuli non erano graditi.  Anche se la leggenda dice che la Città Eterna fu popolata da fuorilegge attirati in un'area del Campidoglio consacrata da Romolo all'asilo, Roma non fu tenera con gli esuli. Nel 22 d.C. l'imperatore Tiberio tolse il privilegio d'asilo a numerose aree sacre. I Romani pur ammettendo il diritto d'asilo in casi specifici, non amavano questo escamotage per sottrarsi alla giustizia. «Era incompatibile con la loro visione della legge e dell'ordine, soprattutto in epoca imperiale», spiega Hein. D'altra parte, chi veniva conquistato prima o poi poteva aspirare a diventare direttamente cittadino romano, come accadde a tanti "barbari", acquisendo i relativi diritti (e il relativo obbligo di pagare le tasse).

Nel Medioevo l'ospitalità era a tempo determinato. Lo studiamo anche a scuola: nel Medioevo pellegrini, ma anche criminali incalliti, potevano ottenere ospitalità nei luoghi sacri. In aperto contrasto con i precetti imperiali, il Concilio di Orléans del 511 concesse infatti il diritto d'asilo in chiese, monasteri e residenze dei vescovi a chiunque fosse riuscito a rifugiarvisi. «Valeva anche per gli schiavi fuggitivi, che non potevano essere riconsegnati al proprietario se questi non giurava sulla Bibbia di non punirli», dice Hein. Il principio divenne una regola dal 1140 in poi, con tanto di scomunica per chi non lo rispettava. «Anche l'islam concesse in parallelo gli stessi privilegi ai suoi luoghi di culto; persino ai non credenti, sebbene spesso per questioni di proselitismo», aggiunge lo storico.
 
L'ospite è come il pesce. Quanto ai pellegrini, quelli in viaggio verso la Mecca dovevano essere obbligatoriamente accolti da clan e famiglie. E lo stesso precetto vigeva per gli "xenodochi" (gli ospizi gratuiti) e i monasteri cristiani, dove chi si stava recando in pellegrinaggio a Roma, Santiago de Compostela o Gerusalemme aveva vitto e alloggio gratis. Ma solo per tre giorni: dopodiché il viaggiatore doveva mettersi a dare una mano, oppure andarsene. Da qui il detto "l'ospite dopo tre giorni puzza".
 
Il diritto d'asilo medioevale non voleva però dire impunità: solo, era l'autorità ecclesiastica e non quella civile a decidere il castigo (inclusa la condanna a remare sulle galere) dei criminali che si erano rifugiati in chiesa. Si andò avanti più o meno così, almeno in Italia, fino al 1764, quando l'illuminista Cesare Beccaria diede il colpo di grazia al diritto d'asilo nelle chiese. Nel suo Dei Delitti e delle Pene scriveva: "Dentro i confini di un Paese non dev'esserci alcun luogo indipendente dalle leggi". Quello sostanziale arrivò soltanto nel 1850, con le Leggi Siccardi che nel Regno di Sardegna lo eliminarono del tutto.

Giornata internazionale del rifugiato - Mayflower
La Mayflower, la nave dei padri pellegrini, salpò dal porto inglese di Playmouth nel 1620. © William Halsall – Wikimedia Commons

Nell'età moderna accoglienza faceva rima con convivenza. Con l'età moderna il diritto d'asilo, in Europa, divenne una concessione laica. «Il caso più eclatante fu quello dell'Editto di Potsdam», racconta Hein. «Nel 1685 Federico Guglielmo di Brandeburgo concesse a oltre 30mila ugonotti francesi in fuga dalla persecuzione religiosa di stabilirsi nei suoi domini, concedendo loro sussidi e sgravi fiscali». Ovviamente c'era dietro un interesse. «Aveva bisogno di immigrati per ripopolare il Brandeburgo, devastato dalla Guerra dei Trent'anni». Questa formula fu consacrata dalla Costituzione francese del 1793, che concedeva protezione a stranieri perseguitati rifiutandola però ai "tiranni". «È il motivo per cui molti nobili francesi, dopo la rivoluzione, cercarono asilo in Gran Bretagna».

Giornata internazionale del rifugiato - Migranti Lampedusa
Migranti sbarcati a Lampedusa. © photofilippo66 - Shutterstock

Nel Novecento solo rifugiati certificati. Nel 1919 nacque la Società delle Nazioni. L'anno dopo l'ufficio di Alto Commissario per i rifugiati venne affidato all'esploratore norvegese Fridtjof Nansen. Fu lui a introdurre il "passaporto Nansen", riconosciuto da 52 Paesi, che gli valse il Nobel per la pace: un documento di viaggio internazionale grazie al quale esuli russi in fuga dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917, minoranze armene e del Medio Oriente rimaste senza una terra dopo la dissoluzione dell'Impero ottomano e tanti orfani di patria ottennero legalmente asilo politico, soprattutto negli Stati Uniti.
 
Presto si aggiunsero ebrei in fuga dalla Shoah, intellettuali e dissidenti contrari al nazismo, tutti in fila ai consolati di Lisbona e Marsiglia per ottenere il visto della speranza verso l'America. E oggi? Dopo la Seconda guerra mondiale, la Convenzione di Ginevra del 1951 fissò uno spartiacque. L'articolo 33 stabilisce il principio-cardine del "non respingimento": mentre la sua richiesta viene esaminata, il rifugiato in cerca d'asilo non può essere rispedito nel Paese da cui fugge. Un concetto giuridico che ci porta direttamente dalla Storia alla cronaca drammatica dei nostri giorni.  

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Questo articolo è tratto da In cerca d'asilo, di Adriano Monti Buzzetti Colella, pubblicato su Focus Storia 121 (novembre 2016), disponibile solo in formato digitale. Leggi anche il numero di Focus Storia ora in edicola.  

19 giugno 2021
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