Il Giorno della Memoria

Viaggio fotografico attraverso la memoria della Shoah, nell'anniversario dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

Con il termine Shoah si indica il genocidio attuato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti del popolo ebraico. Per estensione, indica anche lo sterminio di Rom, omosessuali, disabili e testimoni di Geova, che all'epoca erano considerati categorie indesiderate. Si è calcolato che tra il 1933 e il 1945 le vittime furono intorno ai 15 milioni. La ferocia dei carnefici e il silenzio di chi ha lasciato che tutto ciò accadesse lascia ancora oggi sgomenti.
 
Nella foto, il memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme.

Il clima di tensione e di discriminazione razziale è cresciuto su radici profonde, in Europa. Già nel 1903 il Times definiva tra le sue pagine la parola Pogrom riferendosi ai massacri avvenuti a Chișinău (Moldavia) e a Gomel (Bielorussia). Nell'impero russo della fine dell'Ottocento la questione ebraica era di rilevante importanza e il potere dello zar spesso faceva leva sulla propaganda antiebraica per convogliare "altrove" gli spiriti rivoluzionari. All'epoca, gran parte degli ebrei viveva tra il Mar Baltico e il Mar Nero: tra il 1880 e il 1910 a causa della violenza crescente dei Pogrom circa un milione e mezzo di ebrei scelse l'esilio.

Negli stessi anni - fine '800, inizi del '900 - il mito della cospirazione mondiale ebraica serpeggiava in un'Europa scossa da forti tensioni sociali. Gli ebrei erano diventati il capro espiatorio ideale, soprattutto nel periodo della loro emancipazione. Insieme ad altre opere a tema antiebraico, tra il 1919 e il 1940 circolò in milioni di copie il saggio intitolato I protocolli dei savi anziani di Sion. Si tratta di un documento falso redatto dalla polizia segreta zarista relativo a una oscura cospirazione ebraica volta al dominio del mondo. Già nel 1921 il Times di Londra aveva dimostrato la sua falsità, ma l'opera continuò a trovare terreno fertile in Inghilterra, in Francia, in alcuni ambienti reazionari italiani e in Germania, dove diventò uno strumento nelle mani di Hitler. Nessuno però avrebbe potuto prevedere cosa sarebbe accaduto in pochi anni.

In Germania «l'antisemitismo, sintesi dell'antiebraismo secolare e di idee razziste recenti, non lasciava alle vittime dell'odio alcuna via d'uscita [...] Esaltati da una mistica nazionale che celebrava se stessa, i primi antisemiti del XX secolo [...] cominciarono a combattere gli ebrei come simbolo di un male metafisico profondo» (Riccardo Calimani, in Storia del pregiudizio contro gli ebrei, Oscar Storia).
 
Nella foto: negozi di proprietà di ebrei distrutti durante la notte dei cristalli, a Berlino, tra il 9 e il 10 novembre 1938. Nella stessa notte in Germania, Austria e Cecoslovacchia furono distrutte tutte le sinagoghe, uccise centinaia di persone e circa 300 mila ebrei furono deportati nei campi di concentramento.

Con il Mein Kampf del 1933 Hitler aveva ben illustrato il suo pensiero. Il nazionalsocialismo iniziò poco a poco a dare all'antisemitismo una base pseudoscientifica, sfruttando il potente strumento della propaganda. L'esercizio del potere e l'unione del Volk passeranno d'ora in poi attraverso l'odio e il ribrezzo verso il nemico, cioè l'ebreo.
 
Nella foto: l'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz.

Prima che le camere a gas entrassero in funzione nel 1942, la macchina della propaganda nazista nelle mani di Joseph Goebbels era inarrestabile verso la disumanizzazione completa del nemico. Nel 1940 uscì il famigerato film Suss l'Ebreo del regista Veit Harlan. Il protagonista della vicenda era il consulente finanziario del duca Carlo Alessandro di Württemberg (realmente esistito): Suss Oppenheimer, dipinto come uno sciacallo stupratore capace delle peggiori nefandezze. Il film, che ovviamente si conclude con il processo e l'esecuzione dell'ebreo, ebbe un grande successo ed era uno dei preferiti di Heinrich Himmler.

L'ordine di relegare gli ebrei in "zone speciali" delle città occupate arrivò nel 1939, poco dopo l'invasione della Polonia. Il termine ghetto ha in realtà origini più antiche e non era sinonimo di segregazione: si chiamava così, nel XIV secolo, il ricco quartiere di Venezia in cui si erano stabiliti gli ebrei, intorno alle fonderie della città (in veneziano gheto, "getto"). Tra il 1939 e il 1945 la furia antisemita della Germania nazista ne istituì 400, per lo più nell'Europa dell'Est. Inizialmente vi si usciva per ragioni di lavoro ma le restrizioni aumentarono finché non furono vietate anche le comunicazioni con l'esterno. Non esistono dati ufficiali, ma la maggior parte degli ebrei dei ghetti morirono nei campi di sterminio.
 
Nella foto: i resti del muro del ghetto di Varsavia, il più grande d'Europa (fonte: Focus Storia).

Questo documento è la lettera di Hermann Göring, maresciallo dei Reich e presidente del Consiglio di difesa, con cui nel 1941 diede il via alla "soluzione finale": lo sterminio degli ebrei. La lettera era indirizzata a Reinhard Heydrich, capo delle SS.
 
A Heydrich si chiedeva di studiare le modalità di "emigrazione ed evacuazione" (ovvero deportazione in campi di concentramento) e di predisporre "preparativi organizzativi, pratici e materiali per una soluzione globale della questione ebraica all'interno della sfera d'influenza tedesca in Europa" (fonte: Focus Storia).

In Italia «l'avvento del fascismo in un primo momento non danneggiò in modo specifico le condizioni di vita della comunità ebraica [...] nel 1934 ancora non esisteva in Italia un movimento antisemita organizzato» (Riccardo Calimani, in Storia del pregiudizio contro gli ebrei, Oscar Storia). Non passò molto tempo tuttavia (quattro anni) prima che Mussolini proclamasse le leggi razziali fasciste dal balcone del Municipio di Trieste.

Nella stessa Trieste, nel 1943, la Risiera di San Sabba (nella foto) divenne campo di detenzione sottoposto al controllo del Reich ed ebbe il triste primato di diventare l'unico campo di sterminio sul territorio italiano. Qui i prigionieri erano destinati alla morte o alla deportazione. Oggi ospita un museo.

Le parole sono pietre, diceva Carlo Levi. Ma il modo in cui le usiamo definisce noi stessi ancor più di coloro a cui le indirizziamo. Oggi riviviamo un'epoca di profonde tensioni, in cui discriminazione e violenza sono un rischio tangibile, a volte una realtà. Non dimenticare, al di là della retorica, significa comprendere che l'uomo è capace anche di azioni aberranti. Significa lottare perché non accada più.

Con il termine Shoah si indica il genocidio attuato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti del popolo ebraico. Per estensione, indica anche lo sterminio di Rom, omosessuali, disabili e testimoni di Geova, che all'epoca erano considerati categorie indesiderate. Si è calcolato che tra il 1933 e il 1945 le vittime furono intorno ai 15 milioni. La ferocia dei carnefici e il silenzio di chi ha lasciato che tutto ciò accadesse lascia ancora oggi sgomenti.
 
Nella foto, il memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme.