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15 + 1 cose che (forse) non sai sull'immigrazione italiana negli Stati Uniti

Da Garibaldi ai "guidos", dai braccianti ai politici di rango: la storia dell'immigrazione italiana negli Usa in 16 foto.

Di solito quando parliamo di immigrazione italiana negli Usa, ci riferiamo alla grande immigrazione che ebbe luogo tra il 1880 e il 1921. In realtà un flusso di migranti italiani avevano già scelto di andare negli Stati Uniti tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800: molti erano dissidenti politici, gli sconfitti dei moti del 1848, ai quali l'esilio negli Usa è dato come possibilità alternativa al carcere. L'America allora era allettante come una cayenna...

Personaggi famosi L'emigrante più famoso di questa prima ondata è Giuseppe Garibaldi, che arriva a New York nel 1850. Ad ospitarlo è un altro italiano eccellente: Antonio Meucci. Garibaldi era già una celebrità per le sue imprese militari, ma questo non gli impedisce di cercarsi un lavoro. Per un anno fa l'operaio in una fonderia. In compenso durante l'esperienza americana si farà molti amici che in seguito finanzieranno la spedizione dei mille in Italia.
Tra gli emigranti italiani "di peso" va ricordato anche Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart che quando vede Manhattan per la prima volta, nel 1805, rimane colpito dalla sua… desolazione (l'epoca dei grattacieli è ancora lontana).

Nel West Negli anni della corsa all'oro e dell'epopea del West gli italiani non mancano. Lo scrittore che per primo mette su carta le gesta dei cowboy, nel libro "A Texas cowboy" è un italiano: si chiama Charles Angelo Siringo e di professione fa il cacciatore di taglie.
Parlano italiano anche i primi vigneti della California, che poi diventeranno rinomati in tutto il mondo, come quello fondato nel 1882 da Raphaelo Petri a San Francisco.

In fuga dalla povertà (e dai Savoia) L'Italia comincia a registrare gli emigranti solo nel 1876, quando si calcola che negli Usa ci siano già 44 mila italiani circa. Nel 2010 diventeranno 17 milioni e 250 mila (tanti gli americani che hanno dichiarato di avere origini e parenti italiani).
Gli italiani che partono per l'America, provengono soprattutto dalle regioni del sud, impoverite dall'unità d'Italia. Le politiche repressive dell'esercito dei Savoia coi massacri di "briganti" (che spesso briganti non sono) e la mancanza di una riforma agraria spingono centinaia di migliaia di contadini a lasciare la propria terra. Perché proprio in America? Dagli Usa, reduci dalla guerra di secessione, c'è richiesta di manodopera per sostituire gli schiavi ormai liberi. E poi c'è anche una ragione pratica ed economica: il viaggio in nave verso le Americhe, che dura circa 12 giorni, costa meno del biglietto del treno per il nord dell'Europa.

Vittime del razzismo Il fatto che gli italiani si trovino a rimpiazzare gli afro-americani e lavorare a stretto contatto con loro, li rende socialmente indesiderabili agli occhi dei bianchi. Gli atti di razzismo non si contano: e se sospettati di un crimine gli italiani, come i neri, vengono linciati pubblicamente e senza processo.

L'arrivo a New York L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana.

Andata e ritorno Gli italiani arrivano negli Usa a botte di 1.000 al giorno (nel solo 1906 si calcola ne sbarchino 358 mila). In maggioranza sono uomini e non tutti vogliono restare, ma mettere da parte qualche soldo per tornare a casa e comprare un pezzo di terra (cosa che farà quasi la metà di loro).
La prima grande comunità italiana a New York si forma ad Harlem, dove gli "italians" vanno a vivere in edifici fatiscenti di 5/6 piani, coi servizi in comune, in strade che rispettano la regione di provenienza. I siciliani coi siciliani, i calabresi coi calabresi e così via.

Le immigrate Anche le donne lavorano, spesso come operaie della manifattura. Le condizioni non sono delle migliori, come rivelerà tristemente la tragedia della Triangle, una fabbrica tessile di New York dove il 25 marzo 1911 scoppia un incendio: gli operai e le operaie, soprattutto italiani, sono stati chiusi a chiave per evitare che si assentino e non possono fuggire. Muoiono 123 donne e 23 uomini.

Sovversivi Le pessime condizioni di vita e di lavoro degli emigranti e l'arrivo negli Stati Uniti di anarchici e sovversivi in esilio, porta all'aumento dei disordini sociali.
Il 16 settembre 1920 scoppia una bomba a Wall Street, che produce una spaventosa esplosione, 39 morti e 200 feriti. È il più sanguinoso attentato mai avvenuto a New York, prima dell'11 settembre 2001. Si pensa che a commetterlo sia stato l'italiano Mario Buda, che intanto è fuggito. Lui, considerato l'inventore dell'autobomba, negherà ogni addebito fino alla morte, nel 1963.

Sindacalisti Gli emigranti italiani sono quelli che maggiormente avvertono l'esigenza di un sindacato: tra i leader della protesta operaia si fa strada il giornalista e drammaturgo Carlo Tresca, anarchico, arrivato negli Usa nel 1904 per sfuggire a una condanna politica. Tresca si oppone con tenacia al fascismo, al comunismo e anche alla mafia, ma per le sue idee socialiste non piace alla polizia americana. E ha un nemico giurato: il potente uomo d'affari italo-americano Generoso Pope, filofascista e in contatto col boss Frank Costello.
Tresca viene ucciso nel 1943 mentre cammina sulla Fifth Avenue da un sicario che avrebbe agito su ordine del padrino Vito Genovese. Ai suoi funerali partecipano circa 5000 persone.

Leggende nere e innocenti veri Oltre ai "sovversivi", a contribuire alla pessima fama degli italiani negli anni di inizio novecento è anche la Mano Nera, la mafia degli italo-americani.
È in questo clima di ostilità e pregiudizio verso gli italiani che vengono arrestati gli anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, accusati di rapina e omicidio. I due vengono condannati a morte nel 1927, nonostante l'assenza di prove e la confessione di un detenuto portoricano li scagioni. A poco servono il sostegno di intellettuali come Albert Einstein, Dorothy Parker e George Bernard Shaw e l'intervento ufficiale del governo di Benito Mussolini: nulla può salvarli.
La riabilitazione avverrà solo 50 anni più tardi, nel 1977, per opera del Governatore del Massachusetts, Michael Dukakis.

Luci e ombre dell'l'integrazioneCome fare a integrare gli italiani nella società newyorkese? Un gruppo di missionarie con a capo la suora protestante Anna Ruddy si offre di portare l'America nei quartieri dove gli italiani vivono segregati: nasce la Harlem House, un centro sociale, dove le missionarie forniscono assistenza sanitaria a bambini e adulti e impartiscono loro lezioni di inglese e di educazione civica.
Inizia così la fase di "assimilazione" degli italiani. I primi tempi non sono facili. Ai bambini viene vietato parlare l'italiano a scuola. Anche le usanze italiane vengono bandite: le assistenti sociali arrivano a consigliare alle donne di smettere di usare l'olio di oliva a favore del burro. Un brutto colpo per la cucina italiana. Che si prenderà la sua rivincita più volte. L'ultima nel 2013 quando l'emporio Eataly risulterà il terzo luogo più visitato di New York, in base agli scontrini emessi, dopo l'Empire State Building e il Metropolitan Museum.

I politici italo-americani Nel 1916 il Congresso degli Stati Uniti elegge il primo deputato italo-americano: è Fiorello La Guardia, figlio di un musicista di Cerignola. Nel 1933 diventa sindaco di New York, guadagnandosi la fama di amministratore onesto e competente: lavora nel solco del New Deal del Presidente Roosevelt (nella foto seduto con la Guardia) per mettere fine alla grande Depressione, costruendo scuole, parchi e case popolari. Combatte la mafia ed è tra i primi uomini politici americani a schierarsi contro fascismo e nazismo.
Morirà nel 1947, in tempo per vedersi dedicato il secondo aeroporto di New York di cui, secondo un sondaggio, è stato il sindaco più amato di sempre.

Politici, mafiosi e poliziotti Se è vero che nella New York italo-americana si sono fatti strada molti mafiosi, è anche vero che dalla stessa comunità nascono anche figure di spicco come Vito Marcantonio, deputato molto attivo nella lotta per i diritti civili e per i diritti dei lavoratori, dei poveri e di tutti gli esclusi; Rudolph Giuliani, prima procuratore federale e poi sindaco della città, molto attivo nella lotta alla criminalità; il poliziotto Frank Serpico, figlio di emigranti di Marigliano (Napoli) che diventerà famoso negli anni 70 per la denuncia dei casi di corruzione della polizia newyorkese; e Mario Cuomo (nella foto a destra con Rudolph Giuliani), il governatore "liberal" dello stato di New York, scomparso il 1 gennaio 2015, molto attivo contro la pena di morte.

Da wop a Guido Gli italiani in America vengono apostrofati in molti modi: durante la grande immigrazione il nomignolo più in voga è "wop", acronimo di "without official papers" (senza documenti ufficiali), che ad alcuni ricorda la parola "guappo". Nel 1978 la popolare trasmissione Saturday Night Live rende celebre lo sketch di padre Guido Sarducci (interpretato dal comico Don Novello, in foto), un prete che fuma, indossa occhiali scuri e parla di gossip: e diventa di moda il soprannome Guido (ma secondo alcuni era già diffuso).
Nel 2009 verrà rilanciato dal reality show Jersey Shore, che mette in scena la vita di 8 giovani italo-americani, i guidos e le guidettes. Non senza polemiche da parte della comunità italo-americana, che non si riconosce nel loro stile di vita urlato e trash.

Da poverissimi a benestanti Ma, nomignoli a parte, gli italo-americani nel corso del tempo hanno avuto modo di rifarsi: secondo il censimento del 2000, in media guadagnano 61.300 dollari all'anno, 11 mila in più della media nazionale (50 mila dollari) e hanno un' istruzione superiore alla media, che gli consente di ottenere lavori migliori. Il 29% ha un diploma, il 7% la laurea e il 2% insegna nelle università o svolge professioni di prestigio.
Vantano origini italiane rockstar, attori, registi e scrittori famosi. E nel 2013 New York elegge il suo quarto sindaco italo-americano: Bill De Blasio, i cui nonni materni erano arrivati in America a fine '800 rispettivamente da Benevento e Matera.

Di solito quando parliamo di immigrazione italiana negli Usa, ci riferiamo alla grande immigrazione che ebbe luogo tra il 1880 e il 1921. In realtà un flusso di migranti italiani avevano già scelto di andare negli Stati Uniti tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800: molti erano dissidenti politici, gli sconfitti dei moti del 1848, ai quali l'esilio negli Usa è dato come possibilità alternativa al carcere. L'America allora era allettante come una cayenna...