14 luglio, la presa della Bastiglia

La Rivoluzione francese si compie con la battaglia della Bastiglia, nel 1789: è uno dei "punti di svolta" della Storia, quando tutto cambia, anche le parole e il nostro vocabolario.

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|Anney_Lier / Shutterstock

Il 14 luglio 1789 il carcere della Bastiglia è preso d'assalto da una folla inferocita: un evento (diventato simbolico) che dà inizio a un processo di emancipazione che, il 26 agosto dello stesso anno sfocia nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Un documento che sancisce per iscritto libertà fondamentali (di pensiero, parola e stampa) e principi come l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, che passarono poi anche nelle costituzioni successive, inclusa la nostra.

 

14 luglio, presa della Bastiglia: si compie la Rivoluzione francese
La Libertà che guida il popolo (Eugène Delacroix, 1830; olio su tela). | WikiMedia

 

14 luglio, presa della Bastiglia: si compie la Rivoluzione francese
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. | WikiMedia

Quello che abbiamo mutuato da questo scritto rivoluzionario, però, non sono solo diritti e libertà, ma anche un linguaggio che usiamo ormai abitualmente, e non soltanto in ambito politico.

 

Chiamiamo giacobino (o sanculotto) una persona con idee estremiste o radicalmente rivoluzionarie. Consideriamo club, oppure direttorio, un circolo di potenti o politici, dove tutto viene deciso soltanto da poche persone, senza tenere conto dei pareri altrui. E, ancora, ci riteniamo tutti cittadini, non più sudditi. Insomma, gli eventi del 1789 sono stati così potenti da rivoluzionare anche il linguaggio comune e arrivare fino a noi.

 

Ancien régime. L'antico regime era l'espressione con cui si indicava la società francese prima della Rivoluzione. Era un sistema basato sul potere assoluto del sovrano e sui privilegi riservati unicamente alla nobiltà e alla Chiesa. L'antico regime era modellato sul feudalesimo tipico del Medioevo e prevedeva che la società fosse organizzata in maniera gerarchica, non basata sull'uguaglianza tra individui.

 

Cittadino. Durante la Rivoluzione francese divenne regola per tutti i francesi definirsi e chiamarsi tra loro cittadini. Fu un fatto veramente rivoluzionario, perché il termine metteva per la prima volta tutti i francesi sullo stesso piano, facendo piazza pulita di titoli nobiliari e cariche onorifiche. Cittadino, inoltre, sostituiva suddito, termine che indicava la sottomissione di ogni francese al potere assoluto del sovrano.

 

Club. Erano le organizzazioni politiche tipiche della Rivoluzione francese, precursori dei moderni partiti politici. I nomi dei club (giacobini, cordiglieri...) derivavano dai luoghi in cui si riunivano, solitamente conventi parigini requisiti dai rivoluzionari.

 

Destra e sinistra. Nelle riunioni del Parlamento francese (Stati generali) i nobili e il clero si disponevano alla destra del re: la posizione considerata più prestigiosa. Il Terzo Stato stava a sinistra. In seguito, nelle assemblee rivoluzionarie, a destra continuarono a posizionarsi gli schieramenti più conservatori e moderati, mentre a sinistra stavano i radicali e i progressisti. Questa divisione tra destra e sinistra è diventata poi abituale nei parlamenti moderni.

 

Direttorio. Era l'organo di governo posto al vertice dello Stato francese durante l'ultima fase dell'epoca rivoluzionaria, composto da cinque rappresentanti dei vari schieramenti politici da cui dipendevano i ministri. La forma del Direttorio è ancora oggi utilizzata nel governo centrale della Svizzera e nel governo dei Cantoni elvetici.

 

14 luglio, presa della Bastiglia: si compie la Rivoluzione francese
Presa della Bastiglia (Jean-Pierre Houël, 1789). | WikiMedia

 

Essere Supremo. I rivoluzionari cercarono di s-cristianizzare la Francia e di imporre l'ateismo, guidati dalla dea ragione. Davanti alle reazioni popolari, Robespierre negò l'ateismo in favore del culto deista, laico e razionalista, dell'Essere Supremo, creatore e regolatore delle Leggi dell'Universo, entità indispensabile per spiegarne l'armonia e l'ordine. Nacque così una sorta di religione naturale e razionale, frutto della ragione umana e non della rivelazione divina, né basata su testi sacri.

 

Ghigliottina. Le esecuzioni, durante il periodo rivoluzionario, erano effettuate con questo strumento, già esistente, ma perfezionato dal medico Joseph-Ignace Guillotin. L'obiettivo della ghigliottina era rendere la morte più rapida e meno dolorosa rispetto alla tradizionale impiccagione. La ghigliottina è stata usata in Francia per l'ultima volta nel 1977.

 

Giacobini. Club che prese il nome dal convento dei frati domenicani (in francese popolarmente detti jacobins) dove aveva la sede. I giacobini furono tra i più intransigenti sostenitori della trasformazione della Francia in una repubblica democratica. Il giacobinismo, dopo la fine degli anni rivoluzionari, confluì nel pensiero socialista e marxista, e col tempo il termine giacobino è diventato sinonimo di posizioni democratiche radicali, laiche e repubblicane, ma anche di persona intransigente ed estremista.

 

Girondini. I deputati radicali eletti nel dipartimento della Gironda. Auspicavano uno sviluppo sempre più democratico della Rivoluzione.

 

Lealista. Negli anni della Rivoluzione erano soprattutto nobili e membri del clero che avevano un atteggiamento di fedeltà nei confronti della monarchia e del sistema sociale precedente alla Rivoluzione. Ma lealisti erano i refrattari, coloro che si opponevano al nuovo corso della Rivoluzione.

 

14 luglio, presa della Bastiglia: si compie la Rivoluzione francese
Cappello frigio. | Tata Donets / Shutterstock

Marianna. La Marianne oggi impersona la Repubblica francese e rappresenta i valori della Grande Rivoluzione: liberté, égalité, fraternité. Raffigurata come una giovane donna con il cappello frigio (il copricapo rosso a forma di cono con la punta ripiegata in avanti, anch'esso simbolo rivoluzionario), la Marianne (nome diffuso tra le donne dei ceti popolari) divenne la personificazione delle popolane che si ribellavano al potere.

 

Marsigliese. Nasce come canzone di guerra, composta nel 1791 dal capitano Rouget de Lisle, dell'Armata del Reno. Il titolo, La Marseillaise, deriva dal fatto che l'inno venne cantato dai volontari di Marsiglia accorsi a Parigi per la festa della Rivoluzione del luglio 1792. È diventato inno nazionale nel 1793 (o 1795, secondo altre fonti): fu poi soppiresso da Napoleone, tornò a essere inno nel 1831, fu nuovamente soppresso e, infine, fu di nuovo, definitivamente inno nazionale nel 1876. Fino all'invasione tedesca della Seconda guerra mondiale... Della musica della Marsigliese c'è anche chi ne attribuisce la paternità all'italiano Giovanni Battista Viotti, che l'avrebbe composta nel 1871, ma qui la storia si fa confusa e questa versione potrebbe essere un falso storico.

Popolo. Nella Francia della Rivoluzione con la parola popolo veniva indicata la stragrande maggioranza della popolazione, riunita nella classe sociale chiamata Terzo Stato. Il popolo, però, non era costituito solo dai ceti più poveri della società (manovali, contadini, nullatenenti), ma al Terzo Stato appartenevano anche ricchi borghesi, proprietari terrieri, banchieri e finanzieri. Insomma, tutte le persone che non godevano dei privilegi riservati ai primi due Stati: la nobiltà e il clero. Furono appunto i ricchi "popolani" del Terzo Stato a fare scoccare la scintilla della Rivoluzione.

 

14 luglio, presa della Bastiglia: si compie la Rivoluzione francese
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Sanculotti. Erano i popolani parigini: salariati, manovali, garzoni di bottega che vivevano in condizioni ai limiti della sopravvivenza. Furono chiamati così perché indossavano pantaloni lunghi al posto di quelli al ginocchio (le culottes, da cui appunto il nome sans-culottes) tipici degli aristocratici e dei ricchi borghesi. Dopo l'inizio dei disordini, i sanculotti furono protagonisti delle sommosse più violente, per reclamare cibo e diritti.

 

Terrore. Venne chiamato così il periodo che va dall'agosto 1793 al luglio 1794, quando il Comitato di salute pubblica, controllato dai capi giacobini Robespierre, Saint-Just e Carnot, ebbe un potere pressoché assoluto e represse con ogni mezzo (e soprattutto con la ghigliottina) ogni tentativo di opporsi alla trasformazione della Francia in una Repubblica democratica. Il termine è da allora usato per indicare ogni epoca caratterizzata da un clima di repressione violenta di ogni opposizionecome nel casi del Terrore staliniano (1934-1939).

 

Tricolore. La Rivoluzione francese fu un tripudio di tricolori bianchi, rossi e blu (si vedono dappertutto nei dipinti e nelle stampe giunti fino a noi): erano i nuovi vessilli, che si opponevano al tradizionale emblema della monarchia, i gigli in campo bianco. Tre erano i colori perché tre erano gli obiettivi della Rivoluzione: libertà, uguaglianza e fratellanza.

 

Elab. da un articolo di Roberto Roveda su Focus Storia 153 (luglio 2019)

13 Luglio 2019 | Focus.it