10 cose che (forse) non sapevi su Tutankhamon

E sulla sua tomba: la fortunata scoperta, la presunta maledizione, i saccheggi e i problemi di "colla", le mummie bambine, gli acciacchi reali e le domande ancora irrisolte.

Brutto, con i dentoni e zoppo. Nonostante l'aspetto regale scolpito sulla maschera funeraria, Tutankhmon doveva essere piuttosto fragile di salute. Le analisi della mummia hanno evidenziato una malattia ossea - l'equinismo - al piede sinistro, una condizione che doveva rendere difficile camminare: nella tomba sono stati ritrovati, infatti, 130 bastoni da passeggio, usati. Al momento del decesso, il faraone ragazzini soffriva di malaria, ed era forse ulteriormente indebolito da uno squilibrio ormonale ereditato, si ipotizza, dal legame incestuoso tra i genitori (il padre e la madre erano tra loro fratelli). Le radiografie del feretro non hanno invece confermato l'ipotesi, più volte avanzata, della morte per una caduta dalla biga o per un regicidio. Guarda il vero volto di Tutankhmon

Un macigno sul collo. Tutankhamon, XI faraone della XVIII dinastia, ebbe un regno breve, dal 1333 al 1323 a. C., e povero di eventi. La sua fama è dunque legata alla sua tomba, più che alla sua esistenza.
Prendete per esempio la maschera che ricopriva il volto e il petto di Tutankhamon: è in oro massiccio, lapislazzuli e pietre vitree e pesava ben 11 kg.
Qualche settimana fa è iniziato il suo restauro: all'inizio del 2015, infatti, la barba appuntita del rivestimento è stata staccata, e poi frettolosamente incollata con una resina inadatta, forse nel corso di maldestre pulizie. La colla ha però lasciato un antiestetico segno sul prezioso reperto, che ha quindi dovuto subire un intervento "riparatore".

Una seconda chance. La carriera di Howard Carter, l'archeologo ed egittologo britannico a cui si deve la scoperta della tomba di Tutankhmon, iniziò presto ma non esattamente in maniera brillante. Nel 1899, all'età di 25 anni, fu nominato ispettore capo del Consiglio supremo delle antichità dal ministero della Cultura egiziano. Ma una lite scoppiata tra una comitiva di turisti francesi e alcune guardie egiziane lo costrinse a dimettersi. Una circostanza che gli avrebbe stroncato la carriera se, pochi anni dopo, non avesse conosciuto George Herbert, quinto conte di Carnarvon, da cui ottenne le risorse economiche per finanziare le ricerche archeologiche nella Valle dei Re.

"Vedi qualcosa?" Dopo cinque anni di scavi meticolosi ma anche infruttuosi nella Valle dei Re, alla ricerca delle tombe di Amenothep IV/Akhenaton e del suo successore Tutankhamon, nel 1922 Lord Carnarvon era quasi sul punto di abbandonare l'impresa. Ma Carter riuscì a convincerlo a finanziare ancora una stagione di lavori e il 4 novembre, il secondo giorno dall'avvio degli scavi, trovò i gradini che portavano alla tomba di Tutankhamon. Ventidue giorni dopo, Carter riuscì ad aprire una breccia nella via di accesso alla tomba ed ad ammirare uno scorcio del grandioso patrimonio funebre del faraone. «Riuscite a vedere qualcosa?» chiese il finanziatore, impaziente. «Sì, cose meravigliose» fu la celebre risposta di Carter.

Tre strati. La camera funeraria della tomba KV62, dove riposa Tutankhamon, fu aperta nel febbraio 1923, ma alla mummia vera e propria si arrivò solo nel 1925. Il faraone infatti, era custodito in tre diversi sarcofagi incastrati l'uno nell'altro, rinchiusi a loro volta in un quarto sarcofago quadrangolare in quarzo giallo finissimo, decorato con le figure delle dee protettrici Iside, Nefti, Neith e Selkis. Nella foto, un'effigie di Iside custodisce un sarcofago in legno e oro per i vasi canopi, contenenti le viscere del faraone.

Maledetto? La fama della tomba di Tutankhamon è anche legata alle voci sulla misteriosa "maledizione" che colpiva chiunque venisse in contatto con essa. La sinistra nomea iniziò a circolare nel 1923, alla morte del conte di Carnarvon, finanziatore della spedizione di Carter, a causa della puntura di un insetto poi infettatasi, e di una polmonite. In realtà, Carnarvon era già minato nella salute all'epoca della spedizione, e quando si giunse alla mummia, era già morto da un anno. Per di più Howard Carter, il vero scopritore e diretto "interessato" della maledizione, visse a lungo oltre la scoperta: morì 17 anni dopo, all'età di 65 anni. Anche gli altri membri della spedizione vissero a lungo, e morirono in media a 73 anni anni di età.

Furti. La tomba di Tutankhamon fu saccheggiata due volte. Il primo furto, secondo Carter, dovette avvenire dopo la sepoltura, per opera di qualcuno che aveva lavorato al sepolcro e conosceva bene il suo contenuto. Un secondo saccheggio avvenne 15 anni dopo la morte. Tuttavia, entrambi i furti riguardarono soltanto le stanze più esterne: le due più interne (a destra, quella del sarcofago e del tesoro) rimasero inviolate e trovate ancora con i sigilli originali. Tutankhamon rimase protetto e nascosto dalla tomba di Ramsete VI (1151-1143 a. C.). Quando Ramsete morì, infatti, la Valle dei Re era già piena di sepolture e la mummia dovette essere collocata alcuni metri sopra la tomba di Tutankhamon, alla mercé dei ladri. Quando Carter, 3.000 anni dopo, arrivò alla tomba, trovò la mummia intatta e un tesoro di 5.398 oggetti.

La tomba non era per lui. I faraoni iniziavano ad ammassare tesori da portare nella propria tomba al momento dell'ascesa al trono, ma la morte di Tutankhamon nel 1323 a.C., a soli 18 anni, dovette avvenire in maniera improvvisa: secondo alcuni archeologi, queste circostanze spinsero la famiglia a disporre la sua sepoltura nella tomba di Nefertiti, morta sette anni prima, e a sigillare le comunicazioni tra i due sepolcri con porte nascoste. Quando un re moriva inaspettatamente, c'erano 70 giorni per riempire il suo sepolcro: il tempo necessario ai processi di imbalsamazione. Nella foto, una ricostruzione dell'anticamera della tomba di Tutankhamon, che al momento della scoperta venne trovata piena di oggetti appartenenti al faraone, tra cui cocchi cerimoniali, mobili, modelli di imbarcazioni rituali e letti per l'anima del faraone, accatastati alla rinfusa dopo i furti dei ladri di tombe.

Incollato. Quando Carter iniziò a lavorare ai sarcofagi nel 1925, si accorse che il terzo sarcofago in oro massiccio risultava incollato alla base di quello intermedio da uno spesso strato di resina collosa, simile a pece: ciò che restava degli unguenti usati durante la cerimonia funebre. Per liberarlo fu necessario ricorrere a solventi, al calore di lampade e torce e persino a colpi di martello.

In compagnia. Nel suo viaggio per l'Aldilà, Tutankhamon non fu lasciato solo: nella sua tomba furono trovati anche due feti mummificati, entrambi con gravi malformazioni e mai venuti alla luce. Forse, si trattava delle figlie del faraone e della moglie Ankhesenamon, rimasta prematuramente vedova. Le recenti analisi all'infrarosso del sepolcro del re sembrerebbero indicare, inoltre, la presenza di una, o forse due camere nascoste, intonacate e dipinte. In una di queste potrebbero trovarsi i resti di Nefertiti, matrigna di Tutankhamon.

Brutto, con i dentoni e zoppo. Nonostante l'aspetto regale scolpito sulla maschera funeraria, Tutankhmon doveva essere piuttosto fragile di salute. Le analisi della mummia hanno evidenziato una malattia ossea - l'equinismo - al piede sinistro, una condizione che doveva rendere difficile camminare: nella tomba sono stati ritrovati, infatti, 130 bastoni da passeggio, usati. Al momento del decesso, il faraone ragazzini soffriva di malaria, ed era forse ulteriormente indebolito da uno squilibrio ormonale ereditato, si ipotizza, dal legame incestuoso tra i genitori (il padre e la madre erano tra loro fratelli). Le radiografie del feretro non hanno invece confermato l'ipotesi, più volte avanzata, della morte per una caduta dalla biga o per un regicidio. Guarda il vero volto di Tutankhmon